Cinema: Shooting Silvio
Cinema
Recensione: "Shooting Silvio"
Violenti! Violenti! E' il coro unanime che ha accompagnato l'uscita di "Shooting Silvio". Segue
boicottaggio ma con pratica sottile, non dare nell'occhio, perchè sennò è considerato volgare.
Tanto rumore per nulla. Questo film ha più violenza nel titolo che nella storia. Colpisce un simbolo più che altro. Cioè quella politica senza ideali che viaggia su marketing e aspetto esteriore.
Certo che l'uscita di "Death of a President" di qualche mese fa, non gli ha fatto molto bene. Naturale il paragone, eliminazione di un eminente politico, diversa la struttura, il background, l'ironia e gli intenti.
"Death of a President" era più una critica all'americanismo con rivolta violenta popolare. Qui si parla di disillusione, di iconoclastia e mancanza di ideali, incentrati sulla figura di un singolo alla deriva. Un quasi trentenne che si rende conto della mancanza di valori e interessi di questa epoca. E come dargli torto? La canzone che chiude il film incornicia tutto ciò. Afterhours con "Quello che non c'è".
Certo è un film chiaramente antiberlusconiano che però non sventola alcuna tessera di partito.
"Shooting Silvio" gioca tantissimo. Ironia spesso e volentieri, spezzoni di interventi e dichiarazioni di Berlusconi stesso, di Biagi e di Fede (nella maggior parte dei casi presi da Blob). Citazioni cinematografiche a non finire, forse pure troppe, che partono da "Apocalypse Now", passano per il "Grande Dittatore" di Chaplin e arrivano a strizzare pesantemente l'occhio a Nanni Moretti. A volte però esagera con la filosofia e si inoltra nei territori sentimentali del protagonista rischiando di uscire completamente dal soggetto. Ma per fortuna le divagazioni, sebbene troppe e a volte un po' noiose, non sono inutili e si ricongiungono per il grottesco finale.
La storia ruota tutta su Giovanni detto "Kurtz" come il personaggio di Brando in Apocalypse Now (perchè, dice, che non si sente a casa in nessun posto). Il ragazzo è un "artista", orfano, pieno di soldi. Organizza una festa colossale a casa sua, nella quale chiede agli intervenuti di aiutarlo a scrivere un libro sui vari modi di far fuori, non solo fisicamente, l'allora premier. Ma dalla boutade il protagonista finisce in un percorso che lo porta alla deriva più totale, all'esasperazione e alla pianificazione di un'eliminazione reale.
La regia, del giovane Carboni, è proprio come deve essere quella di un film indipendente. Sperimentale. Visivamente l'effetto finale è affascinante. Rielabora bene tecniche già conosciute diventando spesso veloce come un videoclip. Utilizza il bianco e nero eccezion fatta per pochi colori, tra i quali spicca il rosso, sfrutta computer grafica, animazioni e certe volte la ripresa è statica che più statica non si può.
La sorpresa più bella resta comunque l'interpretazione. Molto meglio di tanti altri noti e amati attori, il protagonista Federico Rosati recita con una naturalezza sconvolgente. E' credibile, reale, quotidiano.
A fianco si trova anche un mostro come Haber impegnato in una doppia parte. Senza contare il caratterista Remo Remotti alle prese con un cameo divertentissimo. Guest Star Erlend Øye membro del noto gruppo Kings Of Convenience.
"Shooting Silvio" ha avuto vita difficile. Complesso reperire i fondi, trovati a suon di feste e ingaggio degli attori sulla base dell'incasso. Non è un capolavoro, resta un esperimento interessante e ben costruito, lontano dalla staticità nella quale sembra essere finito il nuovo cinema italiano degli alfieri Scamarcio, Stella, Accorsi e soprattutto i Muccino. Bang! Bang!
boicottaggio ma con pratica sottile, non dare nell'occhio, perchè sennò è considerato volgare.Tanto rumore per nulla. Questo film ha più violenza nel titolo che nella storia. Colpisce un simbolo più che altro. Cioè quella politica senza ideali che viaggia su marketing e aspetto esteriore.
