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venerdì, 11 dicembre 2009

Seddok, l'erede di Satana

Seddok, l'erede di Satana

Per i più giovani Albseddok01erto Lupo rappresenta un’assonanza, tra l’altro coerente, con il noto fumetto. Per i più attempati e/o appassionati di storia dello spettacolo Alberto Lupo è stato un grandissimo attore teatrale, televisivo, radiofonico e in maniera minore cinematografico. E’ probabile però che “non tutti sanno che...” Alberto Lupo è stato il protagonista anche di questo “Seddok, L’erede Di Satana” horror del 1960 per la regia di Anton Giulio Majano, la produzione di Mario Bava e la sceneggiatura di Alberto Bevilacqua.
Trattasi di un horror molto tipico dell’epoca che utilizza diversi canoni più che noti citando parecchio i grandi classici del cinema del genere.

Il solito medico/scienziato pazzo, l’amore e la bella dal salvare, efferati omicidi notturni, e in questo caso la citazione di un fatto storico: le bombe atomiche gettate sul Giappone.
Gli ambienti sono sempre oscuri, lo scenario a volte nebbioso e la regia si diverte a giocare con il chiaro e scuro rendendo più lugubre la vicenda.

vlcsnap-281024Il risultato è un più che decente horror, per i tempi in cui è stato realizzato, con una buona regia, dialoghi forse un po’ lunghi ma effetti speciali più che credibili.
La bravura di Lupo fa il resto. L’attore è sempre un gran signore anche quando deve interpretare il “cattivo” di turno. E’ il Dr. Levin che per salvare l’amata Jeanette, una cantante orrendamente deturpata a seguito incidente stradale, inizia una lunga scia di omicidi.
La donna sottoposta all’innovativa cura di Levin, “Derma 28” per la ricostruzione dei tessuti epidermici, dopo i primi buoni risultati sembra essere refrattaria alla stessa. Levin così inizia a vagare per la città uccidendo, trasformato in mostro per non avere remore, giovani donne alle quali ruba la linfa necessaria a continuare la cura. Il Levin-mostro, qui si spiega il titolo, viene scambiato da marinai giapponesi per un vampiro, visto che sulle vittime lascia due piccoli segni. Seddok, appunto.

vlcsnap-35791Erede di Satana? Si forse si, anche se per il mercato americano è diventato “Atom Age Vampire” unicamente per ragioni commerciali, di fatto di vampiri non c’è traccia alcuna.
Con somma tristezza dobbiamo dire che la versione americana, cioè “Atom Age Vampire” è quella più facile da trovare, scaricabile dall’internet archive o in streaming qui sotto. Tristezza si, perchè ci toglie la bellezza della recitazione originale di Alberto Lupo, sfortunato interprete che ci ha lasciato a solo sessanta anni.






Scheda Tecnica

Titolo Originale: Seddok, L'Erede di Satana
Titoli Alternativi: Atom Age Vampire (USA), Le Monstre Au Masque (Francia),
Seddok - Der Wüger mit den Teufelskrallen (Germania)
Nazione: Italia
Anno: 1960
Regia: Anton Giulio Majano
Durata: 105'
Cast: Alberto Lupo, Sergio Fantoni, Susanne Loret, Franca Parisi, Andrea Scotti
Casa di produzione: Leone Film

postato da: bmoviesheroes alle ore 13:10 | link | commenti
categorie: horror
sabato, 05 dicembre 2009

Suor Omicidi

Suor Omicidi

cento





Ammetterete che avere come personaggio principale una suora psicopatica ed
suoromicieroinomane è buon inizio. Se poi ci aggiungiamo un cast da star, vedi  Anita Ekberg, qui quasi a cinquant’anni sempre affascinante, Alida Valli e il sex-symbol made in Wahrol Joe Dallessandro, significa proprio che siamo su un’ottima strada.
Giulio Berruti di certo non un nome di grido, qui al suo ultimo film e Alessandro Tarallo (co-sceneggiatore) riescono nell’impresa di creare un film affatto scontato, un nunsploitation in salsa thriller che tiene alta l’attenzione.
Va detto a onor del vero che l’idea di fondo non è originale, ma s’ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto in Belgio.
Originale invece la struttura che fugge dai canoni classici del genere. Dall’ambientazione moderna, dovuta al fatto a cui si ispira, per arrivare alla totale assenza di scene di torture o di violenze carnali.

