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essekappa: novembre 2008

domenica, novembre 30, 2008

Beisbol:

giovedì, novembre 27, 2008

Cinema Trash: Inglorious Bastards


presenta

B Movies Heroes
il meglio del cinema mondiale...più o meno insomma...


Inglorious Bastards


A.D. 2008. Mese di Novembre. Sottolineiamo. Ancor prima che scoppi la mania, che il web si riempia di siti monografici e che i negozi facciano salire vertiginosamente il prezzo parliamo di questo film di guerra di Enzo G. Castellari del 1978, ambientato nella seconda guerra mondiale, che sa un po’ de “La Grande Fuga” e un po’ di “Quella Sporca Dozzina”. Nulla di originale, poco considerato, poco conosciuto e poco apprezzato.
Nonostante tutto ciò, prevediamo che nel 2009 “Inglorious Bastards”, catalizzi l’attenzione dei media, del pubblico e dei cinefili. E il merito è di Mr. Tarantino, che in questo momento sta girando il remake utilizzando come attore nientemeno che Brad Pitt.
Lasciamo lavorare in pace il regista americano e il buon Pitt e concentriamoci su questo B Movie veramente degnissimo.
Iniziamo con un consiglio: va visto in lingua originale, per apprezzare ancora di più il totale lato trash, che dal punto di vista audio ci dona un melting pot di lingue veramente notevole. “1…2…3…” all’inizio si trasforma subito in conto in inglese e in seguito l’italiano emerge qua e là con qualche esclamazione e ci pare d’aver udito anche un “minchia!”
Ciò detto “Inglorious Bastards” ha degli opening credit tra i più belli che si siano mai visti nella storia del cinema e che ci introducono in un campo di prigionia americano in territorio francese. Siamo nel 1944 nelle Ardenne e il disertore Berle, il ladro Nick, l’assassino Fred, lo scaltro Tony e l’ammutinato sergente Yeager sono militari condannati a morte e stanno per essere trasportati al patibolo. Ma durante il tragitto il camion fora una gomma e mentre Fred e Yeager la riparano i nazisti attaccano via area decimando la polizia militare e lasciando il gruppo in balia di se stesso. Decidono quindi di puntare verso la pacifica e neutrale Svizzera.
Si…è tipo “La Grande Fuga” ma con protagonisti meno affascinanti.
Al dinamico gruppetto si unirà presto un soldato nazista trovato rocambolescamente in un fienile, dapprima rischia di essere ucciso e in seguito, dopo aver assicurato d’essere pure lui un prigioniero fuggitivo, viene preso dal gruppo e usato come “jolly”. In effetti il crucco torna utile, esattamente dopo aver trovato e cercato di fare “amicizia” con un gruppo di infermiere tedesche. Siamo in piena guerra, notare, fanno le infermiere ma in massa vanno al fiume a nuotare nude. Yeager e soci si fingono tedeschi, il gioco sembra funzionare solo che a un certo punto spunta Fred che è di colore…
Fuggiti alle reazioni delle disinibite tedesche, questi bastardi senza gloria, finiscono in un accampamento abitato da alcuni soldati nazisti. Il tedesco fa da tramite, mentre Yeager insospettito pensa a un tradimento e spara sui soldati. Bella cazzata per dirla in termine tecnico, in realtà si trattava di un gruppo di americani travestiti che dovevano compiere un’importantissima missione. Ecco. Tutto ciò lo spiega il colonnello Buckner capoccia dell’accampamento in cui c’è pure Nicole una bella infermiera francese di cui Berle s’innamora e di cui il paisà Tony ne godrà le grazie.
L’importantissimo piano, altro non era che far saltare un treno blindato nazista infarcito di missili. E come ovvio ora tocca ai nostri compiere il tutto. Si…è tipo “Quella sporca dozzina” ma più sudici ancora. Dopo aver liberato Fred caduto in mani nemiche, Yeager e soci iniziano la missione che ovviamente non scorre liscia. Nick muore cercando di avvisare i compagni, Berle muore guidando il treno ma Yeager che con un gesto eroico si farà saltare in aria con il convoglio distruggendo anche la stazione ferroviaria piena di nazisti. Si salva Fred che fugge in Svizzera e Tony che torna da Nicole.

