Cinema: You, The Living
Cinema
Recensione
"You, The Living"
"Gioisci dunque, o vivente!" Il tema proposto è molto semplice. L'esistenza umana. Utilizzato
all'infinito, sviscerato, fatto e strafatto in varie forme e dimensioni. Talmente tanto che ormai è lecito attendersi, da un film su questo tema qualcosa di banale e già visto.
Ma da questo rischio, sta ben lontano "You, The Living", film d'esordio dello svedese Roy Anderson. Il tema in oggetto viene svolto con grande volontà e con tanta, tantissima follia. Gelido, a volte un po' pesante e spesso comicissimo. Bene, bravo 7+, per dirla alla Cochi&Renato. Lo spettro di Aki Kaurismaki che s'aggira cordiale, tra dettagli curatissimi e flemma tipica dei film del grande cineasta finlandese.
Una via difficile e molto pretenziosa, a tratti spocchiosa, ma lo svedese riesce in pieno nel suo intento.
"You, The Living" candidato all'Oscar 2007 come miglior film straniero e in concorso a Cannes, è una pellicola che non ha una vera e propria trama. Brevi sketch narrano le esistenze degli abitanti di una non ben identificata città. Momenti, come la realtà impone, tristi, drammatici e a volte divertentissimi. Storie che giocano di rimando con altre, interrotte e impreziosite dalla visione, allucinata, di due sogni. "Ultimo giro, domani è un altro giorno" è il perenne richiamo di un barista, piccolo luogo che tiene insieme alcune di queste vicende e che oltre alla citazione cinematografica sembra voler dare un senso al tutto.
Le storie si poggiano su una scenografia scarna, illuminata da una luce azzurrina/sbiadita che rende il film surreale e assurdo. La cura dei particolari, come dicevamo prima, è incredibile. Memorabili alcune controscene, ottimi i movimenti di macchina e bellissime le ricostruzioni dei sogni. Gli attori recitano neutri, quasi a confondersi l'uno con l'altro e a volta parlano diretti in camera dando un senso teatrale.
Il difetto di "You, The Living", se difetto si può dire, è che a volte appare slegato e forse esagera con la lunghezza degli sketch. Ma resta comunque una gran opera prima, un'altra piccola perla del cinema nordico sempre forviero di grandi novità.
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3 Comments:
ottima recensione, ho visto il film per caso ed è una vera chicca, a volte bpoetico e geniale. Naturalmente distribuito malissimo.
Grazie!
Purtroppo è così che va il mondo. Stessa vita ha avuto "Le Mele D'Adamo" per me miglior film della scorsa stagione...
invece Die Hard lo trovi ovunque (bella schifo, anche se non l'ho visto e mai lo vedrò)
Roy Andersson gira film da quarant'anni, Du Levande non è il suo film d'esordio
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