Cinema recensione: La Banda
Cristiani, mussulmani ma non è più semplice essere unicamente esseri umani? Questa è la domanda che si pone “La Banda”, commedia agrodolce israeliana con sfumature da favola. Favola? Si, se pensiamo che il fulcro del film è l’amicizia tra Israele ed Egitto. Argomento volutamente e provocatoriamente cercato e soprattutto centrato. Il regista esordiente Kolinrin, riesce a parlare di una situazione spinosa, delle note differenze (religiose) senza parlare di religione e senza parlare di politica. Mostrando come si diceva all’inizio che più di ogni altra cosa siamo esseri umani. Tutti con problemi e sogni.“La Banda” è uno di quei film indipendenti, sapientemente in bilico tra commedia e dramma. Sapientemente in grado di farti sorridere e di farti riflettere. Partendo da un’idea usata tantissime volte, bande o gruppi musicali, il film di Kolinrin narra una vicenda, disincatata che ha delle sue, tante, situazioni paradossali un aspetto comico esilarante.
La banda della polizia di Alessandria D’Egitto è un microcosmo complesso in cui spiccano il generale Tawfiq, leader induscusso, il vice Simon con velleità di carriera e Haled un giovane rampante e amante della vita notturna.
Il gruppo composto da otto elementi, viene invitato a Petah Tikva, una grande città israeliana, per l’inaugurazione di un centro culturale arabo. Un po’ per problemi burocratici un po’ per problemi…mentali…il gruppo sbaglia pullman e finisce a Bet Hatikva uno sperduto paesino desertico dove "non c'è nessun centro culturale arabo, non c'è cultura nè israeliana nè araba". Gli otto elementi, costretti a rimanere per la notte, vengono ospitati da alcuni abitanti del paese vivendo una notte indimenticabile.
Tante le scene e immagini su cui bisognerebbe soffermarsi. Forse, per noi, quella più d’impatto è la scena finale in cui la banda si esibisce a Petah Tikva, tra lo sventolio delle bandiere isrealiane ed egiziane.
Per tutta la pellicola aleggia una certa presenza importante. Kolinrin sembra seguire alcuni dogmi del divino Kaurismaki. Un po’ di Leningrad Cowboys, se vogliamo, visto il tema del viaggio-musicale e le situazioni paradossali, visto il leader dittatoriale e tutto di un pezzo e visto l’attaccamento morboso alla divisa (che mai viene abbandonata). In altri casi, molto più tecnici, Kolinrin gioca sui dettagli, sulle contro scene, sulla luce, proprio come il grande regista finlandese, senza però dare l’impressione di esserne un clone.
Kolinrin prova a raccontare un suo sogno, una sua speranza. Purtroppo però il suo film non è stato trasmesso nei paesi arabi e nemmeno al festival di Dubai. Paradosso dei paradossi non è stato ammesso nemmeno alla corsa agli Oscar per miglior film straniero. Perché le regole dell’Accademy Awards prevedono che le pellicole, in corsa per quella categoria, debbano essere parlate almeno per il 50% in lingua straniera, mentre il film di Kollinrin ha parecchi dialoghi in
inglese. C’è ancora tanta strada da fare per cambiare convinzioni e vecchi pregiudizi.
Titolo originale: The band's visit
Nazione: Israele, Francia
Anno: 2007
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 90'
Regia: Eran Kolirin
Sito ufficiale: www.thebandsvisit.com
Cast: Ronit Elkabetz, Sasson Gabai, Uri Gavriel, Imad Jabarin, Ahuva Keren, Rubi Moskovitz, Khalifa Natour, Eyad Sheety, Saleh Bakri
Produzione: July August Productions, Bleiberg Entertainment, Sophie Dulac Productions
Distribuzione: Mikado
Etichette: Cinema