In effetti una trama così non poteva non attrarre quel simpaticone di Quentin e generare una rivalutazione critica del film. Castellari ha creato un’opera che alla fine risulta essere un divertente guazzabuglio, purtroppo cadutib2o nell’oblio, ambientato in tempo di guerra.
“Inglorious..” fu girato nel Lazio e negli studi di Cinecittà e possiamo citare, come ovvio, tante curiosità.
“Bastardi Senza Gloria” doveva essere il titolo della pellicola, tramutato poi in “Quel Maledetto Treno Blindato” per poi essere conosciuto con il nome di “Inglorious Bastards”.
Come cita IMDB, facendo bene attenzione si possono notare le molteplici morti di alcuni attori. Questo blooper è dovuto al montaggio che ha tenuto le diverse angolazioni di ripresa (…).
Forse fiutando il remake o forse colti da orgoglio alcuni attori del film diretti da Federico Caddeo hanno ideato un documentario intitolato “Quelli del Maledetto Treno Blindato - Making of 'Inglorious Bastards”.

Interessante invece il curriculum degli attori, che vantano partecipazioni a film…uh…d’autore.
Bo Svenson – Yeager: oltre ad essere uno svedese arruolato poi tra i Marines è stato una star dei telefilm degli anni ’70. Anni dopo ha girato una puntata di Magnun P.I. ma soprattutto è stato il reverendo Harmony di Kill Bill Vol.2 (gli avrà parlato lui a Tarantino di “Inglorious Bastards”?)

Peter Hooten – Tony: divenne celebre (mah…) grazie a questo film, fece poi altri lavori di un certo spessore. “2020 I Gladiatori del Futuro” del leggendario Joe D’Amato, “Excutor” e “L’Orca Assassina”. Con “Non aprite Quella Porta – 3” chiuse nel 1990 la sua carriera cinematografica.

Fred Williamson – Fred: fu un giocatore di football americano decisamente famoso. Posò, al termine della carriera, nudo su “Playgirl” e poi iniziò la carriera di attore. Apparizioni in telefilm come “Star Trek”, “Chips” “Fantasilandia” e in tantissimi film tra i quali citiamo “Mash”, “Starsky & Hutch”, “Dal Tramonto All’Alba” e “Poultrygeist”. In più una serie di film come regista. Naturalmente B Movies.

Micheal Pergolani- Nick: è un giornalista e conduttore radiofonico dal curriculum piuttosto importante. Fu pure sceneggiatore dello straordinario film con Troisi e Arena “No Grazie, il caffè mi rende nervoso”.

Ian Bannen- il colonnello Buckner: fu un ottimo attore che partecipò a “Gandhi” e ottenne pure la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. E’ morto in un incidente d’auto.

Raimund Harmstorf – Adolf: è stato attore di telefilm come “Derrick” e attore con Bud Spencer in “Lo Chiamavano Bulldozzer” e “Uno sceriffo extraterreste…” è morto suicida alcuni anni fa.



Scheda Tecnica

Titolo Originale: Quel Maledetto Treno Blindato
Titoli Alternativi: Assalto ao Trem Blindado (Brasile), Bastardi senza gloria (Italia ,working title), Bohaterowie z piekla (Polonia), Commando bastards (Norvegia), Counterfeit Commandos (USA reissue title) Deadly Mission (USA) Expresso Blindado da S.S. Nazista, (Brasile), G.I. Bro (USA recut version), Haufen verwegener Hunde, (Germania) Hell's Heroes (USA video title) Panssarijunalla helvettiin Finland ia) The Dirty Bastard (Filippine), The Inglorious Bastards (USA) Une poignée de salopards (Francia)
Nazione: Italia
Durata: 99 min. Germania:76 min (cut version) Gran Bretagna:90 min (cut version)
Anno: 1978
Regia: Enzo G.Castellari
Cast: Bo Svenson, Peter Hooten, Fred Williamson, Micheal Pergolani, Ian Bannen, Raimund Harmstorf
Casa di Produzione: Films Concorde




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lunedì, novembre 24, 2008

Beisbol

Una Piazza di Città Del Messico per il World Classic?

Suggestiva proposta del Messico, che potrebbe ospitare alcune partite del World Classic. La federazione messicana, avrebbe proposto come campo da gioco la piazza Zòcalo. Piazza Zòcalo di Città Del Messico è la piazza più importante della città e ospita la sede del governo e la cattedrale.
Sarebbe uno scenario suggestivo assicurano i messicani e ci sarebbe la gara tra i battitori destri a colpire uno degli hotel della piazza, mentre i mancini possono puntare addirittura alla Cattedrale.
"Se qualcuno colpisse la campana della cattedrale, si aprirebbe una nuova era per il baseball messicano" dice Alejandro Hutt uno dei boss del baseball messicano.


