essekappa

Essekappa+Solopiemonte: Un sito che ha sessanta anni anche se è stato fondato nove anni fa...

essekappa: settembre 2008

martedì, settembre 30, 2008

Cinema Trash: Nude On The Moon

B Movies Heroes

unproudly present

"Nude On The Moon"
come fare un film pessimo ed entrare nella storia



nude_on_the_moon_posterQuelli del CERN sono quattro perditempo che studiano buchi neri, big bang e altre cazzabubbole da topi di biblioteca. Volete mettere queste cosette con le scoperte di Jeff e del Professor?

Il primo “ragazzaccio” molto yankee, sognatore e appassionato scienziato, sogna di andare sulla Luna e investe il lascito di una zia per costruire una navicella (ma che zia aveva?).

L’altro, scafato scienziato, lavora duramente giorno e notte nel suo laboratorio e tenta di tenere a bada i sogni di Jeff. A loro va aggiunta anche Cathy, la segretaria, segretamente innamorata di Jeff al punto di avere una sua foto nella scrivania.

In sei mesi, i due, dilapidano il lascito della zia, per costruire il più classico dei razzi e finalmente partire per la Luna.

nude1Il razzo…ma che bello! Full optional. E’ costruito con le migliori tecnologie esistenti, tant’è che i due respirano tranquillamente ossigeno. Ha un antifurto sofisticatissimo visto che rimane parcheggiato in una pineta per sei mesi assolutamente incustodito. Infine è facile da guidare, i comandi sembrano un mix tra una radiotrasmittente e quelli di un piccolo aereo

3…2…1…GO! Il viaggio è quanto di più tranquillo si possa immaginare, eccetto per una piccola sonnolenza che colpisce i due...

Arrivati a destinazione, Jeff e il Prof vestiti con due bellissime tutnude2e, una rossa e l’altra verde, scoprono un vero e proprio eden. Sole, giardini, piante, laghetti, che esistono nonostante non ci sia ossigeno (i due usano dei respiratori) e che soprattutto sono animati da un numero infinito di donne in topless in compagnia di 4 o 5 uomini, fortunatissimi, che passano il loro tempo a fare il bagno, prendere il sole, giocare a palla, sotto lo sguardo iper-progressista della pettoruta regina, identica nelle fattezze a Cathy. Sembra un resort di Miami e in effetti lo è.

I due ben presto entrano nelle simpatie di questo straordinario pnude4opolo e Jeff si innamora pure della regina. Richiamato ai doveri terrestri da quel bacchettone del Prof, tornano sulla terra dimenticandosi sul pianeta la macchina fotografica e quindi ogni testimonianza. Studi postumi riveleranno che i nostri hanno sbagliato strada finendo su un altro pianeta invece che sulla Luna. Non è dato a sapersi quale.

Fatto sta che nessuno muore, nessuno litiga e nessuno si fa male. Ottantatre minuti che lasciano lo spettatore sulle spine e in spasmodica attesa che capiti qualcosa. Invece nulla cambia.

Il tutto scorre via placido con le fattezze delle attrici in bella mostra accompagnate da pochissime parole e tanta musica più che decente per un b-movie.nude3

Doris Wishman, detta “La Ed Wood in gonnella” coglie nel segno con questo film del 1961 completamente inutile alla vita, appartenente alla sua trilogia sul “Nudism” versione easy del più potente “sexploitation”.

“Nude On The Moon” è uno di quei film che fanno simpatia per la sua realizzazione del tutto trash. I titoli di testa in stile telefilm, conquistano già e le classiche scenografie minimaliste, il laboratorio sembra un retrobottega di una drogheria, con gli effetti speciali a base di modellini in cartapesta e i costumi veramente esilaranti, rendono questa opera un vero e sano cult dei b-movie.

E poi diciamolo, chi non ha mai sognato un posto come quello del pianeta del film?




nude5Scheda Tecnica

Titolo Originale: Nude On The Moon
Anno: 1961
Nazione: USA
Durata: 83'
Regia: Doris Wishman
Cast: Marietta, William Mayer, Lester Brown, Ira Magee, Lacey Kelly
Casa di Produzione: Moon Productions

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lunedì, settembre 29, 2008

Baseball



All'Avigliana la Coppa Italia di A2

Sfumata la promozione in A1, l'Avigliana conquista la Coppa Italia di A2 chiudendo così un'ottima stagione. Nella final four, piemontesi già in finale e in attesa di conoscere la vincente tra Bollate e Reggio Emilia.
Sono i lombardi, padroni di casa, che dopo aver battuto il Reggio Emilia con un sonoro 14-5 contendono all'Avigliana il titolo.
Anche qui, partita poco combattuta. 16-6 secco e al settimo i neroarancio chiudono la pratica Bollate conquistando il trofeo.

