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essekappa: febbraio 2008
venerdì, febbraio 29, 2008
Cinema: Non è un paese per vecchi
Cinema
"Non è un paese per Vecchi"
La cosa più giusta l’ho sentita fuori dal cinema. “Se questo ha vinto quattro Oscar figuriamoci gli altri!”. Forse una battuta un po’ troppo cattiva, tutto sommato, ma da una pellicola che vince quattro Oscar come minimo ci si aspetta di strapparsi i capelli e di inginocchiarsi adoranti. Invece “Non è un paesi per vecchi” è sicuramente un buon film ma non un capolavoro. Buono, buonissimo, se pensiamo che i Cohen sono tornati a fare un certo cinema che sembrava che avessero abbandonato. Buono se pensiamo all’interpretazione degli attori, alla fotografia e alla bravura dei registi che nonostante una trama semplice riescono a catalizzare l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine “illuminando” ogni singolo dettaglio. Purtroppo “Non è un paese per vecchi” zoppica nelle sue troppo esagerate velleità di filosofeggiare, che spesso sviano dal focus e danno l'impressione d'essere appiccicate. Permeato da uno humor nero spesso irresistibile, ambientato nel polveroso Texas a fine anni settanta, il film narra di una semplicissima caccia all’uomo. Di un uomo, Llewelyn Moss, che finisce nel posto sbagliato al momento sbagliato e ritrova una borsa contenente il classico mucchio di soldi. Inseguito da un killer senza scrupoli e da una banda di messicani, il nostro inizia a girovagare per il Texas cercando di farla franca.
A volte violento a volte crudo il film dei Cohen naviga tra il thriller, il poliziesco e l'avventura lasciando praterie interpretative ai protagonisti. Già, gli attori. Da un cast che definire stellare è dire poco esce come ovvio una prova che ha pochi paragoni. Un ingranaggio che funziona benissimo e che eleva di parecchio tutta l'opera.
Javier Bardem (vincitore dell'Oscar) è Anton Chigurh un killer psicopatico e infallibile. Con l'espressione glaciale, la pettinatura da paggetto e un suo codice d'onore, catalizza più del protagonista l'attenzione dello spettatore. Tommy Lee Jones, invece sembra a suo agio nel ruolo del poliziotto vecchio e saggio a un passo dalla pensione. Josh Brolin, poi, duetta veramente bene con tutti gli elementi forti che si trova intorno e dona spessore a Moss. E infine c'è anche un cameo per Woody Harrelson. Spaccone come sempre, Harrelson, interpreta un altro killer antagonista di Chigurh, ma il suo personaggio sebbene credibilissimo alla fine risulta un po' inutile per la storia.
"Non è un paese per vecchi" non sarà il film dell'anno, ma è sicuramente un manuale di recitazione e coi tempi che corrono...
Quanti seguono i Baustelle da anni, vivono dal 2005 qualche tensione di troppo. Ormai è chiaro, il gruppo di Montepulciano sta cercando il balzo verso il mainstream. E i dubbi sono più che leciti: “Che fine faranno quelli che cantavano mi facevo di alcolici andati a male di benzedrina per non dormire?”. In effetti "La Malavita" era già più orecchiabile dei predecessori. Amen. “Amen”? Così sia, arriva il singolo “Charlie Fa Surf” e “Charlie fa skate, non abbiate pietà. Crocifiggetelo. Sfiguratelo in volto con la mazza da golf” balza nelle tracklist dei network italiani. Radio Dee Jay, Capital, Radio 2 e 105. Nulla di male, ma si sa che magari per stare in certi giri bisogna cambiare qualche…idea. Poi “Amen” è arrivato tutto intero e con sommo stupore, diciamo orgogliosamente che è meno orecchiabile de “La Malavita”. I Baustelle non rinunciano a una virgola del loro credo. A partire dai testi, esistenzialisti, per arrivare al sound come sempre mix di pop-elettronica-rock-atmosfere anni 60’ new wave e quant’altro, il tutto in una cornice elegante e vellutata che un po’ contrasta con i testi. I Baustelle giocano sempre con la loro peculiarità. Le due voci. Francesco Bianconi e Rachele Bastrenghi giocano, viaggiano paralleli, si rincorrono donando una particolare atmosfera ad ogni pezzo. Tant’è che quando ce n’è solo una s’avverte un senso di mancanza. Lungo ed incessante “Amen” entra diretto nel vivo fin da dopo l’intro di “E così Sia” proponendo un trittico convicente. “Colombo”, “Charlie Fa Surf” e il “Liberismo ha i giorni Contati”. Boom. Ma di certo il fiume in piena e non si placa ed ecco la “disco music” di Baudelaire (per noi il pezzo più bello), le riflessione di “Alfredo” e la bellezza complessiva di “Antropophagus” brano da dieci e lode per testo e suoni e l’indie rock di “L’uomo del secolo”. Pezzi di pellicola che s’intrecciano con la musica, citazioni colte. “Amen”. Così è.
