essekappa

Essekappa+Solopiemonte: Un sito che ha sessanta anni anche se è stato fondato nove anni fa...

essekappa: novembre 2006

giovedì, novembre 30, 2006

Monoscopio: Luigi Malabrocca



Monoscopio
Quando lo sport era sport
Luigi Malabrocca (Ciclismo)

A chi vuol essere maglia nera. A chi si sente maglia nera. A chi se ne frega dei giudizi altrui. A chi ha grande ironia, dedichiamo la storia di Luigi Malabrocca, detto "Il cinese".
Un genio. Un mito. Un ciclista che ha dato una certa notorietà, simpatia e dignità alla famigerata maglia nera, facendo diventare il suo nome un modo di dire.
Una volta era così. Al Giro, si dava questa maglia, del tutto virtuale, all'ultimo in classifica. Ma non solo, il vincitore (anzi meglio dire il perdente) riceveva anche un premio in denaro. Allora...qualcuno i conti se li deve essere fatti. C'erano Coppi e Bartali. Troppo forti per un normale ciclista. C'era questo premio in denaro. C'era povertà. E allora...la maglia nera era un'occasione ghiotta.
Il buon Malabrocca conterraneo e amico di Coppi era comunque lontanissimo da essere un brocco. In carriera ha vinto ben 138 gare vincendo nella Parigi-Nantes '47, nella Parigi-St. Valery '48, nel Giro di Croazia e Slovenia '49 e nel Circuito di Bressana '54. Senza contare i due titoli nazionali di ciclocross. Ma è evidente che tutti ne hanno parlato per le due maglie nere vinte nel 1946 e nel 1947. Ultimo nel 1946 a 4.9’34" da Gino Bartali. Ultimo nel 1947 a 5.52’20" da Fausto Coppi.
Malabrocca vinceva ed era semplicemente ingegnoso nel riuscire nel suo intento. Lo spieghiamo con licenza poetica: in gara Malabrocca cazzeggiava. Si fermava al bar, mangiava, chiacchierava. Si nascondeva tra i cespugli, fingeva cadute, bucava ripetutamente, s'imboscava in posti bizzari, come quella volta che si nascose in un pozzo e venne scovato da un contadino che gli chiese spiegazioni.
Certo, in molti hanno tentato di scippargli il trono, ma in quei due anni lì non c'è stato nulla da fare. Campione.
Se lassù c'erano Coppi e Bartali, in fondo alla classifica il duello diventò presto tra Malabrocca e Carollo. E che duelli!. Indimenticabile quello del 1949. Ultima tappa. Carollo ha uno svantaggio di due ore. Malabrocca lo sa e s'impegna a battere il rivale che pedala sereno in mezzo al gruppo. "Il Cinese" fora, si ferma in osteria, va a casa di un tifoso, riprende la gara con tutto comodo, pedala piano e arriva due ore e un quarto dopo Carollo. Solo che, nel suo piano perfetto non aveva calcolato il fattore cronometristi. Ormai stanchi e annoiati lasciano la postazione e classificano Malabrocca insieme al gruppo. Carollo vince...ops...perde la gara. Dopo questa cocente sconfitta Malabrocca decide di abbandonare per sempre la corsa per la maglia nera.
Luigi Malabrocca ci ha lasciato di recente, ma le sue gesta lo fanno entrare di diritto nella storia del ciclismo.

Etichette:

martedì, novembre 28, 2006

Cinema: L'amico di Famiglia

Recensione de "L'Amico di Famiglia"




"Non confondere l'impossibile con l'insolito", è la frase che campeggia sulla locandina del film. Su fondo azzurro, scritto in bianco. Segue faccia odiosa del protagonista. Basterebbe quello per commentare e definire "L'amico di famiglia". Insolito. Non impossibile.
Echi felliniani che si rincorrono per tutto il film, fino a sfociare in una palese citazione. Storie sospese, sogni, immagini assurde. Una fotografia che ricerca e trova la perfezione. Una cura dell'immagine da Wender "de noialtri". Giochi di luce. Controscene perfette e fondamentali per la storia, similitudini, luoghi desolati e desolanti.

"L'amico di famiglia" è un piccolo gioiello. Uno di quei film difficili che spaccano il pubblico. Chi lo apprezza e chi lo odia.
Noi apprezziamo questo film per tutto quello sopra descritto. Una storia italiana, paradossale, che si staglia in un genere indefinibile. Drammatica la situazione. Noir lo svolgimento. Comiche alcune trovate. Un film profondo su una società alla deriva.


Geremia De Geremei ama definirsi un "amico di famiglia", pronto a far del bene agli altri. Un benefattore di mezza età che presta somme di denaro e riscuote il doppio. E' un usuraio, brutto, fastidioso, ossessionato dal sesso. Vive nell'Agro Pontino con la madre paralitica e ha un solo amico, Gino. A lui si rivolgono un po' tutti. Anziane ossessionate dal gioco, donne e uomini ossessionati da se stessi, imprenditori e soprattutto una famiglia che vuol regalare alla figlia un sontuoso matrimonio. Sarà proprio questa ragazza che riuscirà a far cambiare, in un certo senso, Geremia.