Play Off di A2: pareggia la Juve, vincono Castenaso e Arezzo

Dopo gli altisonanti proclami del sito ufficiale della squadra torinese, i playoff di Serie B, finalmente, si spostano sul campo.
Finisce con un pareggio la prima sfida tra Juve98 e Buttrio. I bianconeri escono sconfitti 3-6 nella prima gara, ma pareggiano i conti nella seconda vincendo 2-1. Ritorno la prossima settimana a Buttrio.
Negli altri play-off clamoroso il risultato di Firenze. Il Castenaso è riuscito a ribaldare il 2-0 dell'andata andando a vincere ben tre gare in trasferta e guadagnando la promozione in A2.
L'Arezzo invece sconfigge il Senago, partendo dal pareggio dell'andata. Due vittorie di misura (11-10 e 5-4) per i toscani che sconfiggono un tenace Senago.

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giovedì, settembre 25, 2008

Cinema: Burn After Reading

Cinema
"Burn After Reading"

Se è vero che un battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo è anche vero, “Burn After Reading” docet, che delle semplici e inutili operazioni di chirurgia estetica possono scatenare una spirale di sangue complessa.

Il “casus belli” veramente ridicolo che fa esplodere un “casino” mostruoso con tanto di CIA è quanto di più geniale e comicamente irresistibile i Fratelli Coen potessero realizzare.

Cattivo, irriverente e pesante “Burn After Reading” è una critica straordinaria e a tutto tondo della società moderna, presa tra corna, manie di grandezza, fitness, siti internet per incontri e inquietanti metodi sbrigativi dell’intelligence. Una black-comedy, che fa ridere, tanto, tantissimo, usando la comicità nella sua forma migliore: non battute, ma situazioni e personaggi paradossali.

Certo che con un cast del genere, il cui cachet è più meno il PIL di un piccolo Stato, il risultato era immaginabile, ma comunque non facile. La parata di star che scende in campo, John Malkovich, George Clooney e Brad Pitt, centra in pieno il bersaglio, non calpestandosi mai i piedi e soprattutto dando l’impressione di divertirsi parecchio, in un mondo assurdo in cui Osborne Cox si licenzia dalla CIA e inizia a scrivere le proprie memorie. Memorie che invece di diventare un best-seller finiscono nelle mani di Linda e di Chad, lei impiegata in una palestra in preda alle voglie di cambiare look e lui istruttore bizzarro di fitness. I due ricattano Cox allargando a macchia d’olio l’affare e trascinando nel vortice il nevrotico funzionario di stato, ex guardia del corpo Harry, addirittura i Russi e i sbrigativi vertici della CIA che si pongono poche domande preferendo far sparire ogni traccia, ogni corpo. Un bel intrigo internazionale.

John Malkovich è come al solito spietatamente perfetto nell’interpretazione di un personaggio, Osborne Cox, che ostenta una notevole opinione propria, nonostante l’irrisoria importanza all’interno della CIA. George Clooney, Harry, è un nevrotico e fragile essere, donnaiolo, che finisce suo malgrado in mezzo all’intrigo diventando l’anello di congiunzione dell’intera vicenda.

Ma il personaggio migliore, l’interpretazione più divertente è meglio caratterizzata è quella di Brad Pitt. Lui da voce e maniera alla straordinaria macchietta dell’istruttore di fitness convinto salutista e appassionato di musica. Una risata fragorosa esplode tra il pubblico quando lui cerca di fare il duro al telefono chiamando Cox, o quando strizza gli occhi durante l’appuntamento per fargli paura. Esempi, pochi, del personaggio più riuscito dell’intero film nonostante Chad resti in scena molto meno degli altri.

Frances McDormand, Linda, ossessionata dalla chirurgia estetica è colei che fa esplodere questo caos totale senza rimanere in ombra di cotanto cast.

A risate finite comunque un po’ di tristezza resta, vista la critica corrosiva alla società moderna. Come se non bastasse la domanda è lecita: e se la CIA lavorasse veramente così? Insabbiando senza grandi domande e dubbi casi su casi? Chissà, ma la CIA qui descritta appare come una banda di persone che si trova in mezzo ad avvenimenti di cui non sa, non capisce e che vuole chiudere senza pensarci e senza trascichi futuri, facendo ben attenzione a non interpellare l’odiata FBI. Altra macchietta moderna ben riuscita.

Dunque i Coen dopo “Non è un paese per vecchi” strappano nuovamente applausi, ripronendo lo stile cinematografico di “Fargo” e del “Grande Lebowsky”. Assurdità e paradossi. Ma soprattutto ci fanno dimenticare quel brutto periodo di “Prima ti sposo e poi ti rovino” e di “Ladykiller”. Definitivamente bentornati!



Titolo originale: Burn After Reading

Nazione: U.S.A.

Anno: 2008

Genere: Commedia, Drammatico

Durata: 95'

Regia: Ethan Coen, Joel Coen

Sito ufficiale: www.filminfocus.com/focusfeatures/...