E così è anche il giro sul mainstream. Se alla gente che guarda il Festivalbar, TRL, e ascolta DJ va bene sentire cantare “Satana è all’inferno per te. Ed è più moderno di te. Avremo divani fondi come tombe. Stando a quanto dice Baudelaire. Cristo muore in croce per me. Pietro brucia in croce per te…Pasolini è morto per te” sotto fatti loro…a noi piace ed è sempre piaciuto.
Mars Volta
"The Bedlam in Goliath"
Che viaggio allucinante! Al termine dei 75' minuti di "The Bedlam in Goliath" il vostro unico desiderio sarà quello di trovare un posto dove stare tranquilli e riprendersi. E riecco i Mars Volta, che dopo lo spocchiosissimo "Amputechture" si devono essere resi conto della malefatta (ma quanto era supponente!) e hanno raddrizzato il tiro. Roba da fan dei Mars Volte e per gli amanti del Rock-Progressive, delle lunghe suite, delle chitarre che vagano in percorsi colorati caleidoscopici con una voce stridula che sale e sale e una batteria che pesta. Ecco. Buon viaggio nella psiche disturbata di questo gruppo. Certo i Mars Volta non rinunciano a farsi vedere bravi, ma questa volta il pavoneggiamento non danneggia il lavoro. "The Bedlam in Goliath" è un percorso che inizia e finisce senza soluzioni sorta, un crescendo musicale a volte nero a volte dai colori violacei sfumati. Parlare di singole canzoni, non si può, o meglio non si riesce, visto il continuo tappeto sonoro disarmonico e disturbato. Con il suo titolo altisonante, questo disco è una valida alternativa alle droghe. Effetto assicurato.
Sotto il web video di Aberinkula
News
Un Blur politico
Dave Rowntree batterista dei Blur si candiderà alle prossime elezioni inglesi per il Labour Party nella circoscrizione di Londra. Un milione di batterie e più decibel per tutti!
C'è sempre lui di mezzo
Un altro che ama fare mille cose è il mitico Mark Lanegan. Leader degli Screaming Trees, una delle più grandi band grunge della storia ha iniziato un altro progetto. Dopo aver lasciato i Queens Of The Stone Age, fatto un gruppo nuovo e collaborato con Greg Dulli, Lanegan parteciperà al prossimo disco di Isobel Campbell ex Belle & Sebastian e donna di notevole bellezza
Inspiral Carpets: Li abbiamo inventati tutti noi!
Forse poco noti al pubblico italiano, gli Inspiral Carpets sono una band inglese che calca le scene da diversi anni con qualche e lunga pausa. Riuniti di recente e tornati nei negozi, la band inglese ha dichiarato "Oasis, Maximo Park e Fratellis, sono stati influenzati da noi!". Un dichiarazione forte che ha un fondo di verità. Noel Gallagher, prima di essere famoso, faceva il roadie per gli Inspiral.
Brutte notizie giungono da Cuba...Santiago esce sconfitto dal secondo incontro casalingo contro i Metropolitanos. I padroni di casa avevano vinto 23-13 il primo e comunque Las Avispas restano al vertice di questo campionato. Crolla invece La Habana contro il Villa Clara che vince ben due volte contro l'altra squadra di vertice della competizione.
Italia
L'Italia è stata invitata al World Classic 2009. La competizione vivrà il suo clou forse a San Diego, mentre le altre partite verrano giocate fuori dagli Stati Uniti. Pare anche che l'edizione del 2013 verrà allargata a 24 squadre con fase di qualificazione. In Piemonte, anzi su questo sito, non si placano i commenti sull'uscita del presidente Carbone in merito alla politica giovanile e alla conduzione di Gianmario Costa. Uno Zamparini nostrano...
Porto Rico
E' ufficiale. Il campionato invernale di Porto Rico è stato annullato a seguito delle polemiche e dello sciopero dei giocatori. E' quanto ha detto José Andreu García presidente della lega professionistica (LBPPR).
Sammy Sosa non si arrende
Nonostante sia un disoccupato, il titanico Sosa, ha dichiarato di non volersi ritirare. Il leggendario giocatore non ha ricevuto nessuna offerta di lavoro ma ha dichiarato di sentirsi ancora in grado di giocare nel baseball che conta.