“Suor Omicidi” con questi connotati si staglia come uno dei migliori, se non il migliore, nunsploitation definito da qualcuno, un po’ comicamente, “nunsploitation d’autore”.
Farà un po’ ridere come espressione ma riassume bene il tutto e soprattutto la storia di Suor Gertrude (Ekberg). Capa infermiera di una struttura medica mista tra residenza d’anziani e centro di riabilitazione, guarita
vlcsnap-196111da un tumore al cervello è una suora severa, inflessibile con i pazienti ma anche un’eroinomane, visionaria, che a volte non disdegna di abbandonare la tonaca per entrare nel mondo moderno e divertirsi anche carnalmente.
Nell’ospedale però si verificano strani e violentissimi omicidi. Tutto fa pensare che la colpevole sia la nostra Gertrude che intanto ha anche una relazione con la giovane compagna di stanza Mathieu interpretata da Paola Morra che apparirà anche in “Immagini di un convento” e purtroppo in altri pochissimi film.
Nonostante il primario e la Madre Superiora siano restii a credere  che Gevlcsnap-153596rtrude  sia colpevole si arriva al punto in cui gli eventi sembrano inchiodare la suora. E’ veramente così? Oppure Gertrude è una vittima?
L’unico modo per saperlo è vedere questo magnifico film.
Tra cast stellare e regista semi-sconosciuto, le curiosità di certo non mancano. Molte di esse sono reperibili in questa bella intervista al regista per il Ravenna Nightmare Film Festival.
Ne riassumiamo alcune.  Secondo e ultimo cortometraggio per Berruti, uscito dal mondo del cinema proprio a causa di questo film, che venne ritirato dopo una sola settimana (e quarto incasso settimanale) a causa di una dicitura inserita nella locadina.
vlcsnap-288307Il produttore infatti a insaputa di Berruti aggiunse la frase “Dagli archivi segreti del vaticano”. Gioco forza, il Vaticano denunciò il distributore che fallì e chiuse, lasciando il film in balia di se stesso. Berruti stufo dell’ambiente lasciò il cinema per dedicarsi a cortometraggi e documentari.
Girato a Bruxelles il film ha una stranezza simp
atica. Su un’auto, che funge da ambulanza è riportata la dicitura RTB cioè la sigla della televisione di stato belga.
La diffidenza delle star a lavorare con Berruti è una cosa facilmente pensabile, ma superato questo problema tutti quanti hanno dato vita a un film decisamente interessante.


Scheda Tecnica
Titolo Originale: Suor Omicidi
Titoli Alternativi: A Freira Assassina (Brasile), Geständnis einer Nonne (Germania),     Hoitomuotona murha, Tappajanunna (Finlandia), Killer Nun (Internazionale), The Killer Nun (Uk), La monja homicida (Spagna)
Anno: 1978
Regia: Giulio Berruti
Nazione: Italia
Cast: Anita Ekberg, Paola Morra, Joe Dallessandro, Alida Valli, Massimo Serato, Daniele Dublino, Lou Castel
Casa di Produzione: Cinesud

La Location di una scena del film (quella in foto)
postato da: bmoviesheroes alle ore 10:49 | link | commenti (2)
categorie: nunsploitation
mercoledì, 02 dicembre 2009

Monografie: Dwain Esper

The King of B's


Dwain Esper

Seconda Puntata




cento





Dopo "Reefer t55761mx3wxMadness" Esper non si ferma di certo. Anche perchè “Reefer Madness” è si un “cult” ma ha assunto tale stato negli anni e non di certo all’epoca, che vede il nostro  girovagare e scappare, a volte, dalla polizia.
Dopo “How To Take A Bath” e “How To Undress In Front Of Your Husband”, Esper crea di suo pugno un altro “cult” cioè il moralistico “Sex Madness” (qui la nostra recensione) del 1938 che si svolge sulla falsa riga di “Reefer Madness”.

La carriera di Esper regista ha ancora due altri colpi, che arrivano dopo la Seconda Guerra Mondiale. “Curse Of The Ubangi” del 1946 e soprattutto “Will It Happen Again?” del 1948 unico, reale, tentativo di Esper di insegnare qualcosa documentando il periodo del nazismo.

Ma non è tutto. Tanti lavori, tante pellicole acquisite e ridistribuite o prodotte come lo scandinavo "Sången om den eldröda blomman" (in italiano era “La Musica Del Fiore Scarlatto” e con Esper diventò “Man’s way with Women”), l’esotico “Angkor” del 1935 un lontano antenato dei Mondo Movie o ancora “Hell-A-Vision” ri-editing dell’italiano “L’inferno di Dante” nel quale il regista inserì anche una scena di nudo e ancora “The March Of Crime”.

Ma il titolo più eclatante resta “Freaks”. Proprio quel “Freaks”. Quel capolavoro tristemente famoso che rovinò la vita del leggendario regista Tod Browing. Venne acquistato da Esper che forte dei diritti cominc
iò a mostrarlo nelle sue peregrinazioni.
La vita dopo il termine della sua carriera artistica, resta un mistero. Si sa veramente poco. Esper muore nel 1982 a seguito complicazioni chirurgiche, mentre i suoi film piano piano assumono lo status di cult anche grazie alla libera circolazione dovuta al decadimento dei diritti.