Certo che l'uscita di "Death of a President" di qualche mese fa, non gli ha fatto molto bene. Naturale il paragone, eliminazione di un eminente politico, diversa la struttura, il background, l'ironia e gli intenti.
"Death of a President" era più una critica all'americanismo con rivolta violenta popolare. Qui si parla di disillusione, di iconoclastia e mancanza di ideali, incentrati sulla figura di un singolo alla deriva. Un quasi trentenne che si rende conto della mancanza di valori e interessi di questa epoca. E come dargli torto? La canzone che chiude il film incornicia tutto ciò. Afterhours con "Quello che non c'è".
Certo è un film chiaramente antiberlusconiano che però non sventola alcuna tessera di partito.
"Shooting Silvio" gioca tantissimo. Ironia spesso e volentieri, spezzoni di interventi e dichiarazioni di Berlusconi stesso, di Biagi e di Fede (nella maggior parte dei casi presi da Blob). Citazioni cinematografiche a non finire, forse pure troppe, che partono da "Apocalypse Now", passano per il "Grande Dittatore" di Chaplin e arrivano a strizzare pesantemente l'occhio a Nanni Moretti. A volte però esagera con la filosofia e si inoltra nei territori sentimentali del protagonista rischiando di uscire completamente dal soggetto. Ma per fortuna le divagazioni, sebbene troppe e a volte un po' noiose, non sono inutili e si ricongiungono per il grottesco finale.
La storia ruota tutta su Giovanni detto "Kurtz" come il personaggio di Brando in Apocalypse Now (perchè, dice, che non si sente a casa in nessun posto). Il ragazzo è un "artista", orfano, pieno di soldi. Organizza una festa colossale a casa sua, nella quale chiede agli intervenuti di aiutarlo a scrivere un libro sui vari modi di far fuori, non solo fisicamente, l'allora premier. Ma dalla boutade il protagonista finisce in un percorso che lo porta alla deriva più totale, all'esasperazione e alla pianificazione di un'eliminazione reale.
La regia, del giovane Carboni, è proprio come deve essere quella di un film indipendente. Sperimentale. Visivamente l'effetto finale è affascinante. Rielabora bene tecniche già conosciute diventando spesso veloce come un videoclip. Utilizza il bianco e nero eccezion fatta per pochi colori, tra i quali spicca il rosso, sfrutta computer grafica, animazioni e certe volte la ripresa è statica che più statica non si può.
La sorpresa più bella resta comunque l'interpretazione. Molto meglio di tanti altri noti e amati attori, il protagonista Federico Rosati recita con una naturalezza sconvolgente. E' credibile, reale, quotidiano.
A fianco si trova anche un mostro come Haber impegnato in una doppia parte. Senza contare il caratterista Remo Remotti alle prese con un cameo divertentissimo. Guest Star Erlend Øye membro del noto gruppo Kings Of Convenience.
"Shooting Silvio" ha avuto vita difficile. Complesso reperire i fondi, trovati a suon di feste e ingaggio degli attori sulla base dell'incasso. Non è un capolavoro, resta un esperimento interessante e ben costruito, lontano dalla staticità nella quale sembra essere finito il nuovo cinema italiano degli alfieri Scamarcio, Stella, Accorsi e soprattutto i Muccino. Bang! Bang!
Titolo originale: Shooting Silvio
Nazione: Italia
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Regia: Berardo Carboni
Sito ufficiale: www.shootingsilvio.com
Cast: Federico Rosati, Melanie Gerren, Sofia Vigliar, Alessandro Haber, Antonino Iuorio, Giovanni Visentin, Marco Travaglio, Erlend Øye
Produzione: P.F.A.
Distribuzione: Cinedance
Etichette: Cinema

1 Comments:
non l'ho visto ma mi piace come hai espresso le tue tesi
tutto lì quello che posso dire
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