Sia santificato il nome di Russ Meyer! Venga fatta una piazza in suo nome! Perchè? Perchè il nostro è stato uno dei più geniali e innovatori registi di ogni tempo. Con i suoi movimenti veloci, con le sue soggettive, con le sue trame e con la sua ironia. Se non ci fosse stato molti registi moderni o farebbero un altro mestiere oppure avrebbero un'altra mano (vero Quentin?). Dimenticato qualcosa? Beh...si...i soggetti dei suoi film sono sempre donne super maggiorate. Tettone, esclusivamente naturali, inserite in spazi desertici e polverosi, in piccole città della più profonda provincia americana. Come non si può voler bene a uno così? Di Meyer parleremo in lungo e in largo, però a casaccio senza andare in ordine cronologico. A noi piace così! Due parole sul maestro non possono mancare. Russ Meyer ha iniziato la sua carriera come cineoperatore durante la guerra. Si dice che i suoi reportage siano tra i migliori documenti della Seconda Guerra Mondiale. Poi ha lavorato come fotografo per Playboy e infine si è dato al cinema. Eroe delle Grindhouse, i suoi film, schifati come al solito dalla critica hanno sempre avuto un budget bassissimo ma un successo enorme. Secondo i critici, due sono i filoni del vastissimo cinema di Meyer.
La prima parte della carriera con i film in bianconero definibili "periodo gotico"e la seconda parte a colori detta periodo "Pop" con sotto-categoria "Bustoons". Le donne, vera fissa di Meyer, che però sul set aveva un comportamento rigoroso, imperversano in ogni suo film e in entrambi i periodi ma se nel filone gotico le rotondità sono ammiccanti, nel periodo pop, le nudità imperversano fino a quasi a bucare il video. Probabilmente chi non lo conosce e ha letto questo post, ora starà pensando che Meyer è un re del porno misogino. Se è così siete fuori strada. La sessualità nelle opere di Meyer è evidente ma è condita da un'ironia da cartoon e assurda che rende il tutto un fumettone provocante e naturalistico, viste anche le maree di scene di sesso in pieno deserto. Ironia che tra l'altro accompagna il regista anche oltre la vita: Sulla sua lapide c'è scritto: "King of The Nudies -I Was Glad to Do It". Per il "Misogino" manco per idea! Anzi nei suoi film spesso e volentieri sono le donne che dominano e vincono.
Supervixens
Occhei, ora parliamo del bellissimo Supervixens! Anno domini 1975, quart'ultimo film di Meyer, è una commedia pulp/demenziale/cartoonistica, divertentissima e irresistibile. Come ha detto Meyer stesso questa è la summa di tutte le sue opere e come ha detto qualche critico "Supervixens" è un luna park visionario, divertente e violento.
Meyer in questo film, alzò notevolmente il tiro. No, no, non di budget ma di attrici, utilizzando ben sette super-tettone contro le solite tre o quattro.
Tra le attrici spiccano Uschi Digard (la ragazza del manifesto) e Shari Eubank entrambe in un doppio ruolo. Bellissime e bravissime, stranamente, non ebbero poi il successo che avrebbero meritato.
La trama surreale i colori saturi e le strutture da cartoon rendono il film un piacevole passatempo dal quale è difficile distogliere l'attenzione. Queste trovate catapultano lo spettatore in un piccola cittadina sperduta degli Stati Uniti e fanno prendere in simpatia il buon Clint addetto alla stazione di benzina di Martin Boorman (nome nazista ricorrente nelle opere del regista) e sposato con la gelosissima SuperAngel. Durante una violenta lite in cui lei lo malmena, un vicino di casa chiama la polizia che giunge proprio durante una blanda reazione di Clint. Accusato di violenza domestica Clint viene cacciato di casa e il poliziotto, Harry, che tra l'altro viaggia in auto con il casco da motociclista, sfrutta la situazione per andare a letto con SuperAngel. Durante il rapporto però Harry...perde la tensione, non soddisfa Angel che lo prende in giro scatenandone la reazione che lo porterà ad uccidere la donna in una scena piuttosto pulp che prende spunto da Psycho.
Distrutta ogni traccia e data alle fiamme la casa, Harry fugge e Clint resta l'unico sospettato. Braccato, scappa dalla città e inizia a girovagare diventando l'oggetto del desiderio di ogni donna, tettona ovviamente, che incontra, manco fosse bello! Tutte gli saltano addosso!
Due automobilisti che lo caricano, la giovane moglie austriaca di un vecchio fattore, una ragazza di colore sordomuta figlia di un albergatore, fino ad incontrare SuperVixen proprietaria di una stazione di servizio e identica alla defunta moglie. Sembra nascere l'amore tra i due, ma quando le cose sembrano volgere al meglio, Harry si ferma per caso alla stazione, riconosce Clint, tenta di sedurre inutilmente Supervixen e infine la rapisce portandola nel deserto per attirare in una trappola Clint. Legata e con un candelotto di dinamite tra le gambe, SuperVixen se la vede brutta mentre il fidanzato duella con il cattivone Harry in un contesto puramente cartonistico, molto alla Will E.Coyote che si conclude con la classica esplosione, anticipata dal Beep Beep di RoadRunner. "That's All Folks" finale incluso, con scena di nudo desertico.