Ora viene da chiedersi una cosa, cioè come sia possibile che Ed Wood sia un regista di “culto” omaggiato anche dal film di Burton, mentre Esper viva più o meno nell’oscurità. Perchè a conti fatti anche Esper merita riconoscimenti per il suo artigianale ingegno.

Una delle risposte, per noi la più convincente, vuole che mentre i film di Wood abbiamo un’aurea trash e demenziale, quelli di Esper pur essendo alcuni involontariamente comici hanno un’atmosfera lugubre e pesante che li porta ad essere soltanto “fatti male”. Nella speranza di vedere un film su Esper lasciamo a voi le risposte del caso.


FINE
postato da: bmoviesheroes alle ore 00:14 | link | commenti
categorie: monografie, registi
sabato, 28 novembre 2009

Wham Bam Thank You Spaceman

Wham Bam Thank You Spaceman

cento






whambamSul pianeta Uron le cose vanno male. Il genere femminile si è estinto e ovviamente tutta la civiltà corre il grosso pericolo di estinguersi. Ma non c’è problema. Due “Uroniani” Asshole e Jerkoff (a voi la traduzione) vengono inviati sulla terra per ingravidare le terresti che per qualche ragione sconosciuta sono compatibili con questa brutta razza aliena.

A questo punto il quadro e il senso di quest’opera dovrebbe essere già chiarissimo. E sicuramente avete capito che “Wham Bam Thank You Spaceman” è un innocuo b-movie, dannatamente trash che mischia con (in)decente (in)capacità lo sci-fi, il sesso e la commedia demenziale. Il tutto viaggia su dialoghi volgari, scene soft-core con una regia e una scenografia piuttosto semplici.

William A.Levey crea questo film nel 1975, che narrativamente si basa su una serie di sketch nei quali i nostri due alieni in missione ed armati di “sonar” riescono a scovare sulla terra il momento in cui due persone sono in procinto di fare sesso, per poi “rapire” le donne e inserirsi durante i loro rapporti sessuali. Va detto con ottimi e soddisfacenti risultati.
Un ampio contenitore trash di bassa lega che non si risparmia mai. Decente la colonna sonora tra il funky e il soul  e incredibilmente buona la realizzazione degli alieni, che a parte passeggiare sulla “Walk Of Fame” come se nulla fosse, sono davvero brutti e senza bocca.
Nel cast figura anche Dyanne Thorne, prima di diventare celebre con Ilsa, in una breve scena.
vlcsnap-2009-08-23-13h05m09s150
Decisamente un buon “b-movie” disponibile anche con la “classica” versione con scene hot aggiunte tra l’altro piuttosto male. Meglio guardarsi l’originale, trash al punto giusto e senza pensieri.







Scheda Tecnica



Titolo Originale: Wham Bam Thank You Spaceman
Titoli Alternativi:  Erotic Encounters of the Fourth Kind (Indefinito) Wham! Bam! Thank You, Spaceman! (USA), Incontri erotici del quarto tipo (Italia)
Anno: 1975
Nazione: USA
Regia: William A. Levey
Cast: Jay Rasumny, Samual Mann, John Ireland,Dyanne Thorne, Mendel Pincus
Durata: 75'
Casa di Produzione: Boxoffice International Pictures

postato da: bmoviesheroes alle ore 18:05 | link | commenti
categorie: sci-fi, commedie e demenziali
martedì, 24 novembre 2009

Monografie: Dwain Esper

The King Of B's


Dwain Esper

Prima Puntata

cento



 

maniacE’ facile immaginare che un certo Dwain Esper se ne andasse a zonzo città per città su qualche automezzo carico di un tendone da circo, di pellicole “scandalose” e di qualche altro aggeggio buono per gli imbonitori da fiera, con  la polizia che a volte gli dava la caccia.

D’altronde si auto definì "the King of the celluloid gypsies."

E’ la storia questa di un uomo convinto affarista, grande maneggione e furbacchione assoluto. Un personaggio bizzarro, un anello di congiunzione tra fiere, circo e cinema. Ma soprattutto Dwain Esper può essere considerato il padre di tutti i pessimi registi e uno dei creatori, se non “il”, del cinema d’exploitation.

Lui e le sue pellicole “scandalose”, lui e le sue idee promozionali “bizzarre”.

Dwain Esper nato negli States nel 1894 ha fatto degli “eccessi” il suo modo di intendere il cinema e soprattutto gli affari.

