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essekappa: dicembre 2006

domenica, dicembre 24, 2006


Nell'augurarvi buone feste, comunichiamo che questo sito è chiuso per ferie
auguri a tutti

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martedì, dicembre 19, 2006

Musica: Sonic Youth

Musica: Speciale Sonic Youth "The Destroyed Room"






Passerà per una sviolinata (non possiamo dire di peggio), ma la sensazione che si ha dopo l’ascolto di questo disco è proprio quella che i Sonic Youth descrivono come intenti nell’ultima pagina del libretto. Riassumendo, dichiarano, d'aver voluto offrire un aspetto diverso dai soliti b-sides, mettendo in mostra un aspetto, che erano ansiosi di mostrare, sconosciuto dei Sonic Youth. “The Destroyed Room”, ha tutto ciò nel titolo e nelle foto del libretto. La stanza è distrutta, rivoltata e rivoluzionata. Nuovi aspetti emergono.




Questo disco appunto non è come buona parte dei b-sides and rarities che escono. Non è una marchetta per fare soldi, non è un’auto celebrazione. E’ si un disco più adatto ai fedelissimi che ad altri, ma anche per loro (noi) è un’avventura tutt’altro che facile. Di opera difficile si tratta, da studiare un po’ e poi…da apprezzare. Il 90% è strumentale e in qualche canzone si esce dai canoni dei Sonic Youth.


Si parte subito espliciti con “Fire Engine Dream” pezzo d'apertura. Antipasto di soli dieci minuti. Fragore, note distorte, caos. Sonic Youth. Brano intenso, mai stancante registrato nel 2003 per le session di Sonic Nurse.


Sonorità che continuano un po’ addolcite ma sempre taglienti con "Fauxhemians" il cui titolo è un omaggio a New York. Canzone registrata su un registratore portatile a 16 tracce durante le Noho Forniture Session del 2001.



Si passa poi a "Razor Blade", b-sides vagamente country con la voce di Kim Gordon sempre molto sospesa e affascinante. Pezzo uscito dal singolo Bull in The Heather e precisamente dalle session di “Experimental Jet Set…”

Poi iniziano le cose difficili. "Blink", canzone composta nel 1999 anno di Goodby 20th Century (registato in Europa) e usata per il film Pola X, è un pezzo di cinque e rotti minuti, dagli accordi scarni e taglienti accompagnata dalla voce di Kim.



Poi lo stupore elettronico di Campfire, canzone “special” scritta per amici e finita con altre generate da artisti come Beck e Pavement. 2'19" di campionamenti che per quanto fuori dagli schemi, non disturbano e durano il giusto.



Il tempo sembra poi sospendersi con Loop Cat, 5’39" di leggeri fremiti alla Sonic Youth in un’atmosfera quasi onirica. Spizzichi di note distorte rubate con una DAT machine durante le registrazione di Murray Street. Appassionante e anche tanto, nella sua quasi casualità compositiva.



Si riprende un'aria più leggera con la bella bella e leggiadra “Kim’s Chords”, uscita direttamente dalla chitarra di Kim. Versione raffinata ma assai bella del manifesto della band.



"Manifesto" che viene celebrato con la traccia seguente Beauyiful Plateu. Allora via con le note lanciate, le chitarre impazzite, in un pezzo tratto da improvvisazioni musicali, e inserito nell’edizione Giapponese di Sonic Nurse.



Sullo stesso filone sonoro ma più cupo e lungo è “Three Part Sectional Love Seat” risalente allo stesso periodo di Fauxheminas. Pezzo work in progress con un titolo praticamente provvisiorio. E' un inedito tratto dalle Noho Session che si prende beffa dell'ascoltatore lasciandolo poi per quasi un minuto in silenzio.




Sempre dalle stesse sessione arriva Queen Anne Chair, altro pezzo alla Sonic Youth, in cui viene dato fondo a tutti i tocchi da maestro della band. Un brano affascinante.




Infine si chiude con "The Diamond Sea". Qui in versione, per dire, allungata (sono 25') con un finale diverso. Lunga? Stancante? Macchè! E' bellissimo perdersi nelle note di questa canzone, suonata alla fine delle sessione del Loolapalooza. Un gran regalo. Come questo disco d'altronde.