Sito italiano: www.medusa.it/burnafterreading
Cast: Brad Pitt, George Clooney, Frances McDormand, John Malkovich, Tilda Swinton, Matt Walton, Logan Kulick, Eric Richardson

Produzione: Mike Zoss Productions, Working Title Films


























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lunedì, settembre 22, 2008

Baseball


A2: Avigliana sconfitta 3-1 dal Reggio Emilia

L'Avigliana battutto in finale contro il Reggio, nonostante un inizio convincente. 10-0 al settimo, con un Di Taddeo in grande forma e un Reggio Emilia stranamente sottotono. 
L'aria di una grande rimonta c'era tutta anche grazie all'ottimo inizio della quarta gara con l'Avigliana che mette paura all'ostico Nielsen con due valide. Poi però il Reggio Emilia ragiona, prende coraggio e il pallino dell'incontro e al terzo inning il 4-0 è un segnale che spinge i reggiani in serie A. Così è, si chiude 6-0, ma l'Avigliana gioca a testa alta, uscendo dalla competizione giocando fino in fondo. Ma d'altronde Roma non fu fatta in un giorno...

Torneo Misto 08

Chiamata all'adunata per l'ormai celebre Torneo Misto. Undicesima edizione di un torneo che va oltre alle divisioni di colori e di sesso. All togheter per un appuntamento ormai classico di fine stagione. La prima chiamata è prevista il 24 settembre al Queen Victoria Pub. Attendiamo notizie.

MLB: L'istant replay segna un home run

Dal 28 agosto l'istant replay è uno strumento a disposizione degli arbitri di major league. E in Tampa Bay vs Minnesota questa novità ha cambiato il punteggio della partita.  
Carlos Pena nel quarto inning spedisce la palla fuori, ma un tifoso cerca di limitare i danni raccogliendo e cercando di trasformare la battuta in un doppio. Dopo le proteste del manager dei Devil Rays il "moviolone" ha assegnato il fuoricampo a Pena

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giovedì, settembre 18, 2008

Musica: Bloc Party e The Rascals



Bloc Party

"Intimacy"


Ce la caviamo con “è un disco di transizione”. Fine della recensione. Tutti a casa.

Ma in fin dei conti perché toglierci il divertimento di parlare di un gruppo che ci sta simpatico e di un disco strano e spiazzante come “Intimacy”? Allora non chiudiamo e continuiamo.

Rispetto e simpatia, i Bloc Party, se li guadagnano solo per aver scelto una strada nuova, lasciandosi dietro alle spalle le standing ovation per “Silent Alarm” e le pacche sulle spalle per “Week End In The City”.

Quanti avrebbero azzardato così tanto? Sapendo di essere attesi da pubblico e giornalisti bramosi di assistere all’ennesima caduta di presunti Dei?

E’ per questo che a noi “Intimacy” è piaciuto. Perché cerca un taglio netto con il passato, mostrando un’evoluzione sonora, a prescindere dal fatto che piaccia o no. Il sospetto che Okerkere e soci volessero cambiare aria era già abbastanza palese ascoltando il singolo “Flux”. E il 21 agosto, questi sospetti sono diventati certezza, prima con l’altro singolo “Mercury” e poi “Trojan Horse”.

Forse il risultato non è sempre da dieci e lode, ma “Intimacy” è interessante e spiazzante come pochi. Assolutamente non immediato, un lavoro che va ascoltato le proverbiali due/tre volte per iniziare ad apprezzarlo.

La spinta propulsiva elettronica è parecchio (pre)potente e tocca a volte il danzereccio, lanciando effetti e sintetizzatori abilmente mixati. L’opener “Ares” è una sorpresa veramente grossa e vede Okerkere immergersi in un nuovo ambiente, enunciando il testo in un’atmosfera molto alla Chemical Brothers. Non che “Mercury”, il lead-off single, sia meno spiazzante, anzi qui il taglio con il passato è estremo, come l’elettronica e i sintetizzatori che creano, per noi, l’episodio più riuscito, tetro e spaventoso sia per le sonorità che per il famoso video.

Va a sapere poi che deve essere capitato a casa Bloc Party, che sembrano tornare sui loro passi, soprattutto con “Halo”, brano che sembra uno scarto di “Silent Alarm”, per poi trovare una via di mezzo con la lenta “Biko” e sconvolgere nuovamente tutti con il singolo “Trojan Horse”. Pezzaccio entusiasmante e trascinante, uscito in anteprima, che riesce ad accentuare il connubio tra vecchio e nuovo. Stupendo per la sua immediatezza.

Nuovamente poi si ripete il trittico di brano da esordio, passando a mix e chiudendo con qualcosa di nuovo. “Signs”, dedicata a un amico scomparso, ha tutti i canoni dei Bloc Party, che poi tornano a muoversi con “One Month Off” dai riff sconvolgenti e velocissimi, per poi finire con la iper elettronica “Zephyrus” che colpisce nel centro con il suo coro e le pennellate di synth che compongono quella che è la canzone più sperimentale dell’album.

Cede un po’ “Intimacy” e “Better Than Heaven” si allunga eccessivamente prima di esplodere con un genuino brit-rock che arriva dopo 2’ e 50” di elettro-pop, che lascia poi spazio a “Ion Square” canzone discreta a cui però manca il sale.

Qui si chiude il terzo capitolo di Okerkere e soci, che a modesto parere, non saranno i tanto enunciati Dei, ma sicuramente sono una delle band più interessanti e virtuose del panorama moderno.