Dal 1932 al 1948, Esper si butta, si lancia nel mondo della celluloide, producendo, qualche volta girando, ma soprattutto distribuendo una vasta serie di film. Il filo conduttore di tutta la sua carriera è uno solo: mostrare immagini sconcertanti per l’epoca, facendo vedere gli effetti delle droghe, del sesso forsennato, rompendo o illuminando i tabù. Moralistico? All’apparenza si potrebbe dire di si. Ma il tendone da circo dell’equipaggiamento, le fiere frequentate le foto scabrose appese nei cinema o teatri nei quali proiettavano fanno pensare a tutt'altro.

t32259du9xhLa carriera di Esper parte senza esitazioni con la regia di “The Seventh Commandment” del 1932 scritto a quattro mani con la moglie Hildegarde Stadie e primo “monito” ai giovani.
Ma è con “Narcotic” dell’anno successivo che il nostro inizia a manifestare il suo talento. Ok, l’idea sarà un po’ bizzarra ma è di sicuro effetto ed Esper compra da un circo un cadavere mummificato che espone nei luoghi delle proiezioni. Il film vuole dimostrare come la droga possa rovinare la vita e la carriera di chiunque. Il protagonista il Dottor William G.Davies da ottimo e promettente medico in grado di salvare vite finisce in un giro di droga che chiaramente lo rovina, toccando l’apoteosi con un festino a base di droga che sconvolge, in maniera diversa, tutti i convenuti.

Dall’argomento droga Esper si stacca per qualche tempo, buttandosi nella moralità con “Modern Motherhood” pellicola incentrata su una coppia che deve decidere se abortire o tenersi il figlio e nell’horror trasfigurante Edgar Allan Poe con “Maniac”. Ma il primo amore, come si suol dire non si “scorda mai” ed Esper torna ai rischi della droga con “Marihuana” del 1937 per poi piazzare il colpo grosso con il ri-editing e distribuzione di “Reefer Madness” del quale parliamo approfonditamente nella nostra recensione.



Fine Prima Puntata

postato da: bmoviesheroes alle ore 23:24 | link | commenti
categorie: monografie, registi
venerdì, 20 novembre 2009

Se Sei Vivo Spara

Se Sei Vivo Spara

 

cento







se sei vivo sparaQuesto non è il caro e vecchio west. O meglio non è “solo” quello. Ma è un polveroso ed ipocrita luogo, perso nella polvere e nelle allucinazioni.

E noi sporchi di polvere e allucinati siamo di fronte a un film sottovalutato, recuperato negli anni novanta e infine omaggiato dal "Festival Di Venezia" nella retrospettiva “Spaghetti Western”.
Una grande opera che fugge dai canoni classici del genere mettendoci dentro buone dosi di horror, splatter e visioni.

“Se Sei Vivo Spara” film di Giulio Questi del 1967 si gioca da sempre il titolo di “spaghetti-western” più violento della storia, con un approccio disincantato, un po’ intellettuale  togliendo o quasi personaggi positivi o innocenti. E anzi si prende la briga di inserire elementi spiazzanti, come un gruppo di cow-boy gay e in parte minore la pazzia.

vlcsnap-128505Tomas Millian protagonista della pellicola giganteggia con un’interpretazione perfetta che si sposa bene con l’ambientazione e soprattutto con l’ottima colonna sonora.

L’inizio è assai convincente, folle, aperto da Tomas Millian che interpreta il chicano Hermano in preda agli incubi e visioni, “resuscitato” dopo un’esecuzione sommaria.
La storia parte da qui ed ha come fulcro la disperata ricerca di oro. Un bottino rubato nel più classico dei modi da una banda composta da americani e messicani con i primi che a cose fatte rinnegano gli accordi e uccidono gli ex compagni, per poi fuggire in una cittadina moralista e bigotta che giustizia il gruppo in pubblica piazza risparmiando solo il capo che morirà poco dopo travolto dalla cupidigia dei cittadini che trovano in una sua ferita una pallottola d’oro.

vlcsnap-129952E qui arriva anche Hermano miracolosamente scampato all’esecuzione accompagnato da due indiani che lo credono resuscitato. Intanto i sacchi d’oro rubati spariscono nel nulla e nel paese scoppia la una lotta fratricida con l’unico intento di ritrovare ed accaparrarsi tutto l’oro.
Protagonisti di tanto desiderio sono tre personaggi. Il prete della città, la cui moglie viene tenuta reclusa in casa perchè pazza, un ricco signore locale accompagnato da fidatissimi cow-boy gay e infine il proprietario del saloon. Hermano dal canto suo è l’ago della bilancia dell’intera storia, cambiando spesso “squadra” e assistendo alla distruzione morale e fisica del piccolo centro rovinato dal desiderio di soldi.

Alcune scene splatter spingono l’opera verso l’horror, come la morte del capobanda nel cui corpo si insinuano le mani dei presenti oppure lo scalpo di un indiano. Connotati di horror cvlcsnap-129459lassico invece si possono intravedere nel personaggio della donna pazza.

Sarebbe tutto meraviglioso ed entusiasmante se Questi non si piazzasse troppo in trincea lasciando il tutto in balia della spasmodica ricerca del tesoro. Ma nonostante lo sfilacciamento questo è a tutti gli effetti un gran film.