Giudizio Trash: Grandioso per tutto. Trama, divertimento, bravura del regista. Beh...bellezza delle protagoniste inclusa. Curiosità: come tutti i film di Meyer anche questo ha attirato parecchi musiciti. "Supervixen" è il titolo di una canzone dei Garbage. Mentre i Queens Of The Stone Age nel video di "3's and 7's" si rifanno al film
Reperibilità: Scarsissima in italiano, si trovano copie originali oppure ci si deve svenare (da 14 euro in su) nelle videoteche.
Una delle poche cose che gira in rete su SuperVixens, l'incontro tra Clint e la moglie del fattore (Uschi Digard)
Il 5 aprile l'Avigliana Baseball inizierà il campionato di A2 incontrando in casa il Codogno. L'ultima partita della regular season è prevista per il 17 agosto, data in cui i torinesi saranno impegnati sul caldo campo di Palermo. In B invece la Juve inizierà il campionato giocando contro il Cagliari.
Clemens si dichiara innocente
Roger Clemens proprio non ci sta. Nonostante l'inchiesta, nonostante le testimonianze di alcuni compagni, il pitcher 45 ha dichiarato al Congresso degli Stati Uniti di non aver mai preso doping in particolar modo l'ormone della crescita. Naturalmente la sua dichiarazione non è stata presa molto sul serio... Non se la passa bene nemmeno Bonds. Per quanto riguarda l'odioso Barry è emerso che già nel 2000 sarebbe stato trovato positivo a un controllo antidoping. Il giocatore verrà processato il 29 febbraio e rischia ben 30 anni di carcere.
Parafrasiamo! I tre di Reggio Emilia, dopo aver infiammato le piazze al grido di "Socialismo Tascabile" usando i metodi dei CCCP e un po' dei Massimo Volume, si trovano ora in Parlamento e devono dimostrare di non essere i soliti rivoluzionari che arrivati al potere si adeguano. Pesante. "Bachelite" è la prima proposta degli Offlaga con gli occhi addosso dell'elettorato e degli addetti ai lavori. Risultato? Diverso dalla realtà in cui viviamo...cioè i nostri non hanno perso la verve del rivoluzionario "Socialismo Tascabile". Come Teofilo Stevenson o come Caballo Juantorena non si sono venduti al vile denaro, anche se l'ultimo nato è meno grezzo, più tirato a lucido del predecessore, quasi fosse vestito in giacca e cravatta.
Bah...per farla breve..."Bachelite" non cambia struttura e modi di fare degli Offlaga, ma presenta un suono e un arrangiamento più curato a tratti più elegante. Basi new wave si appoggiano a ritmi post-punk incalzati dai soliti effetti moog. Suoni ed effetti che si sposano veramente bene
con il reading di Collini, cresciuto anche lui di intensità ed enunciazione. Purtroppo manca una "Robespierre" che lanci una molotov e incendi il tutto, manca un "Kappler" che faccia gridare nei concerti "Suo figlio ha la faccia come il culo!" ma i tre dimostrano di essere in grado di seguire la scia dell'ironia-socialismo senza annoiare e senza autocitarsi. Le storie sono al solito quasi tutte vere e narrano la quotidianità di una vita semplice tempestata da personaggi riprovevoli o da reminiscenze divertenti di simboli socialisti. Ci sanno fare come ci hanno sempre dimostrato e l'inserimento di nuovi elementi (strumenti a fiato su tutti) rinfrescano il progetto. Alcuni brani come la spassosa "Superchiome", la giusta posizione politica di "Sensibile" e la vita bordeline di "Cioccolato IACP" erano già note al pubblico che ha visto almeno un concerto del trio. A queste s'aggiunge il nuovo eroe political-sportivo, Vladimir Yaschenko, che con il suo salto "Ventrale" sostituisce il mitico Caballo Juantorena. Poi la disobbedienza sociale di "Dove ho messo la golf" in cui finisce in mezzo anche il buon Lula da Silva. Non manca l'omaggio all'Emilia paranoica portatrice di grandi talenti musicali rappresentata da "Lungimiranza" e la chiusura toccante di "Venti Minuti". Chi non lo compra è un Mastella.