Alle scelte stilistiche dell'appena 36enne Sorrentino, vanno aggiunte una serie di cose che incorniciano questo film. L'interpretazione dei protagonisti è difficile da descrivere a parole. Giacomo Rizzo, attore teatrale, ma più noto per alcuni parti in film trash italiani (si segnala Taxi Girl e La Vergine, il Toro e il Capricorno), è talmente fastidioso nei panni di Geremia che lo si odia sul serio. Con i suoi gesti, le sue parole affettate, la sua filosofia spiccia è un qualcosa di ributtante. Bravissimo anche Fabrizio Bentivoglio. Con il personaggio di Gino, porta in scena un cow boy veneto ballerino country, poetico, che coltiva il sogno di andare a vivere in Tennessee solo perchè è lontano. A queste due interpretazioni spettacolari s'aggiungono altre prove interessanti, come quella degli imprenditori e dell'anziana bingo dipendente. Forse un po' sotto alla qualità degli altri è l'interpretazione di Laura Chiatti. Bella ma un po' fredda.

Strepitosa la colonna sonora. Adeguata alla storia, annovera talenti musicali della scena indipendente. Antonhy and the Johnson e i Notwist tanto per citare i due più importanti.

Titolo originale: L'amico di famiglia
Nazione: Italia
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 110'
Regia: Paolo Sorrentino
Sito ufficiale: www.medusa.it/lamicodifamiglia/
Cast: Giacomo Rizzo, Laura Chiatti, Fabrizio Bentivoglio, Gigi Angelillo, Emiliano De Marchi
Produzione: Fandango, Indigo Film, Babe Films, Medusa Film, SKY
Distribuzione: Medusa

Etichette:

lunedì, novembre 27, 2006

Baseball

BASEBALL


Cuba- Il 3 dicembre al Latino Americano de Le Havana, inizierà con la sfida Industriales-Santiago, il torneo 2006-2007. Intanto la squadra del Villa Clara ha giurato davanti alla statua di Che Guevara in Plaza De La Revolution, il massimo impegno in vista dell'imminente torneo. Manifestazione un po' pomposa se vogliamo, tra bandiere e membri del partito.

Italia- Come noto, il Presidente Fraccari ha dichiarato che non sarà più possibile la cessione dei diritti sportivi fra società. Inoltre l'Italia punta a ospitare il mondiale 2009. Intervento politico del Presidente del CONI Petrucci con benedizione papale ai progetti e al baseball.

Piemonte- Riportiamo quanto letto. La Juve98 ha tesserato il giocatore del Settimo, Antonino Tavellino. Ma, nel post precedente sul baseball, di questo sito, un commento a firma Massimo Bottin (che non conosciamo) dichiara che il Settimo non è stato avvisato della cosa, il che renderebbe non valido il trasferimento del giocatore. Inoltre il Settimo starebbe valutando la possibilità di giocare in C2, fermando così la fuga dei propri giocatori. Questo per la cronaca. Il resto e le risposte alla prossima puntata.

Etichette:

sabato, novembre 25, 2006

Musica: Mercury Rev, Beck

Mercury Rev (Stillness Breathes 1991-2006)


Massì glielo concediamo. Glielo concediamo perchè in 15 anni di onorata e stralunata carriera i Mercury Rev hanno percorso la loro strada senza ma e senza se, portando in scena il loro pensiero, lontani dallo show business e dalle top ten. A volti convicenti a volte un po' incomprensibili.
Quindi va bene questo doppio cd, celebrativo. Stillness Breathes (1991-2006) ha tutte le visioni e i suoni dei Mercury Rev, sempre dispersi tra la psichedelia, il pop e con una sorta di atmosfera sospesa nello spazio temporale.
Il primo disco è un greatest hits. Meraviglioso ed emozionante. Dalle origini agli ultimi lavori. Si vede e si nota in pieno la trasformazione, meglio dire il viaggio, di un gruppo che non è mai rimasto sugli allori, ma ha sempre cercato nuove strade. Diamond e In a Funny Way, The Dark Is Rising insieme. Meraviglioso. Bello. Bellissimo.
Il secondo cd invece è un omaggio al mondo musicale. Una specie di encicopledia compatta. Sono cover di canzoni più o meno note. Il bello è che c'è un po' di tutto, tutto rivisto, stravolto e rinnovato. Da John Lennon passando per Neil Young fino ad arrivare al buon Bowie. Il risultato non è male, ma a fianco di alcune bellissime perle, i Mercury Rev, affiancano brani a volte troppo lunghi e a volte troppo sperimentali, che appesantiscono l'ascolto. A volte vorresti staccare. A volte riascolti. L'ampiezza del programma è tanto bella quanto quasi disorientante.
Le sperimentazioni elettroniche che toccano quasi il confine danzereccio come nel caso di Delta Sun Bottleneck Stomp, remixata (ecco il perchè del danzereccio) dai Chemical Brothers, s'accompagnano a canzoni in puro stile Mercury Rev e a un paio di pezzi reading (tra i quali segnalamo ben nove minuti di lettura di Alan Vega in Dead Man).
Forse hanno un po' esagerato. Ma i Mercury Rev hanno sempre fatto ciò che gli è sempre piaciuto. Ed è per questo che li adoriamo. Nel bene e nel male.