The Destroyed Room - b sides and rarities

1. Fire Engine Dream
2. Fauxhemians
3. Razor Blade
4. Blink
5. Campfire
6. Loop Cat
7. Kim's Chords (Non-Lp Version)
8. Beautiful Plateau (Non-Lp Version)
9. 3 Part Sectional Love Seat
10. Queen Anne Chair
11. The Diamond Sea (Alt. Ending)

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mercoledì, dicembre 13, 2006

Beisbol

Beisbol







Mentre alcuni siti piemontesi e non stanno già discutendo sulla "legge" che vede protagonisti gli oriundi e gli stranieri (a proposito...che ne pensate?) e l'Avigliana ufficializza a Tuttosport l'iscrizione in A1, a Cuba è entrato in pieno ritmo il campionato.
Cuba

Alla faccia delle favorite. Tanto per dire che tutto il mondo è paese, i pronostici dei giornalisti cubani per il momento sono stati...come dire...inesatti.


A stupire tutti ci sta pensando il Ciego de Avila. Discreta formazione che dopo sette partite è ancora imbattuta. Tre vittorie contro il Matanzas, tre contro i Metropolitanos e una contro il Sancti Spiritu. Altra sorpresa di inizio stagione è la squadra dell'Habana. Sempre offuscata dagli Industiales ha ottenuto per ora cinque vittorie e due sconfitte. Per il resto c'è molto equilibrio e anche le favorite per ora inglobate al gruppone delle squadre. Malissimo invece il Las Tunas, una delle squadre più attese. In sette partite una sola vittoria.

Nuove idee per un nuovo baseball

A Porto Rico invece si pensa a un modo per rendere più spettacolare il beisbol e soprattutto a rendere più brevi le partite. Questo è quanto è emerso dall'ultima riunione del COPABE (Confederazione Pan Americana). I membri del direttivo della Confederazione hanno tempo fino al 15 di gennaio per presentare nuove idee. Una di queste, secondo il portoricano Flores, potrebbe essere l'ingresso e l'uscita di corsa dei giocatori. Secondo lui, si risparmierebbero 45 minuti. Speriamo in idee più suggestive...

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lunedì, dicembre 11, 2006

Musica: Stone Sour, Mars Volta

Stone Sour - What (Ever)



C'eravamo quasi. Questo poteva essere uno dei dischi dell'anno Confermiamo e apprezziamo che il cantante degli Slipknot, Corey Taylor, sia un artista poliedrico e assai capace. Ma il secondo disco degli Stone Sour viene frenato, probabile, dalla casa discografica che gli ficca dentro degli episodi troppo commerciali.
Un disco che oscilla tra i suoni alla System of a Down e il nu-metal. L'inizio è molto interessante. Le prime tre canzoni sono una botta di rock da 10 e lode. E mentre pensi d'essere di fronte a un capolavoro, arriva la canzone "Silvyword", che sembra scritta dai Nickelback sotto acido. Una ballade commerciale adatta al mercato. Da qui in poi ascolti il disco con l'angoscia di veder uscire dal lettore il presentatore del Festivalbar che annuncia l'imminente arrivo degli Stone Sour. Insomma, la paura c'è e il disco zoppica un po', anche se dopo "Silvyword" ci si riprende con altri tre pezzi degni di nota. Perplessità confermate poi da "Through the Glass", altra ballade totalmente inutile dalla quale vorresti scappare. Chitarra classica, voce sofferta e forse ragazzine piangenti. A noi piange il cuore invece, perche le restanti canzoni rialzano il tiro e confermano la bravura degli Stone Sour e la bellezza di questa opera. Ingenuità commerciali a parte.