Borde-Aux
Radio Motel
Come si suol dire, c'è una strada larga e lastricata d'oro e un'altra irta e stretta. Se i Borde-Aux sceglieranno la seconda e il suo duro lavoro, senza ma e senza se, potrebbero essere tra i fieri eredi del rock italiano di qualità (leggasi Marlene ed After). "Radio Motel" è il disco d'esordio di questo gruppo pugliese-milanese e sebbene a tratti sia acerbo, i Borde-Aux, dimostrano di saperci fare parecchio, mostrando qualità tecniche, capacità compositive sonore e testuali. Le influenze kunziche e degli Afterhours emergono ma non arrivano mai ad essere un plagio. Rock, nebuloso, oleoso e tagliente. Chitarre affilate e batteria pesante. Unica pecca, a volte la voce scivola sulla lunghezza d'onda dei Negramaro, ma questo proprio a cercare il pelo nell'uovo. Per il resto "Radio-Motel" è consigliato e consigliabile. Convincente fin dalla canzone d'apertura "Inganni", che apre un mondo di melodie a volte possenti a volte melanconiche intelligentemente amalgamate. "Il Grande Freddo" leggermente meno cupa, il binomio rabbioso chitarra-batteria di "Televisione" mettono in parata le qualità del gruppo. L'intimità di "6" poi fa passare ai Borde-Aux anche la difficile prova del pezzo lento, prima di esplodere nei corrosivi rock di "L'inibizione di Iaborit" e "Vertigine". Portato a casa il risultato "Radio-Motel" scivola un po' su "Nebulosa" ma la cosa non sminuisce il risultato finale. Bravi. Bravi. Se son rose...
News
Traffic numero 5!
L'edizione number 5 del Traffic Festival di Torino, sarà dal 8 al 12 luglio. Si dice che possa essere dedicata al Canada e si vocifera di un concerto Leonard Cohen lontano dai tour da 15 anni oppure Neil Young. Noi speriamo anche negli Arcade Fire.
Queens Of The Stone Age - intimi
Bella idea del buon Josh Homme. In corrispondenza di San Valentino il leader dei Queens ha indetto il YouTube Make Out Contest in cui i concorrenti dovranno mostrarsi in intimità sulle note di "Make It Witchu" ultimo singolo del gruppo. Qui i dettagli: http://www.makeitwitchu.com/
Supernatural - Superserious...semplicemente super
Ah che bellezza! Proprio in questo istante lo stiamo sentendo è il nuovo e straordinario singolo dei REM che preannuncia il ritorno, si direbbe graffiante, della band di Athens. Il singolo è ascoltabile in streaming sul sito ufficiale del gruppo: http://www.remhq.com/
Come disturbare una marea di persone e diventare un mito
Better to rest in peace in the warm body of a friend than in the cold ground
Cannibal Holocaust
(R.Deodato - ITA - 1980)
Bel casino, proprio un bel casino. E' quello che riuscì a fare il Sig. Deodato con il suo "Cannibal Holocaust". Precisazione: grandissimo film se non fosse per la scelta tecnica di massacrare sul serio gli animali (ma cavolo! un paio di trucchi no?). Il progetto "Cannibal Holocaust" fu ideato e messo in atto con lo scopo di far credere che tutto fosse vero. La volontà era quella di farlo passare come uno snuff movie (film in cui si uccide veramente). Bingo! Ci hanno creduto in parecchi! Forse perchè erano gli anni '80, "Amici" non esisteva e Berlusconi non faceva politca. Insomma la finzione non era all'ordine del giorno. Deodato poi, rincarò pure la dose facendo sparire i protagonisti dichiarandoli morti. Denunciato e processato. Multato. Censurato in oltre 40 nazioni. Oh...complimentoni! Ventotto anni dopo la sua uscita "Cannibal Holocaust" è un film che fa parlare ancora di se, ma che la critica ha riabilitato. Appare ora per quello che è: un precursore dei tempi. Un film di accusa a tinte horror/splatter che mette in luce la falsità e la violenza dei media. A questo punto un altro film del genere dovrebbe venirvi in mente...si...è quello..."Natural Born Killer" di Stone che condivide la stessa tematica. Tornando al nostro, si può dire che siamo di fronte a un film pregevolmente strutturato e narrato ancor meglio. In effetti ha la parvenza di essere reale. Deodato riuscì a innervosire realmente la troupe, utilizzò vere tribù di cannibali, qualche filmato di vere esecuzioni e con un trucchetto davvero ben fatto fece credere vere la scene dello stupro e soprattutto (da lì la denuncia) dell'impalazione di un'indigena.