Giulio Questi nonostante questa azzeccata pellicola non ha fatto una luminosa carriera, fermandosi a undici film diretti (un paio per la tv), producendo, scrivendone altri. Oltre a Tomas Millian si nota la presenza di un giovanissimo Ray Lovelock, qui all'esordio che interpreta l'unico personaggio candido del film e di Piero Lulli attore toscano dal lungo curriculum.
Per fare maggior presa sul pubblico, il film venne commercializzato fuori dall'Italia col titolo "Django Kill" che chiaramente citava "Django" film del 1966 con Franco Nero.



Scheda Tecnica

Titolo Originale: Se Se Vivo Spara
Titoli Alternativi:
Django - tappaja (Finlandia), Django Kill... If You Live, Shoot! (DVD), Gringo Uccidi! (Italia), Oro Hondo, Oro Maldito (Spagna), Tote, Django (Germania), Tire Encore Si Tu Peux (Francia)

Nazione: Italia
Anno: 1967
Regia: Giulio Questi
Cast: Tomas Millian, Ray Lovelock, Piero Lulli, Milo Quesada, Roberto Camardiel, Miguel Serrano
Durata: 117'
Casa di Produzione: GIA Società Cinematografica

 

postato da: bmoviesheroes alle ore 18:00 | link | commenti (3)
categorie: spaghetti western
lunedì, 16 novembre 2009

The Big Doll House

The Big Doll House


cento


big_doll_house_poster_02Se facessimo un sondaggio sui luoghi che accendono "fervide fantasie" tra i vincitori troveremmo sicuramente il carcere femminile.
Ora, non è il luogo questo per parlare di realtà tristi e delle condizioni spesso brutali delle carcerate, ma il suddetto tema ha sempre interessato il cinema, da produttori a registi ed entusiasmato le platee. Se poi in questa polveriera ci entra pure Roger Corman, l’alchimia è tale da creare un esplosivo e buffissimo b-movie: "The Big Doll House".
A dire il vero il buon Corman è presente più con la sua ombra che con altro, distributore e produttore esecutivo con la sua "New World Pictures" e sempre a dire il vero, non è nemmeno il primo "Women In Prison" della vastissima carriera del regista americano e vogliamo ricordare il pionieristico "Swamp Woman".
Il risultato di questi elementi mischiato alla regia di un altro volpone dell’exploitation, Jack Hill e alla presenza di una semi-sconosciuta Pam Grier che qui nel 1971 è ancora lontana dall’essere una delle star degli anni settanta, è un film divertente e sexy.
Una pellicola che non ha tutte le nudità che i successivi film del genere avranno. Un’opera comunque parecchio ammiccante, forte di una serie di attrice molto graziose, capeggiate o quasi da una rustica ma straripante Pam Grier.
L’arte di arrangiarsi è l’emblema di "The Big Doll House" che si apre con dei meravigliosi titoli di testa commentati dal soul di "Long-Time Woman" cantata dalla stessa Grier che poi riprenderà la canzone molti anni dopo in "Jackie Brown" di Tarantino.

vlcsnap-2009-11-16-18h25m00s162"The Big Doll House" appare come un "Woman In Prison" solare, che fa simpatia e che in fin dei conti si lascia guardare. Certo che le stranezze non mancano così come i controsensi visto che nella prigione in oggetto le carcerate girano in minigonna, dormono nude, fanno lavori forzati sotto l’occhio non molto vigile delle guardie, lottano nel fango per la supremazia e soprattutto hanno la possibilità di acquistare merce varia da due uomini autorizzati ad entrare nel complesso. E come si può immaginare i due non disdegnano le prigioniere e le stesse non disdegnano loro.
Se non fosse per le solite due persone (capo guardie e direttrice) che amano torturare ed uccidere le recluse, spesso con velenosissimi serpenti, la vita in questo carcere sarebbe molto tranquilla e sexy.
Ma tant’è, ogni women in prison vuole il suo sangue, qui meno ridondante di altri episodi,e un po’ d’azione. Ed eccola: una serie di prigioniere, tra le quali Pam Grier pianifica la fuga e l’eliminazione dei cattivi.
Il piano più o meno funziona. Qualcuna muore (ad esempio la Grier accoltellata che reagisce blandamente al colpo...), altre fuggono sotto il fuoco nemico dalla scarsa mira, mentre loro colpiscono chiunque da qualunque distanza. Le guardie e i "cattivi" in generale invece dimostrano di avere un fiuto incredibile e una fortuna spropositata nel ritrovare le fuggitive. Ma una di loro alla fine riuscirà a scappare. O forse no.
Recitazione molto approssimativa ed effetti speciali molto artigianali e un senso globale di vlcsnap-2009-11-16-18h25m47s117comicità involontaria. Ma ribadiamo è proprio un bel b-movie.
Girato per pure questioni di budget in un carcere abbandonato delle Filippine, "The Big Doll House" ottenne un notevole successo al botteghino e diede il via a una serie di sequel e spin-off abbastanza famosi. Nello stesso anno uscì "Woman in Cage" ambientato nella stessa prigione e un anno dopo "The Bird Cage".
Nel cast oltre alla già citata regina, Pam Grier, notiamo anche la presenza di Roberta Collins, biondissima bellezza alla "Monroe" e protagonista di numerose pellicole, scomparsa un anno fa e di Judith M.Brown attrice ancora in attività e presente in tanti film famosi. Sid Haig invece, più noto come il "Captain Spaulding" dei film di Rob Zombie, oltre a una serie di altri ruoli inquietanti, è uno dei due fortunati che girano liberamente nella prigione.