Cuba: Sarà l'anno di Pinar? Intanto gli Industriales

A pochi giorni dall'inizio del 48esimo campionato nazionale, un po' come da noi, impazzano i pronostici e le discussioni filosifiche su questa e quella squadra. Ma a detta del leggendario giornalista Salmiron quest'anno potrebbere essere l'anno del Pinar Del Rio. La squadra della sfortunata città dell'ovest sembra ver tutte le carte in regola per poter vincere. Pedro Lazo è una garanzia e i Tabacaleros sono a tutti gli effetti una squadra che può puntare in alto. Se lo dice Salmiron...
Yadel Martì uno dei lanciatori più bravi e famosi di Cuba e stella degli spocchiosi Industriales è stato espulso dalla squadra per un gravissimo atto di indisciplina. Si dice che abbia tentato di scappare negli USA.

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giovedì, novembre 20, 2008

Musica Kaiser Chiefs e Mercury Rev

Musica


Kaiser Chiefs
"Off With Their Heads"


Non saranno dei geni musicali, saranno anche “scarsi”, come dice Noel Gallagher (non condividiamo), ma i Kaiser Chiefs possono essere orgogliosi d’aver fatto centro anche col terzo album.
La bellezza delle cose facili. Dopo “Employment”, dopo “Yours Truly Angry Mob” il gruppo di Leeds torna in pista e torna a sparare canzoncine brillanti, divertenti a tratti irresistibili spesso combinate con testi impegnati. Sono piacevoli i Kaiser Chiefs, che dopo il blurissimo album precedente correggono un po’ il tiro, uscendo dalle sonorità alla Demon Albarn e affilando, per quanto sia comunque pop, le sonorità. Risultato è che “Off With Their Heads” scorre via che è un piacere, scorre via facendo muovere la testa e schiacciando qua e là repeat sul lettore.

Eccessivamente breve, questo disco cala un poker iniziale di una piacevolezza e semplicità disarmante. “Spanish Metal” è una dichiarazione d’intenti, viste le sue sonorità più dure del solito. Apre l’album lasciando disorientati e soprattutto in spasmodica attesa di quella che verrà. E quello che verrà, subito dopo, è “Never Miss A Beat” il primo singolo del disco, assai divertente e convincente, arricchito oltre che da un testo “sociale” anche da un video che cita palesemente i “Guerrieri della Notte”. Ruffiana come poche è poi “I Like Too Much” che mixa tutto il know-how dei Kaiser Chiefs, prima di lasciar posto alla danzereccia “You Want History”.
Quattro su quattro. Non male no? Se aggiungiamo poi che il pop sixties di “I Can’t Say What I Mean” non stona di certo, sebbene non sia affatto originale e che “Good Days, Bad Days” pur eccessivamente alla Franz Ferdinand resta un pezzo trascinante…beh…il conto è presto fatto.

Il resto dell’album gioca in difesa, senza sbilanciarsi troppo, ma sicuramente senza annoiare. C’è posto per un paio di pezzi più lenti, come da copione, “Tomato in The Rain” e “Remember You’re a Girl”. C’è posto per un pezzo riempitivo come “Always Happens Like That” e per due altri brani che a conti fatti sono molto carini: “Half The Truth” e “Addicted To Drugs”.
Veloce e dissetante come un bicchiere d’acqua naturale. A volte basta quello per essere soddisfatti.



Mercury Rev


“Snowflake Midnight”