The Rascals


"Rascalize"



Il ventenne Miles Kane ha la sfacciataggine nel DNA. Non solo coglie in pieno con i “The Last Shadow Puppets” in compagnia di Alex Turner, ma centra il bersaglio anche con i suoi “The Rascals” il trio che dovrebbe essere il suo progetto principale. Leggi provenienza Liverpool (in realtà sono di the Wirral) e immagini già cosa da lì a poco andrai a sentire. Che noia mortale.

Invece no. I “The Rascals” propongono qualcosa di diverso rispetto al panorama, brit/pop rock, contemporaneo. A parte la voce di Kane che si piazza negli stessi territori dell’amico Turner, il resto gioca e spesso benissimo con sonorità varie che spaziano da un certo rock anni ’60, per fuggire verso il garage/surf e pure con qualche piccolissima reminiscenza punk. Linee di basso che sprizzano vitalità, una batteria che a volte pesta, una chitarra essenziale ma convincente. Non male per dei ventenni all’esordio. Non male lasciarsi trasportare da questi mutevoli ambienti a partire dal cupo intro “Rascalize”, per poi sentirsi un po’ retrò con brani come “Out Of Dreams” (molto “The Coral”), “I’d Be lying To You”, “Freakbeat Phantom”

Oppure le surfeggianti note di “Bond Girl” e di “Does Your Husband Know That You’re On The Run?” e il mix di “People Watching” e “I’ll Give You Sympathy”, tanto per citare alcuni esempi.

Interessante, non un capolavoro, ma sicuramente un ottimo inizio per un gruppo che potrebbe distinguersi dal mucchio.








mercoledì, settembre 17, 2008

B Movies Heroes: Reefer Madness


presenta
B Movies Heroes
"perchè citizen kane a noi ci fa una pippa"
Reefer Madness


reefer-madnessThe motion picture you are about to witness may startle you. It would not have been possible otherwise, to sufficiently emphasize the frightful toll of the new drug menace which is destroying the youth of America (…). Marihuana is that drug”

“(…)Its first effect is sudden violent uncontrollable laughter, then come dangerous hallucinations (…), conjuring up monstrous extravagance followed by emotional disturbances, the total inability to direct thoughts, the loss of all power to resist physical emotions leading finally to acts of shocking violence ... ending often in incurable insanity”

Questa è la lista degli effetti provocati dalla Marijuana. Non c’è bisogno di traduzione per capire che porta a risate incontrollate, allucinazioni pericolose, disturbi, violenza e pazzia. 
La questione è chiara, negli anni 30 negli States fumavano della gran buona roba!
Comunque, questo è l’intro di “Reefer Madness” noto anche come “Tell Your Children” film americano del 1936 che descrive la Marjuana come “nemico pubblico numero 1”.  Oppio? Alcool? Scordati. Non importa. Quello che imreefer madnessporta è che in quel periodo negli States iniziò una campagna anti-marijuana massiccia, con notizie inventate e che finì per avere anche connotati razzisti, visto che veniva usata soprattutto dai jazzisti di New Orleans.
In una propaganda così imponente, non poteva di certo mancare il cinema, che tramite docu-film metteva in guardia, in maniera spaventosa,  la cittadinanza sugli effetti di questa nuova droga.
"Tell Your Children" o "Reefer Madness" che dir si voglia è il capostipite di questo filone che annovera anche un altro capolavoro "Assassin Of Youth".
"Reefer Madness" è un vero e proprio caso cinematografico, soprattutto se contiamo che l’obiettivo dei produttori era completamente diverso da quanto ottenuto. Ma andiamo con ordine. 
Nel 1936 un gruppo ecclesiastico finanzia un’opera educativa anti-marijuana, ingaggiando come regista il francese Louis J.Garnier famoso per aver diretto numerosi lavori nei primi anni del cinema. Per inciso, questo film non porterà fortuna al regista che chiuderà qui la sua carriera. 
“Tell Your Children” è il titolo ufficiale, ma qualche tempo dopo la sua uscita tale Dwain Esper, regista, produttore e mago dei B-Movies, compra i diritti, lo riedita, lasciando le scene più forti e cambia il titolo in “Reefer Madness” lanciandolo nel giro degli explotation. 

reefer madnessTrentacinque anni dopo, leggenda narra, che tale Keith Stroup fondatore della NORML un’associazione statunitense che si batte per la depenalizzazione dei reati legati alla marijuana (fondata anche con i soldi della Playboy Foundation ndr) trova una copia del film proprio nella biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. La più grande biblioteca del mondo!. 
Stroup acquista una copia del lavoro e inizia a divulgarlo prevalentemente nei campus americani. “Reefer Madness” diventa un cult per tutti i fumatori, di marijuana, forte di questa sua potenza comica del tutto involontaria. A questo va aggiunto che Karl Rove, noto politico americano, fece divulgare film non-politici nei circoli repubblicani dei college con lo scopo di raccogliere fondi, tra questi anche “Reefer Madness”.
Ed ecco come nasce un mito. Talmente mito che nel 1998 è diventato un musical presentato a Los Angeles e nel 2001 è sbarcato a New York. 
T
almente mito che la “20th Century Fox” in collaborazione con la “Legend Film”nel 2004 ha comprato i diritti e creato una versione a colori accrescendo, nella scelta cromatica, l’aspetto comico. Il DVD includeva anche un trailer (non originale) del film, due commenti audio e un altro corto sull’argomento. 