Scheda Tecnica

Titolo Originale: The Big Doll House
Titoli Alternativi: Bamboo Doll House, Women's Penitentiary (Indefinito), Carceres Des Mujeres (Venezuela), Naarashäkki (Finlandia), Sesso In Gabbia (Italia), Women's Penitentiary III (USA Video)
Anno: 1971
Nazione: USA
Regia: Jack Hill
Cast: Pam Grier, Judith M.Brown, Roberta Collins, Brooke Mills, Pat Woodell, Sig Haig, Christiane Schmidtmer
Durata: 95'
Casa di Produzione: New World Pictures

postato da: bmoviesheroes alle ore 13:38 | link | commenti (1)
categorie: women in prison
mercoledì, 11 novembre 2009

Mondo Candido

Mondo Candido

cento



 

00671606Se pensiamo che questo film è stato poco compreso da pubblico e critica degli anni settanta, periodo in cui l’estremo era all’ordine del giorno, si capisce già cosa stiamo per dire.

“Mondo Candido” è in effetti un film molto strano, difficile e macchinoso. Un film che vuole essere d’avanguardia, cita Fellini e Jodorowsky con una lieve visione di destra. Il troppo di tutto,  situazioni assurde, eros e critica alla società riempiono eccessivamente la pellicola e la testa dello spettatore, risultando un po’ nauseabondo.
Peccato. L’idea di fondo è interessante e i registi Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi sono due che hanno inciso il loro nome in un certo cinema, lanciando e codificando i “mondo movie”
In questa opera che risulterà essere l’ultima per il primo e la penultima per il secondo, i due lavorano su un soggetto scritto, nientemeno che il “Candido” di Voltaire.

L’approccio si distacca in parte dallo stile classico di Jacopetti e Prosperi che vanno a trasporre in maniera molto libera la vicenda dell’ingenuo Candido.
Il giovane protagonista vive in un castello della Westfalia crescendo sotto l’egida del filosofo Pangloss i cui insegnamenti si poggiano sul credo che questo è “il migliore dei mondi possibili”.
Cacciato poi dal Barone del castello per essersi fatto trovare in intimità con l’amata, nonchè figlia del barone, Cunegonda, Candido inizia una lunga e pesante peregrinazione.
Un viaggio che lo porta in epoche e situazioni che mettono
in luce le incoerenze 2e la brutalità della società compresa l’allegra e spensierata vita dell’amata Cunegonda.
Tra situazioni paradossali, personaggi assurdi e non-sense, rispuntano tra gli scenari presi in esame gli occhi dei registi “mondo”, leggasi documentaristi, sempre pronti a non risparmiare dettagli.
L’esagerazione appunto fa deragliare questo interessante tentativo sperimentale.
Nel cast figurano volti noti del cinema italiano. Gianfranco D’Angelo nel ruolo del Barone, Alessandro Haber nel ruolo, piuttosto secondario, di uno degli amanti di Cunegonda e infine il caratterista Salvatore Baccaro. Pagloss invece è interpretato da Jacques Herlin attore francese dal lunghissimo curriculum.



Scheda Tecnica
Titolo Originale: Mondo Candido
Anno: 1975
Nazione: Italia
Regia: Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi
Cast: Christopher Brown, Michelle Miller, Jacques Herlin, Josè Quaglio, Gianfranco D'Angelo, Salvatore Baccaro, Alessandro Haber
Durata: 107'
Casa di Produzione: Perugia Cinematografica
postato da: bmoviesheroes alle ore 18:36 | link | commenti
categorie: mondo movie, commedie e demenziali
domenica, 08 novembre 2009

Umberto Lenzi Presenta: "Terrore Ad Harlem"

B Movies Heroes Special

Umberto Lenzi Presenta il Libro:

"Terrore Ad Harlem"


cento




9788860632029gAvere la possibilità di incontrare Umberto Lenzi è una cosa che mette i brividi. Un’icona, una leggenda del cinema italiano e purtroppo uno degli ultimi rimasti. Un po’ di angoscia c’è: come sarà dal vivo? Ironico come ci immaginiamo oppure altezzoso visto il suo curriculum?
Passa tutto in fretta, appena entrati nel posto dell’incontro, si nota Umberto Lenzi che in mezzo alla gente, che poi definisce “amici”, parla e si confronta con grande disponibilità.