Cantori rock di un fiocco di neve che cade a mezzanotte o di un battito d’ala di farfalla, i Mercury Rev continuano il loro stravagante viaggio musicale con addirittura due album.
“Dreamy wonder and aural kaleidoscopia” dicono loro, “Lo famo strano” aggiungiamo noi, ma il risultato è che ancora una volta i Mercury Rev riescono a proporre qualcosa di diverso sempre vagando nei loro aurei percorsi. Dove portano? Boh. Questo è il problema di un gruppo sempre più immerso in una propria visione, sempre più lontano da concetti commerciali e sempre più di nicchia.
Questione di gusti in primis, dunque, ma qualità e bravura riconoscibili a prescindere. In “Snowflake Midnight” i Mercury Rev aggiungono una bella dose di elettronica elemento prima d’ora abbastanza raro concependo un disco come già detto, distaccato e delicato. Lontano da etichette (ma che sarà mai?) creano un perfetto sfondo notturno, di una notte scura, rarefatta e immobile. Sarà anche l’immagine della copertina a darci questo senso e sicuramente non è un album da allegroni, ma a noi piace e pure tanto perderci nelle atmosfere sospese di brani come “Snowflake in a Hot World”, “Butterfly’s Wing” e nell’esplosione elettro/poprock di “Senses on Fire”, “Runaway Raindrop” e “Dream Of A Young Girl As A Flower”.
Certo è che a volte questo viaggio è talmente cervellotico e intimo che si fa fatica solo a cercare di capirne qualcosa, vedi la bizzarria di pezzi come “People Are So Unpredictable” o di qualche passaggio strumentale.
Strumenti che poi sono i soli protagonisti dell’altro disco dei Mercury Rev “Strange Attractor” in download gratuito a chi si iscrive alla newsletter del gruppo. “Strange Attractor” nulla aggiunge di nuovo ai Mercury Rev. Trattasi di degne suite strumentali meno estreme delle sonorità di “Snowflake Midnight” che rappresentano un simpatico omaggio ai fan.


NEWS


Metallica "Non abbiamo perso il sonno aspettando Chinese Democracy"
Tradotto "e chi se ne frega?". Queste sono le parole del leader dei Metallica in merito all'uscita del tanto atteso album dei Guns 'n' Roses. Il cantante ha aggiunto che anche i Metallica ci hanno messo tanto tempo per fare un disco ma c'è un tempo limite a tutto ed ha aggiunto che Axl Roses è un ottimo cantante...come tanti altri.


Il nuovo album degli U2? Un capolavoro. Parola del produttore.
Secondo il produttore Daniel Lanois, il prossimo disco degli U2 è un capolavoro. Anzi, molto meglio, la band di Bono avrebbe reinventato il rock suonando come non mai e donando delle canzoni veramente innovative. Nel disco c'è anche lo zampino di Brian Eno.


Pete Doherty calciatore
E poi vediamo come si mette con l'antidoping...perchè pare che Pete Doherty abbia firmato un contratto con una squadra dilettantistica il Buckinghamshire satellite del Queen Park Rangers. Il leader dei Babyshambles ha anche rinnovato il look del suo nuovo team.



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lunedì, novembre 17, 2008

B Movies Heroes: Faster Pussycat! Kill! Kill!

http://bmovies.splinder.com

Presenta

B Movies Heroes
il meglio dei b movies

Faster, Pussycat! Kill! Kill!

faster pussycatPiù che un’introduzione, un dato di fatto. Tura Satana. Protagonista di questo film del 1965, oggi quarantatre anni dopo, l’attrice ha un myspace ufficiale (e uno no) in cui ripropone le fattezze del suo personaggio, la protagonista Varla. E gli amici sono migliaia.

Basta questo piccolo dettaglio moderno, per capire la grandezza e l’importanza di un film semplicemente cult. Osannato e amato da registi come Tarantino e Waters, “Faster Pussycat! Kill! Kill!” è considerato il miglior film di tutta la carriera del leggendario Russ Meyer.

Siamo nel 1965 è il regista americano, nel breve periodo diede vita a tre perle incomparabili “Mudhoney”, “Motorpsycho” e appunto “Faster Pussycat! Kill! Kill!”.

Da un’idea dell’allora moglie di Meyer, Eva, è stato girato in bianco e nero unicamente per ragioni economiche e le interpreti scovate negli Strip Club di Los Angeles.

fpkkOltre alla nippoamericana Tura Satana (Varla), abbiamo Lori Williams (Billie) e Haji (Rosie), innamorata della prima. Le tre pettorute e violentissime ragazze girano nel deserto americano a bordo di una fuori serie e la trama da qui in poi è veramente incasinatissima.

“Benvenuti nella violenza” dice la voce a inizio film e in effetti le tre, scatenano un bel caos. Prima di tutto molestano e provocano una coppia di fidanzati. Lui viene ucciso al termine di una gara in auto. Lei, Linda,rapita, picchiata e drogata.

La banda poi s’imbatte in un’allegra famigliola composta da un vecchio sulla sedia a rotelle e dai suoi due figli: Kirk e Vegetale, muscoloso, silenzioso e tonto. Si dice anche che il vecchio nasconda nel suo decrepito ranch un ingente somma di denaro che fpkk2chiaramente fa gola alle tre, che non esitano a intrufolarsi a casa loro.