Mars Volta - Amputechture




Cari Mars Volta,
E quanto ve la tirate! Pure troppo. Si ok, siete bravi, non c'è che dire, ma troppo altezzosi e troppo proiettati a dire "Mo' facciamo una gran figata". E dispiace, perchè poi alla fine la gran figata non arriva e la classe rimane sprecata nella ricerca di un capolavoro. Un passo indietro per favore.
Meno imitazione dell'epoca che fu. Rock anni 70' progressive e psichedelico. Chiari riferimenti all'architettura musicale dei Led Zeppelin. Si siete bravi, l'abbiamo detto, ma i Led Zeppelin, i Pink Floyd, i King Crimson, li abbiamo già avuti e con tutto il rispetto preferiamo gli originali.
Comunque c'è da dire che "Amputechture" è un disco sicuramente ben suonato e ben confezionato. Otto canzoni, solo otto, di rock intenso, che mischia le già citate reminescenze anni '70 (la canzone che apre il disco -"Vicarious Atonement" sembra scritta da Plant e Page) a un po' di cose nuove, come l'utilizzo di campionatori e strumenti a fiato. Con l'ispirazione dall'illustre passato, è ovvio che i Mars Volta vaghino in canzoni lunghissime, perdendosi nei meandri spazio temporali di chitarre distorte e batterie pesanti.
Ma dal rock seventies a un certo punto ci si risveglia bruscamente con la traccia 6 "Asilos Magdalena", canzone in spagnolo, solo chitarra classica. Dopo dieci secondi viene da guardare il lettore cd e verificare se veramente dei Mars Volta si tratta.
Parentesi ballade a parte, il copione riparte subito identico con un pezzo di 11'58". Si torna a immergersi in note distorte, tutto molto ben suonato, ma veramente troppo spocchioso e uguale al glorioso passato.

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giovedì, dicembre 07, 2006

Cinema: In viaggio con Evie

Recensione di "In viaggio Con Evie - Driving Lesson"


Salvati dalla noia dall'ironia. Anzi, salvati dal celebre humor inglese. Ed è proprio grazie al tocco comico che siamo riusciti a vedere senza annoiarci "In Viaggio con Evie". Film che ripropone un argomento visto, rivisto, stravisto e bollito. Pellicola che ha vinto e possiamo dire pure troppi, riconoscimenti in svariati festival in giro per il mondo.
Tema centrale è il classico rapporto intergenerazionale. Per dirla come i critici accademici un film di "formazione". Noi aggiungiamo che è una versione divertente del mieloso "Harold e Maude", una versione meno cattiva, per certi versi, di "Profumo di donna", ma soprattutto un punto di vista sulla religione alla "Mele d'Adamo", con tinte meno noir.
Le battute e le situazioni in british style sono il fiore all'occhiello di questa opera. Battute divertenti situazioni esilaranti che ci aiutano a dimenticare qualche ambizione di filosofeggiare e d'insegnare a vivere. Cose che a tratti affiorano ma che risultano eccessive e pretenziose.

Ben è il classico adolescente sfigato. Il padre è un pastore, la madre è un'integralista religiosa che vive in nome e per conto di Dio. Almeno così sembra. E' asfissiante e noiosa e non da un attimo di tregua al povero Ben controllato 24 ore su 24.
Per aiutare un povero sbandato, il ragazzo, trova un lavoretto estivo come aiutante di un'arzilla vecchietta. Evie, appunto. Ex attrice, stravagante, alcolista, folle e divertente. Ben, naturalmente imparerà molto e aprirà gli occhi sulla vita.

Il rapporto tra Evie e Ben mette in campo tutto il repertorio classico del genere. Prima difficoltoso, poi amichevole e infine con un pizzico d'amore platonico. Il tutto condito con poesia, trasgressione e dramma. Una storia che risulta comunque godile grazie alla faccia fissa e perplessa di Ben e la verve comica di Evie, attrice decaduta e intellettuale pazza, che fa emergere lo spirito poeta del ragazzo.
La critica religiosa occupa l'altra parte degli intenti narrativi. E' una critica feroce che usa situazioni paradossali. La religione viene usata come una facciata, che nasconde un modo d'agire lontano dagli insegnamenti di Cristo. Dalla madre integralista al padre pastore che per ignorare la realtà si butta nell'ornitologia e comunica spesso imitando i versi degli uccelli.