ref2Ma quale è la trama di questo capolavoro? Incasinatissima ma molto adatta in effetti al genere exploitation. Lo scopo finale è quello di mostrare come la marijuana possa distruggere la vita delle persone. Dopo un piccolo prologo in cui si mostra come si coltiva, consuma e si nasconde la droga, il Prof. Carrol narra, durante una riunione di un'associazione scolastica di genitori una triste vicenda.
Protagonista assoluto è Bill Harper, ottimo studente, ottimo giocatore di tennis, ragazzo perbene ed educato che in compagnia di  Mae e Jack, due spacciatori perbene,  
Blancheuna studentessa che li aiuta e una serie di studentelli: Ralph, Jimmy e Mary ,fidanzata di Bill, combina un gran casino. 

Bill finisce in una festa a casa di Mae e Jack e lì, un po' forzato, fuma per la prima volta. Nella stessa se
reefer madnessrata, Jimmy, andando a far "rifornimento" in centro in visibile stato alterato stira sotto con la macchina un pedone, una delle scene più finte che il cinema ricordi. (vedere secondo video).
L'andame
nto studentesco di Bill già ne risente, ma ormai dentro a questo di giro di farabutti, partecipa a una seconda festa sempre a casa di Mae e Jack. Lì si apparta ce fa sesso con Blanche, mentre alla festa arriva anche la sua fidanzata Mary. La ragazza a sua insaputa fuma una canna passata da Ralph, dopodiché il ragazzo ci prova e rifiutato cerca di violentarla.
Proprio in quel momento Bill entra nella stanza e in visibile stato di allucinazione vede la sua fidanzata consenzientemente tra le braccia di Ralph. Inizia una colluttazione, Jack cerca di dividere i due colpendo Bill con il cane della pistola, ma accidentalmente un colpo parte e colpisce a morte la ragazza, in un altro blooper da cineteca. 

Che casino!!! Fatto sta che Bill viene incastrato ed è anche convinto di aver sparato di proposito. Ralph impazzisce per l’uso di droga e vorrebbe vuotare il sacco reefer madnessGli altri si danno alla macchia. 
E non finisce qui! Ralph è un problema e va eliminato. Invitato a casa di Mae e Jack, viene intrattenuto da Blanche che per lui suona il piano, in una delle scene più divertenti, Jack entra per ucciderlo, parte una colluttazione, Ralph uccide Jack, arriva la polizia ed arresta tutti. (Vedere Video numero 3)
Blanche al commissariato si pente e confessa tutto, ma strafatta e in preda ai rimorsi si suicida gettandosi dalla finestra della stazione della polizia.
Ralph viene internato per tutta la vita. E Bill? Beh...Bill...viene completamente scagionato, anche se ci sarà sempre una macchia indelebile nella sua vita.
Finita per davvero. Favoloso no? Da vedere assolutamente!


Scheda Tecnica

Titolo Originale: Tell Your Children
Anno: 1936
Durata: 66'
Nazione: USA
Regia: Louis J.Gasnier
Cast: Dorothy Short, Kenneth Craig, Lillian Miles, Dave O' Brian, Thelma White
Casa di Produzione: George A. Hirliman Productions







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lunedì, settembre 15, 2008

Baseball


Avigliana ko nell'andata della finale

Inizia nel peggior dei modi la finale di A2 dell'Avigliana. Il maltempo sospende e poi fa annullare la partita di sabato. Sfida spostata a domenica, in cui gli emiliani s'impongono in entrambi gli incontri.
Prima partita chiusa con il roboante risultato di 13-2. Punteggio ingannevole per un partita tesa fino all'ultimo inning quando sul 5-2 gli ospiti mettono a segno gli otto punti che fissano il risultato. Equilibrio dimostrato anche dal 7-10 delle valide.
Seconda partita terminata sul 6-3 con i padroni di casa in vantaggio fino al quarto inning, poi raggiunti e sorpassati dagli ospiti.


Castellamonte niente serie B

Il Castellamonte dice addio ai sogni di gloria della serie B. Gli Old Kings perdono anche il ritorno contro il Langhirano, vanificando il risultato di una grandissima stagione che li ha visti dominare in serie C1

Amichevole...poco amichevole

Riceviamo e pubblichiamo

"Caro Fabio, non so se c'eri anche tu alla "festa" della juventus, cioè all'amichevole contro l'Avigliana che doveva far parte del pacchetto di festeggiamenti per i sessanta anni della Juventus BC. 
Nel caso tu non ci fossi stato, siccome non ho letto niente in giro, volevo solo farti sapere che un nutrito numero di persone si è trovato a guardare la partita sul marciapiede di Via Passo Buole e Pio VII, in quanto lo stadio era chiuso. I più volenterosi hanno fatto il giro dall'ingresso del centro sportivo, gli altri dopo un po' hanno lasciato perdere e sono tornati a casa, con l'amaro in bocca. Visto i comunicati legati all'evento e la grandeur della Juve...è stata una vera delusione di cui nessuno leggerà, mai nulla vista la censura..."