Come ha scritto un critico il titolo è praticamente un ossimoro. Parolone che racchiude la storia di quattro documentaristi, popolarissimi e amatissimi, della BDC, che vanno in Amazzonia per girare un documentario sulle popolazioni cannibali. I quattro scompaiono, di loro non si hanno più notizie e la BDC manda il Prof. Monroe alla ricerca del gruppo. Monroe, aiutato da una guida (molto Indiana Jones) inzia il suo girovagare tra la foresta e le tribù, finendo in mezzo a battaglie e riti tribali, piuttosto pesanti. Casualmente rinviene i corpi dei quattro documentaristi, impalati e mangiati ma con la cinepresa e il girato ancora intatto. Tornato in patria, Monroe, riceve l'incarico di visionare i filmati. Ma...ma...i filmati girati rivelano le violenze, omicidi, strupri, torture e infine la distruzione di un villaggio, fatte dai quattro per creare un documentario di sicuro impatto. Solo che...a un certo punto...le tribù si sono incazzate veramente...eee... buon appetito!
Strutturalmente il film è diviso in due parti. La prima è relativa al viaggio del professore, "The Last Road To Hell", che le note del sito ufficiale vogliono sia stato girato in 35mm. La seconda è il flash back dei filmati dei quattro, "The Green Inferno", girato in 16mm con pellicola graffiata (a mano da Deodato) che da un senso di filmato amatoriale in presa diretta. Alle musiche si piazzò Ortolani che riuscì a creare un accompagnamento sonoro in grado di sottolineare i momenti drammatici quasi al livello di "Apocalipse Now". Peccato per lo scempio di animali. La tartaruga squartata, il suino ucciso da un colpo di pistola, un paio di scimmie decapitate, la cui morte pare abbia provocato il decesso per il dispiacere di altre scimmiette che erano lì...come riserve. Povere bestiole. Il tutto gioca con lo stress creato dal regista e rende visibile un notevole senso di terrore ed eccitazione tra gli attori. Alcune parti sono state lasciate in lingua originale per non togliere l'impatto emotivo in presa diretta.
Il successo e il clamore di "Cannibal Holocaust" è legato ad alcune scene passate alla storie e più volte davanti alla commissione censura. Tanto per alimentare la leggenda, si dice che esistano varie versioni del film, più o meno tagliate e una di 135' con scene tagliatissime e dettagli vari. Notissime sono la già citata scena dello stupro e dell'impalazione (che spaventò sul serio l'indigena protagonista) e quella dell'esecuzione della donna incinta, interpretata dalla costumista in quanto, le indigene ovviamente si rifiutarono. Notevole anche quella dell'indigena in fin di vita con gravi ferite dopo uno scontro con una tribù rivale. Di fatto il film di Deodato fece nascere un filone Cannibal. Parecchi furono i film che nel titolo o nella trama si rifacevano a Cannibal Holocaust, come ad esempio di Antropagus di Joe D'Amato. Slurp! Burp!
Giudizio Trash: che vi piaccia o no l'idea, Cannibal Holocaust è uno di quei film che vanno visti perchè fanno "curriculum". A noi comunque è piaciuto e merita. Curiosità: Uno dei quattro reporter è Luca Barbareschi. Abbastanza irriconoscibile. Non tanto per l'aspetto, ma per il fatto che sembra un bravo attore...(ottimo doppiaggio) Reperibilità: avvallato dalla critica, da Tarantino e da Eli Roth, Deodato potrebbe con un sequel renderlo popolarissimo e trovabile ovunque. Ora come ora c'è un bellissimo DVD di qualche anno fa e si trova ovunque. La copertina è censurata e l'ultimo fixing alla FNAC era di 9,90 euro.
Ohh questo non è un video di Veltroni dove tutti sono bravi e buoni. Qui sotto c'è brutta roba se sei impressionabile lascia stare!
Ufficializzato l'inizio per l'Italian Baseball League che inizierà il 17 aprile. La finale si disputerà dal 29 settembre al 6 agosto.
Cuba
Campionato tranquillo in quel di Cuba. Poche sorprese e ultimo turno che non ha regalato forti emozioni. In vetta continuano a spiccare due squadre: Santiago De Cuba e La Habana che continuano il viaggio appaiate (39/14). Un po' più dietro il Las Tunas, fermato da un redivivo Holguin. Sperando in emozioni maggiori in futuro...per ora è tutto.
