Musica: Verdena e Silvestri
VERDENA "REQUIEM"
Bang! E' con uno sparo che i Verdena aprono il loro lavoro. Bang! E "Requiem" è un proiettile che esce veloce, veloce, pericoloso e letale. "Requiem" è il contrario del suo titolo. E' l'album che li consacra, per chi aveva ancora dei dubbi, tra i gruppi rock italiani di qualità. Tagliente e rabbiosamente cupo già dalla scarna copertina, "Requiem", è un disco molto convincente sotto ogni aspetto. Si snoda tra percorsi seventies, psichedelici, sfumature da "gioventù sonica", ma soprattutto stoner.
"Don Calisto" è la prima canzone dopo l'intro e ha l'onore di continuare la deflagrazione lanciando a mille chitarre pesanti e batteria che pesta duro. Episodi che si ripetono in "Non prendere l'acme Eugenio", nella rabbiosissima "Isacco Nucleare", nel convincente stoner di "Canos" e nella urla di "Was?".
"Don Calisto" è la prima canzone dopo l'intro e ha l'onore di continuare la deflagrazione lanciando a mille chitarre pesanti e batteria che pesta duro. Episodi che si ripetono in "Non prendere l'acme Eugenio", nella rabbiosissima "Isacco Nucleare", nel convincente stoner di "Canos" e nella urla di "Was?".
Il singolo "Muori Delay", poi, è una di quelle canzoni destinate a entrare nella storia del gruppo e in quella del panorama rock italiano. Perfetta sotto ogni punto di vista, con l'aggiunta di avere un video bellissimo (al fondo del post)
Dal rock acido e tagliente si passa alla psichedelia rappresentata dalla distorta ballade "Angie" e da "Trovami un modo per uscirne". Interessanti anche i brani "Gulliver" e "Sotto prescrizione medica del dott. Huxley". Due pezzi, superiori ai dieci minuti, che prendono per mano l'ascoltatore, portandolo in giro per tutto l'album, facendolo vagare con la mente.
Niente da dire, è quello che ci voleva.
Dal rock acido e tagliente si passa alla psichedelia rappresentata dalla distorta ballade "Angie" e da "Trovami un modo per uscirne". Interessanti anche i brani "Gulliver" e "Sotto prescrizione medica del dott. Huxley". Due pezzi, superiori ai dieci minuti, che prendono per mano l'ascoltatore, portandolo in giro per tutto l'album, facendolo vagare con la mente.
Niente da dire, è quello che ci voleva.
SILVESTRI "IL LATITANTE"
La paranza è una danza/che ti riempe di soldi la stanza/
e se sei cantautore che ha intelligenza / rende la carriera più st..
Questa è la nostra versione de "La Paranza". La nota e orecchiabile canzoncina sanremese, che impazza nelle classifiche, in radio e probabilmente fa già parte della tracklist di qualche locale latinoamericano. Oh, niente da eccepire a livello tecnico. Coglie nel segno di brutto e ti entra nel cervello per non uscirne più. E' divertente. Demenziale.
Peccato però che sia Silvestri l'autore. Uno dei migliori cantautori italiani, ironico, intelligente, un po' alla Gaetano. Ancor peggio è il fatto che "Il Latitante" è un disco in sintonia con i ritmi e i tempi del Silvestri più apprezzato. Canzoni, esistenzialiste, ironiche con suoni lontani dalla tradizione italiana...ma poi...eccola lì. "La Paranza". Ammiccante e luccicante, demenziale e commerciale, riesce nei suoi 4' di lunghezza a sminuire la qualità artistica del resto dell'album. Fosse stato un singolo a se, non avremmo avuto nulla da dire. Ma qui stona. Tantissimo.
Canzoni interessanti come "Faccia di Velluto", o le autocitazioni di "Il Suo Nome" e "Gino e l'alfetta" o la gaetanissima e di parte "Che Bella Faccia" sbandano grazia alla paranzata.
Il segno è chiaro. Non è più il Silvestri dell'album d'esordio, non è più quello di Cohiba, ma è andato oltre anche a "Unò e duè". A noi manca, perchè al di là delle presenze sanremesi è sempre stato uno che ha messo idee e testi, spesso di parte, prima di tutto. Peccato che ora sia diventato "Il Latitante".
e se sei cantautore che ha intelligenza / rende la carriera più st..Questa è la nostra versione de "La Paranza". La nota e orecchiabile canzoncina sanremese, che impazza nelle classifiche, in radio e probabilmente fa già parte della tracklist di qualche locale latinoamericano. Oh, niente da eccepire a livello tecnico. Coglie nel segno di brutto e ti entra nel cervello per non uscirne più. E' divertente. Demenziale.
Peccato però che sia Silvestri l'autore. Uno dei migliori cantautori italiani, ironico, intelligente, un po' alla Gaetano. Ancor peggio è il fatto che "Il Latitante" è un disco in sintonia con i ritmi e i tempi del Silvestri più apprezzato. Canzoni, esistenzialiste, ironiche con suoni lontani dalla tradizione italiana...ma poi...eccola lì. "La Paranza". Ammiccante e luccicante, demenziale e commerciale, riesce nei suoi 4' di lunghezza a sminuire la qualità artistica del resto dell'album. Fosse stato un singolo a se, non avremmo avuto nulla da dire. Ma qui stona. Tantissimo.
Canzoni interessanti come "Faccia di Velluto", o le autocitazioni di "Il Suo Nome" e "Gino e l'alfetta" o la gaetanissima e di parte "Che Bella Faccia" sbandano grazia alla paranzata.
Il segno è chiaro. Non è più il Silvestri dell'album d'esordio, non è più quello di Cohiba, ma è andato oltre anche a "Unò e duè". A noi manca, perchè al di là delle presenze sanremesi è sempre stato uno che ha messo idee e testi, spesso di parte, prima di tutto. Peccato che ora sia diventato "Il Latitante".
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Etichette: Musica

1 Comments:
grande video, grande disco grande conc. all'hma un po' di tempo fa
però povero daniele!
besos
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