Beck (The Information)

Il looser è tornato! E' tornato con un disco, è tornato alle origini. "The Information" fa rima con lo strepitoso "Odeley", il che è positivo per l'ascolto, un po' meno per la fantasia. Anche se il buon Beck a ben vedere propone qualche nuovi esperimenti musicali. E bravo Beck! Che non delude mai, in ogni cosa che fa. Vabbè, a parte chiamare il figlio Cosimo, ma quello è un altro discorso. "The Information" è un lavoro lunghissimo, forse pure troppo per il genere proposto e infatti con l'ascolto si sfilaccia un po'. Ma l'inizio è sorprendente, anzi è il primo quarto che lo è. Più ispirato che mai Beck introduce gli ascoltatori con tre canzoncine veramente ma veramente carine. La formula utilizzata da questo poliedrico artista resta immutata.
Continua a buttar dentro in canzoni un mix di generi veramente sorprendenti che arriva anche a sfiorare il folk.Ogni tanto è assai affascinante il risultato, ogni tanto lo è meno.
Beck non si è fermato alle sonorità. The Information ha un paio di optional da segnalare. Oltre alle canzoni, sono presenti i relativi videoclip, tendenzialmente assurdi. Poi la copertina è a scelta. Quattro adesivi sono nella confezione e permettono all'ascoltatore di scegliere quello che preferisce. Bella idea, che però ai "capoccia" della musica inglese non è piaciuta. L'omaggio, secondo loro, avrebbe potuto influenzare la scelta del compratore e quindi..."The Information" è stato escluso dalle classifiche.



News

Linea 77

Il 29 gennaio 2007 i Linea 77 pubblicheranno "Venereal 1995". Un disco contenente le prime registrazione della band e due inediti ("Razor", "The Fall")

Futureheads Licenziati!

La band inglese dei Futurehead è stata licenziata dalla propria etichetta discografica. Grande soddisfazione dalla parte della band che finalmente si sente libera! I Futureheads sono convinti delle proprie qualità e della propria bravura e promettono un grande ritorno

Un posto nei Blur. 1344esima puntata

Graham Coxon ci ripensa. Damon Albarn forse anche. Tutti insieme di nuovo? Alla fine chissà se la telenovela Blur finirà bene e soprattutto prima che esca qualcosa di nuovo


Etichette:

giovedì, novembre 23, 2006

Monoscopio: Teofilo Stevenson

Monoscopio
Quando lo sport era sport

Teófilo Stevenson (Boxe)



Un membro del Collettivo Commentatori Socialisti Anonimi (beh, non so se veramente era socialista e se non lo era non s'offenda!), ci ha segnalato tempo fa l'esistenza di Teofilo Stevenson, pugile cubano. Caduti dalle nuvole (e per questo passeremo sei mesi di rieducazione in Cambogia), abbiamo indagato sulla vita di Stevenson e abbiamo scoperto una pura e semplice leggenda. Per il suo popolo Stevenson è un mito. Per Castro pure. Un uomo semplice e dalla rigida morale.

Teofilo è considerato uno dei più grandi pugili olimpici di tutti i tempi. Forse il più grande boxeur cubano, in "lotta" per il primato con Savon. Stevenson nato nel 1952, diventa famoso alle Olimpiadi di Monaco '72 quando a sorpresa vince la medaglia d'oro. La prima della storia del regime castrista.
Qualcuno già s'incurioscisce. In patria cresce la sua notorietà e quattro anni dopo a Montreal è già un mito. E vince un'altra medaglia d'oro nei pesi massimi.
I promoter americani non hanno dubbi. Vogliono Stevenson. E sognano già l'incontro del cubano con il mitico Alì. Gli offrono cinque milioni (!) di dollari per scappare da Cuba e per combattere in USA. Stevenson però stupisce tutti. Legato alla sua terra e a Castro rifiuta la clamorosa offerta dicendo "Cosa valgono cinque milioni di dollari, quando ho l'amore di cinque milioni di cubani?". Tripudio socialista.

Stevenson sempre più idolo dell'isola si presenta a Mosca nel 1980 e vince la sua terza medaglia d'oro. Secondo pugile, dopo Papp, a riuscire nell'impresa. Il possibile poker però sfugge. Le olimpiadi di Los Angeles 1984 viengono infatti boicottate dall'Urss e anche da Cuba.
Poco tempo dopo Stevenson chiude la sua carriera agonistica. Diventa allenatore della nazionale, vive, premio alla carriera, in una villetta regalata da Fidel Castro.
La fedeltà al popolo cubano e a Castro rimane forte anche con il passare degli anni. Gira il mondo con la nazionale e torna alla ribalta della cronaca nel 1999, quando manda ko un povero impiegato dell'aeroporto di Miami.

Alla Rino Tommasi in molti hanno dibattuto su una domanda semplice ma anche senza risposta. Se Stevenson avesse accettato l'offerta americana che sarebbe capitato nel pugilato? Chissà. Stevenson era un campione e in quel periodo la boxe era in un momento di splendore atletico Ken Larry Holmes, George Foreman, Mohammed Ali e Joe Frazier sarebbero divenuti suoi possibili avversari.
La storia appassionata e sincera di Stevenson ha anche ispirato un documentario. "Un cuento de boxeo" è stato presentato anni fa al Torino Film Festival. Il regista Angelini è rimasto impressionato dalla biografia di Stevenson, dalla sua persona e soprattutto dal ricordo, ancora vivo dei cubani di questo particolare uomo.