Copa De America
La Copabe (federazione baseball panamericana) sta vagliando l'ipotesi di un torneo per selezioni Nazionali. "La Copa De America". Dovrebbe disputarsi ogni due anni nel periodo tra ottobre e novembre, prima dell'inizio dei campionati nazionali
USA
Roger Clemens, ormai nei guai per la vicenda steroidi e accusato pesantemente dal suo preparatore (pentito) arrichisce la vicendo con un altro fatto inquietante. Si dice e pare che prima di un servizio fotografico per Sports Illustrated McNamee, il preparatore, abbia dopato anche la moglie di Clemens iniettandole l'ormone della crescità. Doping fotografico
R-I-P-R-O-V-E-V-O-L-E. Proprio come quegli stupidi oggetti, i fenicotteri rosa di plastica, che di tanto in tanto si vedono di fronte alle casette USA. "Pink Flamingos" è un capolavoro d'oltraggio punkeggiante, assurdo e disturbante. Un'esplosione kitch che va vista senza farsi molte domande. Aaamen! Girato come al solito con pochissime risorse, unicamente nei week end, con mano incerta e mezzi tecnici che danno l'impressione spesso, d'essere di fronte ai filmetti famigliari. Uno dei pochi casi in cui, una roba del (de)genere ha riscosso subito un enorme successo...per così dire...oltre alle sue buone e solite critiche perbeniste. Echepalle! Parte principale della trilogia trash del regista John Waters, il cui nome forse dirà poco, ma è stato il regista di una prima versione di Hairspray (1988) autore della recente versione, oltre ad aver fatto "Serial Mom" (con Kathleen Turner), "Morte ad Hollywood" ed aver partecipato ad una puntata dei "Simpson" ed a una di "My Name's Earl".
Ritornando a "Pink Flamingos" sebbene siano passati 36 anni dalla sua uscita e 11 dalla sua riedizione senza contare tanto...trash sotti i ponti, il risultato è comunque spiazzante. Uh...disturbante.
Ci troviamo nei sobborghi di Baltimora e Babs Jonhson in arte "Divine" è una cicciona bionda (tipo Platinette, uomo anche lei) famosa in tutto il mondo come "The Filthiest Person", che si potrebbe tradurre come la più ripugnante o letteralmente sudicia. In un caravan posteggiato nella boscaglia, Divine vive con la madre, che si nutre solo di uova e sta tutto il tempo in un box, il figlio zoofilo e un'amica voyeur di quest'ultimo. L'allegra famigliola Johnson se la spassa tra coprofagia, cannibalismo, incesti, furti e pare qualche omicidio. Ma tutta questa notorietà infastidisce i Marbles coppia sposata, dai colori punk che a schifezze se la cava bene. Il ramo preferito dai coniugi è quello dei rapimenti e segregazione di ragazze con il fine di ingravidarle e di vendere i neonati a coppie lesbo. Gelosi di Divine i due tentano di eliminare l'avversaria, usando metodi, ovviamente, bastardissimi. Mandano una spia per scovare Babs, mandano la polizia alla festa di compleanno e danno fuoco al caravan. Piuttosto incazzusi eh?. Ma il travesta biondo e ciccione al grido di "Tutta la mia vita è votata al sudiciume!" non si lascerà di certo sopraffare.
Oh yes "Pink Flamingos" è proprio così! Se fa senso leggere la trama, figuratevi la visione.
L'ironia di fondo che pervade la pellicola allegerisce il soggetto e alcune scene diventano squisitamente (in)dimenticabili. Crackers, il figlio di Babs, fa sesso con la spia dei Marbles, mettendo in mezzo, è il caso di dirlo, un pollo. Che perde la testa. Fisicamente. La pattuglia che arriva alla festa di Babs viene uccisa e divorata dai convenuti. I regali per il compleanno toccano l'apice con la testa di un maiale e un invitato intrattiene tutti mostrando la sua elasticità muscolare. Di quale muscolo non si può dire, ma il suo personaggio si chiama "Singing Asshole". La traduzione fatela voi. Babs e Crackers irrompono in casa Marbles e leccano ogni cosa che in seguito si anima. Cavolo. Infine la scena finale si dice sia vera...
Grandiosa poi la colonna sonora che utilizza brani più o meno noti degli anni '50. Scelta stilistica? In parte si e in parte no, buona parte dei brani erano di dischi che Waters aveva in casa.
Giudizio Trash: Inequivocalbimente un capolavoro. Da gustare lontano dai pasti con una birra in mano. Reperibilità: Con la riedizione del 97 che contiene extra features con scene tagliate e intervista a Waters è abbastanza reperibile, sennò ci pensa Torrent Curiosità: film del genere sono leggendari e creano un milione di curiosità. Ad esempio "The Singing Asshole" ha chiesto di non comparire nei crediti. E te credo!. Babs venne arrestato/a durante le riprese per furto in un negozio. Si giustificò dicendo che era per entrare nella parte.
Attenzione! Questo video potrebbe risultare sgradevole così come Emilio Fede fa con noi.
Oh ti ho avvertito! Se lo guardi e poi ci stai male non ti lamentare! Ahhh...l'arte!
A Santiago giornata speciale con il Juego de Las Estrellas e naturalmente partita che ha indimenticabile. Finisce 6-5 per gli Occidentales che s'impongo al nono inning. Durante la giornata sono stati premiati tutti gli sportivi i migliori sportivi cubani del 2007.