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venerdì, settembre 12, 2008

Musica: Scars On Broadway e Gutter Twins


Scars On Broadway


Il più furbo della “cumpa” è John Dolmayan. Se ne sta dietro alla batteria a pestare duro, sia se lo chiama Serj Tankian sia se lo chiama Daron Malakian. Così nel dubbio se sia meglio “Elect The Dead” di Tankian o “Scars On Broadway” di Malakian lui si piazza pesantemente in tutti i due album. Bipartizan.

Noi invece non sappiamo che scegliere e prendiamo per buoni tutti e due lavori, restando sempre preoccupati invece sulla veridicità delle dichiarazioni che smentiscono categoricamente la dipartita dei System Of A Down e che etichettano i progetti solisti di Tankian e Malakian come una pausa di riflessione e una voglia di mettersi in competizione con se stessi.

Vedremo. Intanto i due leader si sono fatti il loro side-project, super ricercato e super curato. Archiviato “Elect The Dead” di Tankian come un buon album in totale stile SOAD, ci si butta nell’ascolto di “Scars On Broadway” del chitarrista-cantante e fondatore del gruppo Daron Malakian.

Lanciato in grandissimo stile il debut album di questa nuova band dimostra la buona volontà di Malakian di lanciarsi in qualcosa di nuovo. Allora via. Si parte, si direbbe, dal look visto che nel video del singolo “They Say” Daron è visibilmente ingrassato e porta la barba.

Di cose nuove sotto il sole armeno trapiantato a Los Angeles, c’è l’utilizzo di tastiere ed elettronica con una leggera sferzata verso sonorità death punk. Se ci aggiungiamo pure che la canzone “Funny” sembra “Pretty Women” incazzata abbiamo elencato le variazioni sul tema pensate da Malakian. Propositi di cambiamento che però non sempre vengono rispettati, visto che spesso, soprattutto nella seconda parte del disco, le citazioni dei SOAD, versione “Mezmerize” e “Hypnotize” sono ampie e potenti.

Per quanto riguarda tastiere ed elettronica, il caso più eclatante resta l’intro di “Exploding/Reloading” con tastiera heavy ’70 e sviluppo death punk, mentre sul lato elettronico si segnalano gli inserti di “Enemy” che toccano inquietantemente il danzereccio e quelli della bizzarra “Cute Machine” canzone che riesce a mischiare un po’ di tutto.

Per il resto adoriamo “They Say” in tutta la sua semplicità rock. Gran pezzo. Le restanti invece, come già detto, sembrano pezzi dei SOAD in tutto per tutto, con la solita architettura e i soliti rimandi alla tradizione armena.

Detto ciò il giudizio finale è in ogni caso alto. Malakian è bravo già di suo e si è contornato di musicisti e collaboratori all’altezza. “Scars On Broadway” piacerà soprattutto ai fan dei System Of a Down in astinenza e preoccupati delle sfavillanti sortite, in solitaria, dei due leader.




Gutter Twins

"Saturnalia"



Prendete un buon musicista che da metà anni 80’ bazzica il rock prima con gli Afghan Whigs e poi con i Twilight Singers, diventando anche produttore del penultimo disco degli Afterhours. Greg Dulli. A questo aggiungeteci, un genio assoluto, totale, un mito in tutto per tutto che nella sua carriera è stato tra i grandi del grunge con i suoi Screaming Trees poi ottimo solista, poi chitarra dei Queens Of The Stone Age, poi ancora alle prese con grandi collaborazione, per finire addirittura con un’incursione nell’elettronica. Mark Lanegan.

Ecco, fate la somma di due cervelli così. Sabbiosi, oscuri e alcolici e otterrete i Gutter Twins. Ennesima strada battuta, ennesima sperimentazione di due tizi che nonostante tutto hanno ancora voglia di muoversi e soprattutto nessuna intenzione di sedersi sugli allori. Va detto che il progetto Gutter Twins è nato ben cinque anni fa e in tutto questo periodo i nostri ci hanno donato soltanto un disco, questo “Saturnalia”.

Un lavoro assolutamente da avere, anche se in qualche punto traballa un po’ soprattutto quando si spinge verso l’elettronica oppure quando si sente che i due cercano di farla sporca restando puliti.

Per il resto “Saturnalia” è un capolavoro. Lanegan e Dulli si travestono da Caronte e accompagnano l’ascoltatore in un viaggio in un territorio oscuro, nebbioso, alcolico, intenso e ovviamente diabolico. Uno si fa forza del suo rock schietto, l’altro ha ben in mano il vessillo del rocker perduto e maledetto. Un disco che piacerebbe tantissimo a un tipo come Batman.

La partenza verso il fondo è subito a razzo. “The Stations” prima e “God’s Children” sono i buoni inizi che mettono in bella mostra il rock, il blues e le sfumature grunge di cui è permeato tutto l’album. Poi la puzza di zolfo inizia ad essere più forte, tracima dannazione dalla batteria sincopata e dalla chitarra distorta di “All Misery Flowers”. Dopo una parentesi discutibilissima, “The Body”, si tocca uno dei punti caldissimi del disco. E’ il singolo “Idle Hands” in cui Lanegan inizia ruggendo, prende il forcone e lanciato dalla chitarra di Dulli, infiamma con la voce i bassifondi degli inferi, in una canzone che dir trascinante è dir poco.