Umberto Lenzi è proprio come ce lo siamo immaginati, quindi. Un maturo signore che non ha perso nè la voglia di fare e di raccontare nè un sottile humor che unito alla verve naturale toscana e al suo grande bagaglio d’esperienza lo rende un personaggio dal quale è difficile distogliere le orecchie e dal quale si vorrebbero ore ed ore di racconti.
Dimostra poi un’intelligenza straordinaria. Morto, purtroppo, quel cinema di genere che ci ha resi famosi e invidiati, il regista continua si a fare cinema, ma raccontandolo sui libri.

“Non credo di essere Camilleri e non diventerò ricco per questi libri” è la prima cosa che dice alla presentazione del suo secondo libro “Terrore Ad Harlem” appena uscito per la “Coniglio Editore”.
La piccola sala che lo ospita è piena di un pubblico la cui maggior parte è sui trenta, affiancato da un noto critico cinematografico Stefano Della Casa, da Francesco Prono e da due scrittori, Lenzi è un fiume in piena.
P1020037a“Terrore Ad Harlem” è un giallo ambientato nel 1943, durante la produzione di un film vagamente di propaganda nel quale un immigrato italiano a New York inizia  inizia un’escalation incredibile nel mondo della boxe che lo porta a combattere per il titolo dei pesi massimi contro un uomo di colore (nel libro, vista l’epoca, detto “negro”). Il giovane però deve anche trovare i soldi per far uscire di prigione il fratello ingiustamente incarcerato, il quale però appena uscito viene freddato dai gangster. La morale del film è che l’America è un brutto posto, pieno di gente di colore e gangster. Meglio l’Italia.
E appunto durante la lavorazione avviene un omicidio sul qual indaga Bruno Astolfi. Il fulcro, cioè il film “Harlem” è reale e su di esso Lenzi ha creato una storia noir.

“Siamo nell’epoca in cui il regime oltre che a surrogare beni alimentari ed oggetti con prodotti autarchici sostituì il cinema hollywoodiano con produzioni del tutto similari fatte però in Italia. C’erano più o meno gli stessi personaggi trasposti ovviamente e grandi case di produzione come la Lux di Torino e c’era l’obiettivo della “Quota Cento” cioè la produzione di cento film in un anno”
Il filmdice ancora Lenziracconta la storia di questo emigrato che alla fine si trova a combattere con un pugile di colore. Il problema era, per la produzione, dove trovare un centinaio di comparse di colore che facessero il tifo per il pugile, ed ecco che il regime diede l’ordine di trasportare i prigionieri di guerra sul set. L’incontro tra comparse diede vita a uno scambio umano e di beni che scavalcava le parti in guerra. Dopo la guerra “Harlem” continuò a circolare tagliato dell’ultimissima parte anti-americana e col titolo aggiunto di “Knock Out”.

P1020039bSul perchè occuparsi di cinema di quell’epoca anziché dei periodi successivi, Lenzi non ha dubbi
 “Il cinema di epoca fascista ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del cinema italiano, in quanto è stato fonte d’ispirazione per tutto il neorealismo, fatto tra l’altro da registi e interpreti già attivi durante il regime (Rossellini ad esempio), ed è per questo che ritengo più interessante occuparmi di quel cinema che non del neorealismo...
La ricerca storica e la ricostruzione cronologica di “Terrore Ad Harlem” sono stati dei lavoroi molto complessi che hanno dato vita a una lunga bibliografia presente in appendice al libro “E’ una cosa che nessun altro libro giallo ha” dice orgoglioso Lenzi che per la scrittura del libro si è affidato ai suoi ricordi di bambino (all’epoca aveva dieci anni) ai consigli di esperti e appunto a una precisa ricostruzione che comprende anche la musica dell’epoca. “Ho raccontato questa storia più che altro per immagini, riproducendo termini e anche la musica”.
E la critica sembra apprezzare anche questa sua seconda opera “Ho fatto leggere il tutto a Carlo Lizzani il quale nel 1943 aveva circa vent’anni. Mi ha ringraziato dicendo che aveva ritrovato la sua vita e gli è venuto in mente di fare una fiction in due puntate. Ha proposto il tutto a una produttrice che un tempo mostrava il seno...beh...la Fenech ovviamente, la quale pur essendo in grande amicizia con me ha detto che non aveva i mezzi per una produzione così grossa. Allora...ho dato il libro a Quentin Tarantino. Staremo a vedere”.