Etichette:

domenica, novembre 19, 2006

Cinema: Il Vento Che Accarezza L'Erba

Recensione de "Il Vento Che Accarezza L'Erba"




Mentre si pensa d'essere nel bel mezzo di una lezione di storia sull'Irlanda e sulla lotta per l'indipendenza ci si rende conto che qualcosa non torna. Anzi torna troppo. Occupazione militare, guerra, terrorismo, rifiuto da parte degi occupanti di assecondare la volontà popolare, conflitti religiosi, prigionieri torturati e accordi diplomatici discutibili. E' il 1920?. E' il 2006?. Il buon Ken Loach, uno dei più noti registri "contro", affonda il colpo, è chiaro, usando il paragone storico per narrare l'attualità e le crudeltà dei conflitti. Ricordando, certo, anche una fetta importante nella storia europea e della Gran Bretagna.
Il risultato è straordinario. L'argomento è trattato in una maniera originale e soprattutto il regista inglese riesce a tenere, non si sa come, sempre altissima la tensione, per quasi due ore. Commuove, riesce a far arrabbiare e a inorridire. Il tocco magico è evidente. Ed è incredibile, anche perchè è un film senza colpi di narrazione particolari, con una regia lineare e si sviluppa in due/tre luoghi. Si rimane incollati alla poltrona palpitanti. E' un film scarno nella cornice e tagliente nel risultato.

"Il vento che accarezza l'erba" è ambientato nel 1920 in un non meglio precisato paese, di una contea irlandese, in cui s'infiamma la rivolta popolare contro gli inglesi. Stufi dell'occupazione, dei soprusi e della violenza, i giovani si uniscono all'Esercito Repubblicano Irlandese (meglio noto come IRA), nella lotta per la liberazione.
E' naturale lo svolgimento dei fatti. Violenza provoca violenza. E tra rappresaglie e vendette, si versa sangue di giovani ribelli e ignari soldati mandati e comandati da politici mossi da interessi economici.
Lo storico accordo siglato con il governo inglese, che tutto dovrebbe appianare, genera una cosa ben peggiore della guerra con l'invasore. Una guerra fratricidia dal costo umano e affettivo altissimo.

Il verde dell'Irlanda, che ha acceso la poesia e i sogni di molti, qui svanisce nelle pieghe di una storia sanguinosa e violenta. Quel verde intenso così famoso, appare sbiadito in questo film, investito da una luce gelida e mortale. Il vento che accarezza quell'erba (frase tratta da una canzone popolare) non è altro che un vento di libertà, passione ma anche di dolore.

I personaggi sono forti e orgogliosi. Veri combattenti irlandesi, fieri delle loro origini e duri e puri fino alla morte. Il campionario è completo. Si passa dagli intellettuali, da quelli più violenti a quelli più diplomatici.

Perfetta è anche la scelta dei protagonisti. Attori sconosciuti al grande pubblico, dalla facce evocative, very irish. Gente che si può trovare che in ogni strada e pub dell'Irlanda. Recitazione senza acuti, molto quotidiana, che s'intona alla perfezione con la storia.

Titolo originale: The wind that shakes the barley
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 124'
Regia: Ken Loach
Sito ufficiale:
Sito italiano: www.bimfilm.com/ilvento...
Cast: Cillian Murphy, Padraic Delaney, Liam Cunningham, Gerard Kearney, William Ruane, Fergus Burke
Produzione: Pathé
Distribuzione: BIM

Etichette:

mercoledì, novembre 15, 2006

Beisbol

Aggiornamento 19.11.2006:
A Cuba la Coppa Intercontinentale
Con la vittoria per 6-3 agli extra inning, contro una sorprendente Olanda (piena di oriundi) Cuba s'aggiudica la Coppa Intercontinentale.
Questa la classifica finale: 1) Cuba 2) Olanda 3) Taipei 4) Giappone 5) Australia 6) Italia 7) Corea Del Sud 8) Filippine
Beisbol


Continua senza intoppi l'avventura di Cuba nella Coppa Intercontinentale. Unica squadra ancora a .1000 (battuto anche il Giappone), la nazionale ha avuto vita facile contro l'Australia, sconfitta in cinque inning per 13-0. Il mancino Gonzalez ha giocato tranquillo e beato risparmiando i suoi lanci per gare più difficili.

Per il resto oltre agli articoli di regime del nostro buon Salmiron, si segnala che domani si giocano le ultime gare della fase eliminatoria. Il Giappone e l'Olanda sono ormai qualificate, mentre s'attende il nome della quarta squadra.

Per quanto riguarda l'Italia per ora ha ottenuto due vittorie su sei gare. Lorenzo Avagnina, schierato esterno, su 12 turni di battuta ha siglato quattro valide (nel momento in cui stiamo scrivendo...) tra le quali un triplo contro la nazionale delle Filippine. L'altro aviglianese convocato, il seconda base Caracciolo, su 31 turni ha battuto 9 volte, siglando anche un fuoricampo, sempre contro le Filippine.
Non male per due debuttanti.