Che fottuto caldo! E che bello proseguire questo viaggio con due ballade folk, “Circle The Frings” e la polverosa “Who Will Lead Us” che fanno da aperitivo al vellutato rock di “Seven Stories Underground”.

Giunge poi il momento di una pausa e di una virata in un territorio più elettronico con “I Was in love with you”, altro pezzo discutibilissimo che sminuisce la potenza vocale del buon Lanegan. Per farsi perdonare però, si direbbe, i due regalano un’altra perla difficilmente equiparabile. Un altro pezzo che sfonda con il rock/blues a tinte fiammeggianti il cui titolo è molto più che un riassunto: “Bete Noir”. Altro episodio da notte oscura e da ombre diaboliche.

La chiusura è a carico di “Each To Each” e “Front Street”. Se la prima è il terzo punto debole del disco con la sua inutile elettronica, l’ultima è un duetto interessante in cui però il Dulli si spinge troppo nel settore Lanegan, traballa un po’ ma non crolla.

Finito. La musica si ferma, ritorna il sole, ma in testa echeggiano ancora i suoni di questo, bellissimo, viaggio nell’oscurità.










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lunedì, settembre 08, 2008

Baseball: Auguri Juve!


Auguri Juve! Sessanta anni e non li dimostri!


"Sul finire del 1948 Bruno Beneck inviò una lettera intestata "Club dei 48" (...) alla L.I.B. di Milano chiedendo notizie sul nuovo sport. Max Ott trasmetteva per competenza questa lettera alla Sezione di  Torino presieduta da Balocco ed ebbero inizio le prime trattative sul da farsi. Ci furono difficoltà iniziali perchè lo statuto del "Club dei 48" non prevedeva pratiche sportive e non era compatibile con la Magna Charta. 
In effetti gli scopi del Club erano ben diversi: si trattava di trentenni ex universitari che si erano organizzati essenzialmente per cementare la loro amicizia con riunioni e molti ritrovi in comune dedicati principalmente ad una vita in sana allegria. Molti avevano un passato sportivo amatoriale nei disciolti G.U.F.
 La prima difficoltà fu superata con l'istituzione di una "sezione sportiva" all'interno del club e fu nominato il primo consiglio direttivo: Presidente Magliano, Vice Baudino, Segretario Monticelli, Cassiere Travostino, Manager Gillardi, Capitano Beneck.
I colori sociali erano azzurro e oro, ma non furono mai utilizzati perchè con l'affiliazione del 1949 la denominazione mutò in "B.C. Juventus 48" e le prime divise furono bianconere.
(...) Trasferitosi Beneck a Roma nel 1950, le uniche persone che si occupavano poco della conduzione sociale erano Bignami, Solari e Alacevich. Il vero factotum era Mammoli anche massaggiatori.
La società era forse destinata a sparire ma si salvò con l'arrivo di giocatori provenienti dalla 2a squadra del Torino che diedero anche un apporto dirigenziale. Migrarono dapprima Spezzani e Pellizzari seguiti da Fornaca, Brenchio, Faletti, Berti, Bottoli, Baracco ed altri. Alcuni di questi rientrarono presto al Torino ed alla Juventus 48 giunse una nuova leva di giovani dirigenti.
Con queste premesse i bianconeri non furono mai squadra nemica nostra ma soltanto avversaria. (...) la società visse anni non trascendentali fino alla metà degli anni '60, quando cedetti tutti i giocatori del Torino cessando temporaneamente l'attività. Con questi giocatori che erano stati miei e i pochi validi di propria estrazione la Juventus 48 con alla presidenza Giovanni Bruno arrivò finalmente alla Serie A. Per me fu comunque gratificante il fatto che diversi degli ex miei giocatori indossassero anche la divisa della nazionale."

Lungo preambolo necessario, tratto da "Stonehenge Granata" di Mario Bretto, per ricordare la Juventus 48 Bc, la squadra più rappresentativa e più blasonata di Torino. Sessanta anni fa nacque l'idea, poi affiliata ed ufficializzata nel 1949, di quello che ancora oggi è il progetto baseball più riuscito a Torino.
Il resto è storia conosciuta. Dai grandissimi risultati sotto la gestione Giovanni Bruno, all'ingloriosa fine targata 1997 quando la squadra, ormai allo sbando e sommersa dai debiti, abbandonò la Serie A nel bel mezzo del campionato.
Dal big-bang della Juventus nacquero altre due società. La Juve98 che già aveva iniziato l'attività occupandosi delle giovanili e il Torino 48 poi unitosi ai Di Falco's Grizzlies.
Una storia ancora viva nel cuore di chi c'era e di chi ha visto. Una storia che ancora adesso si narra negli stadi di baseball piemontesi. Commovente, sincera e vero orgoglio per chiunque abbia bazzicato nel baseball. 