Accantoniamo il discorso libro, che poi leggeremo, e visto che Lenzi è Lenzi come ovvio si finisce per parlare del suo cinema, anche perchè al termine della presentazione del libro è prevista la proiezione del suo poliziesco “Da Corleone a Brooklyn” con Maurizio Merli e Mario Merola. La domanda è quella che tutti vogliono fare e che tutti si chiedono, Lenzi anticipa e risponde senza che nessuna gliela ponga “Come mai non si fanno più film polizieschi? Il poliziesco c’è ancora, rappresentato dalle fiction che però danno un volto positivo alle vicende utilizzando attori che non hanno nulla a che vedere con la criminalità o con la polizia. E soprattutto le storia hanno sempre un lieto fine altrimenti gli sponsor non mettono i soldi. Pensate al mio “Milano Odia...” Giulio Sacchi uccide tredici persone, fatto oggi una cosa del genere non verrebbe mai accettata.
Tra la fine della presentazione e l’inizio della proiezione parte la caccia agli autografi. Lenzi non si nega, anzi, disponibilissimo scherza con tutti e su tutto e a uno che gli dice “Scusi se la disturbo mi firma il libro?”, risponde “Scusarsi e di che? Semmai ti dovevi scusare se non lo compravi”.
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categorie: special
mercoledì, 04 novembre 2009

Chopper Chicks In Zombietown

Chopper Chicks In Zombietown

cento
 



chopper_chicks3Possiamo considerare il film in oggetto come un enciclopedia o come un ristretto riassunto di tutti gli stereotipi, caratteristiche di film horror, bikexploitation e commedie.
Qui c’è veramente di tutto. Una banda femminile di motocicliste in parte lesbo che scorrazza negli States con giubbotti di pelle a bordo di grosse moto, zombie, scienziati pazzi, radioattività e ragazzini non vedenti che finiscono nei casini. E sicuramente qualcos’altro che non ci viene in mente.

“Chopper Chicks In Zombietown” film del 1991 per la regia di Dan Hoskins e l’illuminata produzione Troma riesce nonostante il “troppo di tutto” a non deragliare, risultando un simpatico e veloce b-movie. Poche pretese, tanta azione e trash, battute e situazioni comiche.
Come ci siano riusciti resta un mistero ma il risultato è piacevole ed è quello che conta.
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Le “Cycle Sluts” sono una banda di cattivissime motocicliste che il destino porta nella polverosa cittadina di Zariah. Una tetra e semi abbandonata cittadina in cui il solito scienziato aiutato dal solito servo nano è riuscito a trovare il modo di resuscitare i soliti morti lavorando nel suo laboratorio sito nei pressi di una cava radiottiva.
L’aggettivo solito non lo usiamo più, ma è ovvio che i morti trovano il modo di fuggire dal laboratorio iniziando a divorare i cittadini di Zariah. Tra questi spiccano dei ragazzini non vedenti che viaggiano su uno scuolabus e che diventano loro malgrado co-protagonisti della storia. E le “Cycle Sluts”? Oh...beh...loro diventano le eroine di tutta la vicenda. Dapprima odiate e avversate degli abitanti si convincono a rimanere e a far fuori in modi artigianali (vedi mazze da baseball e altro) gli zombi eaffamati. Le nostre spezzano qualche cuore, nel senso sentimentale s’intende e diventano le beniamine del luogo.

Battute veloci, situazioni grottesche accompagnate dai classici effetti speciali arrangiati.
Un set vlcsnap-2009-11-04-18h19m12s252naturale a volte approssimativo e tutta una serie di circostanze strane e folli durante la lavorazione. Dalla caduta in moto di una delle attrici, alla misteriosa scritta apparsa sul set, forse di un attore/attrice che scrisse (traduciamo il senso) "Con chi devo andare a letto per uscire da questa produzione", fino a una lunga lista dei flirt avvenuti sul set stilata dalla troupe (giravano nel deserto e quindi...).

Lo zampino Troma si vede e si sente così come si percepisce il gran divertimento degli stessi attori. Non sarà nulla di originale ma resta in qualche modo un'opera interessante.
Per quanto riguarda il cast oltre alla presenza di
Billy Bob Thornton, ci sono anche Jamie Rose, Cathrine Carlen, Lycia Naff, Don Calfa e Ed Gale, tutti attori che hanno continuato la carriera recitando o producendo diverse serie televisive americane.


Scheda Tecnica

Titolo Originale: Chopper Chicks In Zombietown
Titoli Alternativi: Chopper Chicks in Zombie Town, Prätkiä! Mimmejä! Zombeja! (Finlandia), Chrome Hearts (working title), Cycle Sluts, Zombie Town (Germania)
Nazione: USA
Anno: 1989 (Festival), 1991 (Mercato)
Regia: Dan Hoskins
Cast: Jamie Rose
,  Billy Bob Thornton, Cathrine Carlen, Lycia Naff, Don Calfa, Ed Gale, Vicki Frederick
Casa di Produzione: Troma, Chelsea Partners





postato da: bmoviesheroes alle ore 17:51 | link | commenti
categorie: horror, troma, bikexploitation