Etichette:

lunedì, novembre 13, 2006

Cinema: La Sconosciuta

Recensione de "La Sconosciuta"




Occhi aperti e pensieri. Dopo "La Sconosciuta" è una cosa inevitabile. Per la trama? No, più che altro per riflettere sulla scelta artistica di Tornatore, di lanciarsi nel mondo dei thriller.


La critica lo stronca. Il pubblico lo premia. E che dire a un regista che ci ha abituato ad altro, tra alti e bassi? Diciamo che ha fatto bene, che ci voleva, che ci vuole in una carriera come la sua un tentativo di sondare nuovi territori. Poi "La Sconosciuta" è un film complessivamente riuscito.
Certo ha i suoi bei difetti. Si sfilaccia sul finale cercando una via d'uscita. Casca in banalità tipiche all'italiana, usa alcuni caposaldi del genere, gioca pericolosamente con il sentimentalismo e naturalmente non manca la zampata romantica alla Tornatore.
Ma è anche vero che per tutta la prima parte del film, durante l'introduzione dell'ambiente e dei personaggi, c'è un susseguirsi di emozioni spiazzanti. Flashback fulminei, sapientemente mischiati con il piano di narrazione al presente. Brevi frame che costruiscono il quadro di un'inquitante storia. E' normale poi, con lo scoprire delle carte, che l'effetto sorpresa vada scemando. Un po' è fisiologico e in parte, è giusto dirlo, è una pecca.

Della trama parliamo poco, per ovvi motivi. Diciamo solo che la protagonista è Irena, ex prostituta ucraina, tormentata dal suo passato.

Per questo dramma/thriller, Tornatore non ha lasciato nulla al caso. Si è contornato di attori italiani bravissimi, che sorreggono la pellicola anche nei momenti critici. Claudia Gerini è molto intensa nel ruolo di madre. Alessandro Haber è eccezzionale come portiere maneggione. Placido è semplicemente schifoso, unto, pelato, bastardo nell'interpretazione del magnaccia. Margherita Buy, una delle migliori attrici italiane, rende come sembre bene, in un personaggio in cui si trova a suo agio. A queste stelle italiane si uniscono Kseniya Rappoport, attrice russa impegnata nel ruolo di Irena e Clara Dossena la bambina, con due interpretazioni all'altezza dei loro più conosciuti colleghi.

Tornatore non si è fermato qui. Puntigliossissimo ha pensato anche a una colonna sonora DOC, scomodando sua "Maestà Colonne Sonore" Ennio Morricone. Commenti sulla musica? Niente! Morricone è Morricone!

Titolo originale: La sconosciuta
Nazione: Italia
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 115'
Regia: Giuseppe Tornatore
Cast: Ksenia Rappoport, Claudia Gerini, Michele Placido, Margherita Buy, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti, Pierfrancesco Favino, Angela Molina, Clara Dossena, Produzione:
Medusa, Miramax
Distribuzione: Medusa

Etichette:

sabato, novembre 11, 2006

Musica: My Chemical Romance, J-Ax


Continuiamo a parlare di bidoni...questa volta musicali...




My Chemical Romance "The Black Parade"

E questi fighetti li chiamano punk! Che se ci fossero ancora Joey Ramone, Joe Strummer e Sid Vicius si vendicherebbero di cotanto affronto!
Questo è uno dei nuovi gruppi Punk-MTV. Messi in naftalina gli Offspring ecco i "My Chemical Romance" from New Jersey. Riff duri, batteria pesante, look ribelle. Marketing e ufficio stampa, video su Mtv. Ragazzine che piangono.
La storia è sempre la stessa. Un gruppo fa bella musica, poi l'industria della musica li scopre, cerca di convincerli e se ci riesce li trasforma in una macchina da soldi mica da ridere (gli Offspring suonarono a El Paso quando non erano conosciuti).
Non si può dire che "The Black Parade" sia suonato male. I My Chemical Romance o chi per essi hanno studiato nei minimi particolari ogni suono, ogni giro di chitarra, ogni modulazione vocale e ogni coro, creando un progetto che riesce ad attrarre il consumatore.
Con "The End", titolo molto indicativo, si entra in una dimensione di canzoni fintopunk plastificate molto orecchiabili e di ballade strappa lacrime come nel caso del dolcissimo, all'inizio, singolo "Welcome to The Black Parade" che come minimo renderà lucidi gli occhi a qualcuno. Oh quanto è struggente il suo inizio! E quanto è....è....dura da metà in poi. I Vj saranno eccitati nel annuciarlo!.
Tutto il resto è noia direbbe il Califfo. E così è. Il sapiente cocktail pro mercato non abbandona l'ascoltatore fino alla fine. Annoia a un certo punto, ma funziona evidentemente. Vende un casino, la casa discografica è contenta e pensa già a cosa far dire al cantante agli MTV Music Awards. Tour e scandali inclusi nel pacchetto.



J-AX "Di Sana Pianta"


Si, si, ne sto per parlare! E' che stavo ascoltando gli A.F. (non riesco a scrivere il loro nome nello stesso post di questo) in ufficio, arriva il collega è dice "Ah ascolti il RAP? Oh senti qui! Senti qui! Questo è bravo! Oh ascolta, poi mi dici!". Per il quieto vivere, ho accettato. E subito dopo ho pensato d'aver qualità da veggente. Già sapevo. Intuivo che era indecente.