Italia
Ufficializzati i gironi della serie B. Il Girone A è quello delle piemontesi ed è composto da: Poviglio, Brescia, Ares, Senago, Rajo, Lodi, Porta Mortara, Juve98 e Cagliari.
Porto Rico
Continua il braccio di ferro tra giocatori e proprietari. Per la prima volta nella storia il torneo invernale è stato fermato dalla protesta dei giocatori che minaccia addirittura di creare una nuova Liga, intanto è a rischio la partecipazione alla Serie Del Caribe e dei campionati futuri.
Potrei iniziare a parlare di "Into The Wild" in maniera classica. Ammesso che ci riesca. Invece parto da un altro punto. Ho il vizio di non leggere mai trama e critica dei film che vado a vedere, per non togliermi la sorpresa. Se siete come me e non avete visto il film, smettete di leggere questo post. Sennò continuiamo. Ancora qui? Ok. Ho passato 146' guardando il film di Penn pensando cosa mi piaceva e cosa non mi piaceva. Pensando alla storia e a Chris, il protagonista e chiudendo con l'escalation sui pronostici della conclusione: "...o muore...o c'è un finale aperto...". 146'. Gli ultimi due invece hanno ribaltato tutto. Quando è apparsa la foto del Chris reale e la sovraimpressioni di cosa era poi accaduto, ho realizzato che era tutto vero e soprattutto che avevo visto un film, facendo la parte di quello da cui il protagonista fuggiva. Imbarazzante. Siamo molto vicini alla retorica ormai, ma questa cosa del tutto personale, mi ha fatto apprezzare l'opera di Penn e la storia di Chris McCandless. Film di maniera che parla di libertà, avventura, ricerca della verità e della felicità. Un soggetto usato e abusato in lungo e in largo, tanto amato da ogni forma d'arte. Ma Penn un po' per la sua bravura registica, a volte toccante e un po' per la realtà dei fatti narrati riesce a creare un film lunghissimo che non annoia mai, pregevolmente realizzato e con una colonna sonora originale, bellissima, scritta da Eddie Vedder, che torna al cinema toccando corde commoventi così come era riuscito in "Big Fish". Il regista americano non rinuncia alla critica politica al suo paese, dando di tanto in tanto stoccate veloci. Sul piano narrativo Penn opta per due voci. Una del protagonista e l'altra della sorella dello stesso. Un punto di vista attivo nella vicenda e uno passivo e all'oscuro degli sviluppi. I continui flash back e divisione in capitoli che rappresentano le fasi della vita completano la struttura arricchita da stupende immagini naturalistiche.
La storia, come dicevamo, è tratta dal libro Jon Krakauer "Nelle Terre Estreme" che ha messo in bella copia il diario delle avventure di Chris McCandless. Giovane e brillante studente di famiglia borghese, Chris, decide dopo la laurea (anno 1990) di abbandonare la società considerata superficiale e finta e di partire in un lunghissimo viaggio attraverso gli states vivendo in piena libertà, in incognito e nella più assoluta avventura. L'Alaska è la sua meta finale, un'esperienza estrema lontano, veramente, da tutto e tutti. Ma si rivelerà eccessivamente pretenziosa... Sul suo cammino Chris incontra tutta una serie di personaggi che vanno da semplici persone agli hippie e ai turisti. Personaggi sempre e un po' troppo positivi, unica critica negativa che ci sentiamo di fare e sempre pronti a dare e ricevere gli insegnamenti del protagonista. Rispetto al libro e alla realtà, Penn, ha fatto qualche cambio ma è riuscito a rimanere piuttosto legato alla vera vicenda. Cambia il narratore, vengono ingigantiti i rapporti conflittuali con la famiglia e viene modificato il "flirt" con una ragazza figlia di hippie.
Bravi gli interpreti dal protagonista Hirsch, costretto a dimagrire di svariati chili a un William Hurt convincente e tagliente nella parte del padre. In ogni caso "Into The wild" riesce in pieno nel suo intento omaggiando la scelta di vita sicuramente a volte sconsiderata, ma pregevole, di un ragazzo fuori dagli schemi. Penn dimostra la sua maturità e le sue doti da regista centrando tutto e donando una visione a volte poetica. Anche la sua avventura continua sempre più ad essere interessante ed emozionante.
"happiness only real when shared"
Titolo originale: Into the Wild Nazione: U.S.A. Anno: 2007 Genere: Avventura, Drammatico Durata: 148' Regia: Sean Penn Sito ufficiale: http://intothewild.com/ Cast: Emile Hirsch, Vince Vaughn, Kristen Stewart, William Hurt, Marcia Gay Harden Produzione: Paramount Vantage, River Road Films, Art Linson Productions, Into the Wild, River Road Entertainment Distribuzione: BIM