Musica: Dinosaur Jr @ Hiroshima Mon Amour
Hiroshima Mon Amour - 02/06/2008
All’affermazione “Eh no, il 2 non ci sono perché vengono i Dinosaur Jr” più o meno tutti mi hanno risposto con “E chi sarebbero?”.
Risultati del sondaggio in mano, si preannunciava una serata solitaria con Mascis, Murph e Barlow (tutto sommato non era nemmeno male) o ad essere ottimisti, il trio, il sottoscritto e un manipolo di cinquantenni in pellegrinaggio dall’eroica band degli anni 80.
Invece a vedere il gruppo che con i Sonic Youth ha dato un senso alla vita di Cobain, Vedder, Lanegan e Cornell che altrimenti avrebbero fatto i commessi in qualche catena americana, c’erano veramente tante persone che passavano placidamente dai 20 ai 40.
Brutti pensieri nella mente; se Mascis non fosse stato quel cacachezzi che la storia narra che sia stato, se non avesse rotto la magia nel momento più alto ecc.ecc. chissà quanta gente in più ci sarebbe stata. Ma tant’è.
Recuperato Barlow (non ha parlato con Mascis per una marea di anni), fatto un ottimo nuovo disco, “Beyond”, i tre Dinosaur Jr, in formazione originale, accolgono il pubblico con una luce bassa, violacea e blu e un muro di amplificatori.
Alla chetichella e sulle note di una canzone di attesa, salgono sul palco. Schierati in linea. Brutti, ma proprio brutti.
Mascis con la sua fluente chioma bianca s’accomoda sulla sinistra. Murph, che sembra un impiegato della Microsoft al centro e Barlow, il più applaudito, maglietta dei Cinderella e basso sulla destra.
Ed eccoli. Scazzati. Rabbiosi. Con quell’aria da garage-band agli esordi. Low-fi. Attaccano le prime note e subito un muro di suoni s’abbatte sul pubblico che sembra stordirsi.
Quel muro di decibel, sicuramente meno forte di un tempo, li ha resi leggendari negli anni che furono, tanto da stupire pure Thurston Moore dei Sonic Youth, un altro tipo che con il volume non ha mai risparmiato.
Così è così deve essere, l’immaginario collettivo li ha creati così. E loro sono come uno li vuole. Mascis, ciondola e canta stanco, non si scompone di un millimetro, imbraccia chitarre, crea suoni distorti e taglienti guarda i compagni. Murph picchia duro e Barlow si scatena convulso al basso. Ed è proprio il bassista che crea un minimo di contatto col pubblico, lasciandosi andare a qualche “grazie”. Si ride anche un po’, grazie al siparietto offerto da Murph, che dalla batteria lancia gli occhiali sul palco. Al brano successivo il trio si ferma, sale un roadie con la pila e con l’aiuto di Barlow si mettono a cercare gli occhiali. Mascis commenta scazzato: “He found them”.
Fra un pezzo e l’altro, a parte cercare gli occhiali di Murph, i tre donano perle. Accordano gli strumenti e improvvisano qualche veloce passaggio, molto interessante, prima di ributtarsi nell’orgia sonora della scaletta.
Già la scaletta…vasta la scelta.
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