Ed è in questa ottica di commemorazione e di parentela che la Juve98 organizza una serie di eventi in onore della Juventus 48. Il primo: un'amichevole con l'Avigliana Baseball, mercoledì prossimo allo stadio di via Passo Buole. 






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mercoledì, settembre 03, 2008

Cinema Trash: Santa Claus Conquers The Martians

http://bmovies.splinder.com

presenta

"B Movies Heroes"


Santa Claus Conquers The Martians



I bambini di Marte sono infelici. Non mangiano. Non dormono. Guardano la TV. Stancano. Così quello che potremmo definire il sindaco di Marte, preoccupato, si rivolge a un vecchio saggio che sa un po’ di Jedi. Il problema di tanta infelicità è che su Marte manca Babbo Natale. Soluzione: rapire Santa Claus e portarlo sul pianeta rosso.
“Santa Conquers Martians” è uno sci-fi del 1964, epoca d’oro del genere, che a differenza dei suoi più celebrati simili ha sempre bazzicato in Serie B, fino ovviamente al giorno in cui qualcuno l’ha riabilitato e definito un cult. Non ne capiamo il motivo di tanto astio. Perché a noi è bastata la canzone d’apertura, easy listening, ripetuta in chiusura con aggiunta di karaoke, per farci apprezzare l’opera.
Ma poi…dei marziani che rapiscono Santa Claus è un’idea da standing ovation!!!
La struttura ricorda parecchio l’operato di Ed Wood. Scenografia minimalista, tra cartone e luci lampeggianti (anche gli esterni riprodotti in un volgarissimo studio) e aggiunta di spezzoni di documentari sui mezzi militari. Storia che per andare avanti, a volte, ricorre a qualche “licenza narrativa”. Geniale.
Gli attori ci credono veramente e soprattutto Santa Claus è notevole.
Certo e sia chiaro che Kimar (King Martian…ma è poco king…) Momar (Mother Martian) e i figli Girmar e Bomar (girl e boy) non sono da meno, con le loro antennine e il grigio fumo della pelle.
Ed è proprio Kimar, accompagnato da altri 3 o 4 marziani che guida la banda che viene sulla terra per rapire il vecchio. Sbagliano strada, inutile dirlo, finiscono negli States e già che ci sono rapiscono due bambini che li guidano al Workshop di Santa Claus al Polo Nord, segnalato con tanto di insegna. Rapito il vecchio, con qualche blanda resistenza, i nostri tornano a casa e aprono in dieci secondi un workshop hi-tec per Babbo che così può lavorare anche sul pianeta rosso. Sembra tutto così facile e allegro, ma non manca il marziano cattivo che cerca di rovesciare la monarchia di Kimar e soprattutto di ammazzare il vecchio.
Che bellezza signori! E a tutta questa meraviglia vanno aggiunti una serie di curiosità che lo rendono unico. L’attrice che ha interpretato Gimar, che canta nella canzone di testa, ha fatto poi una carriera da attrice e cantante. Pia Zadora è il suo nome e la sua carriera le è valsa ben un paio di Razzie Awards (peggior attrice) ma anche un paio di hit da classifica negli anni ’80. Carriera, foraggiata e spinta parecchio dall’allora marito, un miliardario israeliano.
Si dice che David Zucker volesse fare un remake del film già rivisto, tra l’altro, in epoca moderna in veste di musical.




Scheda Tecnica

Titolo Originale: Santa Claus Conquers The Martians (aka Santa Claus Defeats the Aliens)

Anno di Uscita: 1964

Nazione: USA

Durata: 81'

Regia: N.Webster

Cast: John Call, Leonard Hicks, Vincent Beck, Bill McCutcheon, Victor Stiles, Pia Zadora

Produzione: Jalor Productions





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lunedì, settembre 01, 2008

Baseball

Serie A2

Vittoriosi dopo una serie spettacolare! L'Avigliana batte l'Anzio in cinque partite, in una sfida che difficilmente sarà dimenticata. Dopo il pareggio dell'andata, la squadra di Costa si è imposta in gara 3 con il punteggio di 14-13 al termine di una partita altalenante. Nella quarta sfida invece, l'Anzio risponde alla grande e con 16 valide e la buona prestazione del pitcher Romani, si porta a casa la partita con un netto 6-13. Dunque la bella. Per quattro inning non si sblocca il risultato, poi l'Anzio passa in vantaggio 3-0, subito ripreso dall'Avigliana che con sei punti ribalta il punteggio. Ma è solo all'ottavo inning che si chiudono i giochi. Sul 7-5 l'Avigliana segna altri quattro punti che portano il risultato sul 11-5 e rendono inutili gli ultimi due punti degli ospiti per 11-7 finale.
In finale i piemontesi incontrerrano l'ostico Reggio Emilia che si è sbarazzata del Codogno in sole tre gare.


IBL

Per quanto riguarda la finale dell'IBL si è chiusa la prima serie della finale tra Nettuno e San Marino. 1-1 finale, con prima partita vinta dal San Marino per 1-7 e pareggio dei conti in gara due al 10 inning per 4-3. Stasera appuntamento a San Marino.

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