Si fa fatica ad arrivare alla fine, di questo lavoro. Di Rap c'è ben poco, il cantante s'è dato a una specie di cross-over, con musica in simil rock e urla incazzate. Tutto ciò si traduce in un sono poco più che sufficiente e una voce, che veramente, lascia senza parole per quanto sia inappropriata.

I testi parlano di argomenti molto popular rotocalco. Critica della società troppo consumista, jet set, show business. Si biasimano genitori che non capiscono e ci si ricorda di quanto era meraviglioso essere piccoli. Senza contare il grande sfoggio di parole pro legalizzazione marjuana e di un uso consapevole di alcool. Argomenti che ci possono anche stare in teoria. In una/due canzoni, un album intero è un po' pesante.

Con la canzone "Snob" si tocca l'apoteosi. Alla berlina mondo musicale, tv, colleghi e critici. Duro e puro il nostro rapper. I soldi li ha fatti senza volerlo, gli sono finiti addosso come la fama. Poi se si apre un giornale a caso, c'è un ampio servizio su J-Ax, s'accende la Tv e c'è lui...e così via. Insomma, magari sarà anche sincero, ma è troppo facile criticare un sistema sguazzando dentro a tutti i suoi benefici.

E se magari qualcuno pensasse che almeno le rime siano degne o divertenti, andrebbe incontro a una cocente delusione. Il singolo che è uscito è il manifesto della banalità pura. Si sente "O ti amo o ti ammazzo/il tuo ragazzo è pazzo/io non capisco più un...".

Questa è la musica italiana che conta . E su questo facciamo un minuto di silenzio.

Etichette:

mercoledì, novembre 08, 2006

Baseball: Sunset Boulevard Prize


Sunset Boulevard: MVP 2006
Come ogni anno, abbiamo il nostro vincitore del premio Sunset Boulevard. Il "bidone d'oro" ormai temuto da tutti i giocatori.
Quest'anno vista la vittoria per manifesta, non abbiamo fatto votare. Gli altri campioni del passato nel link a destra
Il nostro campione è....

Landi Collirone/i



Un aereo proveniente dal Venezuela, un bel giorno di giugno, deposita a Torino un armadio a quattro ante. Landi Collirone è il suo nome. Lanciatore di professione, dall'aspetto un po' tamarro di periferia e dalla timidezza di un finlandese.
Per un fortuito caso Collironi esordisce il giorno stesso del suo arrivo, in amichevole contro la Juve98. A lungo gli spettatori ricorderanno la sua prestazione, in quanto resterà la migliore della sua avventura italiana.
Già dalla prima gara ufficiale, Collirone dimostra la sua passione per i battitori avversari nonchè una notevole mira. Ne colpirà 8 su 52 affrontati e vincerà il "Peluche D'oro" della Fibs come miglior tiratore al bersaglio (media pgl di 18.36)
La sua notevole lentezza nei movimenti sul monte gli farà vincere il premio "Moviolone D'oro" e il suo lancio "palla ginnica" è già oggetto di un cartone animato giapponese. Già a metà luglio iniziano i primi malcontenti. A parte i "noooooo" del pubblico del Torino, quando lo vede entrare, circolano le prime voci di un possibile taglio. Prima smentite e poi ufficiali. Landi Collironi, lascerà i Grizzlies a fine luglio tornando a casa con un altro connazionale (Piovan della Juve98).
Voci non confermate lo vedono ora imprenditore felice, grazie a un baraccone di "Tre palle, un soldo" aperto in un Luna Park di Caracas.

NB. Come si può notare, un po' l'abbiamo chiamato Collirone e un po' Collironi, perchè oltre al suo ruolo nessuno ha capito come si chiamasse realmente.

Etichette:

martedì, novembre 07, 2006

Cinema: Primi Amori, Primi Vizi, Primi Baci

Recensione di "Primi Amori, Primi Vizi, Primi Baci"



Ci sono capolavori, ci sono film belli, brutti e orrendi. Ci sono i film della Troma. Infine ci sono pellicole inutili. In questa ultima categoria rientra in pieno merito "Primi amori, primi vizi, primi baci", opera francese che continua il trend delle commediole d'oltralpe, futili e ammiccanti. Non è un brutto film, recitato male o con una pessima regia, semplicemente si passano 103' in cui nulla accade o viene detto. E alla fine non rimane niente.

Il centro del film ruota su una storia quotidiana e semplice. Argomento difficile ma affascinante, che funziona quando dalla normalità emerge qualcosa, come (tanto per citarne uno da noi recensito) in "Little Miss Sunshine". In questo caso, invece, tutto evapora. L'ambiente è quello della colonia estiva "Ce Jours Heureux", di cui si narrano le vicende. E' il 1992 e i protagonisti sono giovani animatori a volte casinisti, a volte consiglieri spirituali e bambini scalmanati e non. Il tempo passa tra bravate, problemi organizzativi e soprattutto storie d'amore. A metà film si capisce come va a finire il gioco delle coppie.