Narrazione lineare, regia semplice ma efficace. Nulla da segnalare. Il cast invece è pieno di curiosità e facce note. Ruper Grint che interpreta il rosso Ben è stato l'amico di Harry Potter. Julie Walters invece è un nome che dirà poco, ma basta citare i film Calendar Girls, Harry Potter e Billy Elliot. La sua interpretazione è meravigliosamente comica e divertente. Figura un po' da chioccia (anche per quanto riguarda la recitazione) per l'attonito Grint. La madre invece è interpretata da Laura Linney già vista in Mistic River, Congo e Truman Show. Veramente espressiva e adatta al suo odioso ruolo.

Ottima pure la selezione musicale. Una colonna sonora molto british e veramente azzeccata.
La cosa più strana? Lo scoprire l'esistenza di un genere che mischia musica celtica a quella latina. Ironia inglese.




Titolo originale: Driving lessons
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2006
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Jeremy Brock
Cast: Rupert Grint, Laura Linney, Julie Walters, Michelle Duncan, Tamsin Egerton, Nicholas Farrell
Produzione: Rubber Tree Plant, United Casting
Distribuzione: DNC
Data di uscita: 01 Dicembre 2006 (cinema)


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lunedì, dicembre 04, 2006

Beisbol

Beisbol



Trionfo del Santiago al Latinoamericano
Partiti! Allo stadio Latinoamericano de La Habana, davanti a 30.000 persone festanti è iniziato il 46esimo campionato con il trionfo (noi teniamo sempre per il Santiago), dei vicecampioni contro gli odiosi (ehm...) Industriales. 6-3 il risultato finale.
Partita anticipata da una parata ginnica-beisbolera di bambini che hanno omaggiato l'inizio del torneo.
Intanto Cuba attende il pieno inizio del campionato. E come usanza mondiale i giornalisti si divertono a stilare una squadra di super campioni, prossimi protagonisti del campionato.
Occhi puntati su Gourriel del Sancti Spiritu, miglior battitore del campionato scorso. Sul monte spicca il noto Pedro Lazo, dei tabaqueros di Pinar Del Rio. In seconda posizione il mancino delle tigri di Ciego de Avila, Maikel Folch.
Non mancano di certo i pronostici. Favoriti ancora una volta gli Industriales, forti di un roster più che completo in ogni reparto. Potenziato ancora il Santiago che si piazza tra le favorite, nonostante qualche perplessità in difesa.
Si parla bene anche del Pinar Del Rio (e poverini hanno solo il beisbol e gli auguriamo tutto il bene possibile) che ha migliorato l'aspetto difensivo e soprattutto il monte di lancio. Attesi anche Las Tunas, Ciego di Avila e naturalmente il Sancti Spiritu.
Chavezzate
Che il Presidente venezuelano Chavez voglia imitare il suo idolo Fidel era una cosa risaputa. Ma che la strada dovesse passare anche dal beisbol...beh era una cosa abbastanza logica, ma non ancora risaputa.
Ed ecco quindi un accordo tra le due federazioni, che, per ora, prevede che sei venezuelani possano allenarsi e imparare tecniche di allenamento, medicina sportiva, biomeccanica, movimento fisico e quant'altro dai colleghi cubani. Entusiasti i venezuelani che ringraziano i due presidenti e si sentono nel paradiso del beisbol.
Vedremo gli sviluppi futuri, che senz'altro porteranno qualche venezuelano nel campionato cubano.
Intanto nella lega dominicana...
Tra voci di scommesse e minacce di morte agli arbitri c'è poco da star felici nel campionato di Santo Domingo.
Innanzitutto quattro arbiti statunitensi hanno rinunciato all'incarito, ritornando in patria, perchè spaventati dalle minacce subite. Addirittura un tifoso ha puntato una pistola contro un arbitro. Naturalmente è partita un'inchiesta, che ha catalogato il caso come "isolato".
Ben peggiore è invece il caso delle presunte scommesse di giocatori. Sotto accusa due giocatori dei Leones de Escogido. La società ha tentato di minimizzare l'accaduto durante una conferenza stampa, ma per i giornalisti ci sono ancora molte cose da chiarire. Da segnalare che i Leones hanno perso 14 partite di fila...

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