Il campionario dei personaggi è facile. Nello staff animatori, si notano le figure-macchiette, di un direttore molto puntiglioso all'inizio e molto meno alla fine, un animatore bello, dannato e donnaiolo, un'animatrice timida e impaurita che poi si trasforma e un'altra donzella bella e interessante che fa girare la testa a tutti quanti.
La storia e la psicologia di animatori e bambini vengono solo abbozzate, mai approfondite. Sembra di passare davanti a una vetrina. Si notano, si guardano un attimo, ma non si "toccano". Soltanto in un caso, un bambino molto nevrotico, si indaga un po' di più.
Ragioni geopoliche poi, ci spingono fuori dalla satira, che a noi appare abbastanza incomprensibile, sui belgi e sui quebecois. Altra macchietta, forse la più azzeccata è quella del cuoco turco che massacra i bambini a colpi di piatti iper-grassi. Volendo cercare un paragone potremmo definirlo simile al "Tempo Delle Mele", altra commediola adoscenziale francese, icona degli anni 80. Sicuramente più melensa, ma anche più riuscita.

Chissà come ha fatto a vincere diversi premi in svariati festival. Considerando anche che la recitazione e la regia, come la storia, passano inosservati. Di solito si rimane stupiti dalla bravura dei bambini che recitano, ma qui, non c'è proprio nulla da segnalare.
Il consiglio è di rispolverare le nostre vecchie VHS fatte con le videocamere in riunioni o eventi famigliari. Magari non vinceremo l'Oscar, ma di certo saremo all'altezza di "Primi amori, primi vizi, primi baci".


Titolo originale: Nos jours heureux
Nazione: Francia
Anno: 2006
Genere: Commedia
Durata: 103'
Regia: Olivier Nakache, Eric Toledano
Cast: Jean-Paul Rouve, Marilou Berry, Omar Sy, Lannick Gautry, Julie Fournier, Guillaume Cyr, Joséphine de Meaux, Jacques Boudet
Produzione: Quad Productions
Distribuzione: Filmauro

Etichette:

sabato, novembre 04, 2006

Monoscopio: Serse Coppi

Monoscopio
Quando lo sport era sport


SERSE COPPI (CICLISMO)




Non so quante volte ho sentito parlare di Fausto. D'altronde in una famiglia "coppiana" e appassionata di ciclismo, non poteva che essere così. Sebbene il campionissimo fosse al centro della maggior parte dei racconti, ogni tanto il nome di Serse emergeva. Sarà per il nome, sarà che a volte qualcuno se lo dimentica, ma è un personaggio che mi è rimasto impresso.

A rileggere ora la sua storia, vengono i brividi per quanto sia stata poetica, affascinante e purtroppo tremendamente drammatica.


Dopo un'ottima carriera tra i dilettanti, Serse, passa professionista nel 1946. Arrivano subito grandissimi risultati, vince la Milano-Varzi, si piazza nella Milano-Torino, nel circuito di Genova e poi ancora al Campionato di Zurigo e nella Coppa Bernocchi. Anche nelle gare a tappa Serse ottenne ottimi piazzamenti. Bene nel Giro d'Italia e nel Giro D'Emilia.
Nel 1947 proprio al Giro a seguito di una grave caduta si frattura una gamba. Ci vogliono ben due anni prima che Serse torni in piena forma e in quel 1949, lotta a lungo nella Freccia Vallona e vince ad ex-equo la Parigi-Rubaix. A parimerito perché, un gruppo di corridori in fuga sbaglia il percorso, mentre Serse con il resto del gruppo, arriva e vince in volata. I tre corridori, tra i quali vince Mahè, arrivano dopo e una volta arrivati fanno ricorso. E così la vittoria viene divisa.

Il rapporto tra i fratelli Coppi era qualcosa di troppo difficile da descrivere a parole. Serse ha dato sempre un importante aiuto a Fausto, in diverse gare, ma soprattutto nelle grandi corse a tappa.
Sostegno intervallato da altri risultati personali. Sostegno che Fausto vuole, assolutamente, nel Tour del 1951.
Prima di partire per la gara francese, i due partecipano al Giro Del Piemonte. E' il 29 giugno. Poco prima dell'arrivo al Motovelodromo di Corso Casale, Serse infila un binario del tram e cade con altri ciclisti. Finisce la gara e in bici torna in albergo. E' ferito alla testa. Un'ora dopo si manifesta un violento dolore al capo, viene chiamato il medico, ma nulla lascia pensare a qualcosa di grave. Mezz'ora dopo Serse è esanime. Viene portato in ospedale e purtroppo si capisce che c'è un'emorragia. Subito viene pianificata l'operazione, ma ancor prima che possa aver luogo, Serse muore.
Fausto sempre vicino al fratello commenta distrutto "Aveva ragione la mamma, non dovevamo correre".

Etichette:

giovedì, novembre 02, 2006

Musica: Marlene Kuntz, Badly Drawn Boy





Oggi suoniamo bene e con classe...



MARLENE KUNTZ (S-Low Live)


Il tour S-Low ha confermato la nuova strada intrapresa dai Marlene. Più intimisti, meno rabbiosi. E vabbè, sarà che siamo kunzici fin da quando c'era Viano. Sarà che ci hanno portato via Dan Solo. Sarà che ci hanno dato Marroccolo (bravo si, ma fuori luogo). Sarà che "Bianco Sporco" l'abbiamo cancellato dalla nostra memoria, ma questo tour "S-Low", l'abbiamo atteso con paura e con un po' di rimpianti.

In realtà il concerto S-Low non è stato affatto male. Meno rabbioso, ma sicuramente di grande impatto. E dopo il tour ecco il disco di riferimento, secondo live, generato dai Marlene.

Superfluo dire che è bello. Manco fosse una novità. I Marlene al di là delle scelte artistiche recenti, che evidentemente non condividiamo, sono sempre uno dei migliori gruppi italiani, compatti, affascinanti, tecnicamente impareggiabili.

S-Low è un live emozionante come il tour, soprattutto per la scelta della scaletta. I ritmi sono cambiati ma le canzoni sono quelle di una volta. Via! Si apre con "Lieve" ed è già un brivido. Poi "Danza" e poi ancora due regali da "Catartica" e dal "Vile", "Ti giro intorno" forse una delle canzoni più sottovalutate del repertorio e l'incazzosa "Fuoco su di te" che segna l'inasprimento dei suoni di S-Low.

La lista sarebbe ancora lunga e comprende brani anche più recenti "La Canzone che Scrivo Per Te" e "Serrande Alzate", fino ad arrivare ad "Amen" di "Bianco Sporco". La chiusura, del disco, sarà banale, sarà scontata ma tocca a "Nuotando nell'Aria", l'emblema dei Marlene Kuntz per eccellenza, che nonostante le tante primavere continua a procurare brividi come se fosse la prima volta. Un bel regalo, interessante e ben confenzionato in attesa del prossimo disco di inediti.


Badly Drawn Boy (Born in UK)




Badly Drawn Boy, avrebbe un seguito serio e appassionato di cultori di bella musica anche in Italia, se cambiasse il suo nome. Vi sfido a sentire una canzone in radio e cercare di capire che ha detto il DJ "Questo era il nuovo pezzo di ballidrauboi" e poi girare nel vostro negozio di musica preferito facendo finta di sapere bene cosa cercate, mentre in realtà buttate l'occhio qua e là alla ricerca di un cantante che si chiama ballidraun o badraunboi.
Al di là di questo consiglio, che mi sento di elargire a questo cantautore inglese, "Born in UK" è proprio bello.
Potremmo definirlo pop o brit-pop, se non fosse che le due definizioni sfociano, per molti, in generi leggeri e facili. Togliamo l'etichetta e diciamo solo che è un disco suonato bene. Ma bene, bene. Poco conta il genere.
Musica inglese d'alta qualità si sviluppa per tutta la durata dell'album. C'è da dire che l'inizio non è dei più facili, si parte con l'intro e vorresti tagliarti le vene, tanto è triste e lento e pensi al fatto che d'altronde di cantautore si tratta. Pessimismo e fastidio.
Poi arriva la gradita sorpresa che parte da "Born in UK" pezzettino in salsa brit-pop, per continuare con brani piacevoli e mai banali.
L'atmosfera a volte è un po' retrò, soprattutto nelle canzoni "A Journey From A to B", e "Nothing's Gonna Change Your Mind" e in altri casi diventa revisionismo pop (e ci risiamo scusate...) interessante. Non mancano le canzoni tristi (è pur sempre un cantautore no?) come "Without A Kiss", ma di certo non annoiano. Per quanto riguarda la voce è palese l'accento british che accompagna un tono profondo e adeguato alla circostanza.
Per una volta possiamo togliere i Ramones dal lettore e mettere questo Badly Drawn Boy!
News
Gioventù Sonica!
Siamo già davanti ai negozi di dischi! E attendiamo l'8 dicembre l'uscita di "The Destroyed Room: B-Sides And Rarities", il nuovo cd dei grandissimi Sonic Youth, una delle band che ha influenzato maggiormente la musica indie degli ultimi 25 anni. Il cd sarà una raccolta, come dice il titolo, di B-sides e di rarità. Da non perdere!!!!
Persiana on line
Dal 31 ottobre è on line il nuovo sito dei Persiana Jones (www.persianajones.com) la celebre e brava band punk-core di Rivarolo Canavese. Il nuovo disco arriverà a gennaio!
Baseball Metal
Il popolare catcher della MLB Mike Piazza ha suonato la chitarra con il gruppo heavy metal degli Skid Row durante uno show all'Hard Rock Cafè di Time Square. Gli Skid Row di recente hanno fatto uscire il nuovo disco "Revolutions Per Minute".
Effetti delle Droghe
Non so se ridere o piangere. Non so se essere contento o no. Comunque ancora news dai Clash. Stavolta è Terry Chimes, che annuncia d'aver concluso un libro sulla chiropratica. Sua passione dopo aver abbandonato la musica. Chimes ha anche una clinica e si dice felice quando una persona riacquista la salute.
Cosimo Hansen e gli adesivi
Il buon Beck fa sapere che dopo Cosimo arriverà un secondo figlio. Il cantante americano sposato con un italiana ha un già un figlio che si chiama Cosimo (Hansen).
Intanto il suo disco "The Information" di cui si sente poco in giro, è stato escluso dalle classifiche inglesi, perchè...regala adesivi per farsi da se le copertine. Per gli inglesi questo potrebbe influenzare la scelta dei consumatori. Quindi fuori!

Etichette:

Powered by Blogger