Qui, tentano di giocare d’astuzia, seducendo gli uomini, a iniziare da Billie che ci prova con Vegetale. Nel mentre il vecchio cerca di violentare Linda, che fugge e viene ripresa e riportata al ranch da Kirk che la incrocia tornando a casa. Poi, dopo aver scoperto che Vegetale è odiato dal padre perché la sua nascita ha causato la morte della moglie, tocca a Varla provocare Kirk ingelosendo però Rosie. Linda riesce a fuggire nuovamente ma viene ripescata da Vegetale e dal padre che ordina al figlio di ucciderla, ma il ragazzo grazia la ragazza buttandosi a terra e chiedendo scusa…

Intanto l’alta insubordinazione di Billie, che vuole andar via, provoca la violenta reazione di Varla che accoltella l’ex amica uccidendola e poi investe in auto il vecchio, uccidendolo e rovesciando la sedia rotelle che altro non era che il forziere del tesoro.

Finisce male anche Rosie che chiede a Vegetale di estrarre il coltello dal corpo di Billie, lui lo fa, ma…riutilizza l’arnese per accoltellarla a morte.

Varla che è già in auto, non ha di meglio da fare che tirar, sotto, con qualche difficoltà, anche Vegetale.

Non è finita. Tranquilli. Kirk e Linda nel frattempo si sono dati alla fuga, altro fattaccio che provoca la reazione di Varla, che preso il camion del vecchio raggiunge i due e inizia un violento duello che finisce con l’atroce vendetta di Linda che tira sotto Varla.

Bel casino no? Stupendo in tutto peròfaster-pussycat, dalla classica bellezza delle attrici di Meyer alla trama iper-densa di avvenimenti e di polvere del deserto.

La realizzazione di “Faster Pussycat! Kill! Kill!” si dice sia stata piuttosto elaborata e violenta un po’ come la storia.

Tura Satana aveva un pessimo carattere, tale da scontrarsi spesso e volentieri con le idee del regista che sebbene “avesse l’ultima parola” non sempre riusciva a imporsi. Ma soprattutto la bella attrice infranse uno dei divieti tassativi di Meyer, cioè fare sesso sul set. A detta di Meyer Tura passava caldissime notti con uno della troupe…

Infine la stessa Satana, ottenne una parte dei diritti di immagine, cosa che ha vietato fino ad oggi ogni eventuale remake.

Fino ad oggi si, perché pare che Tarantino stia pensando a rifare il film usando addirittura Britney Spears come attrice.

Come tutti i film di Meyer, anche questo è stato accolto malissimo, ancor peggio di Motorpsycho. Girato in California con 45.000 dollari di budget è stato un flop totale prima di essere riscoperto dai critici, dalle femministe e dal mondo gay viste le sue citazioni lesbo.

Ma come tutti i film di Meyer anche “Faster” è diventato un mito e oggetto di continue citazioni in altri film o nel mondo della musica. Meyer è pur sempre Meyer.

Scheda Tecnica

Titolo Originale: Faster, Pussycat! Kill! Kill!
Titoli Alternativi: Faster Pussycat! Wham! Bang! (USA), Faster, Pussycat! Go! Go! (USA), Pussycat , The Leather Girls, The Mankillers
Anno: 1965
Durata: 83'
Regia: R.Meyer
Cast: Tura Satana, Haji, Lori Williams, Sue Bernard, Stuart Lancaster
Casa di Produzione: Eve Productions







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venerdì, novembre 07, 2008

Cinema "Control"

Cinema
Recensione

"Control"



Ian Curtis travolge, si muove, commuove. Post-Punk.
C’è voluto ben un anno prima che anche l’Italia potesse ammirare questo gioiello. Gioiello si. Un capolavoro, un connubio giustissimo tra modo e tema. Granitico “Control”. Memorabile. In parte era lecito attenderselo, visto che il regista è uno che ha un certo curriculum. Anton Corbjin un olandese famoso nel mondo della musica per essere stato fotografo e soprattutto regista di numerosi videoclip di artisti come: Depeche Mode, Nirvana, U2, Mercury Rev, Cold Play, oltre ovviamente ai pochi video dei Joy Division.
Appunto i Joy Division. Pensi alla band di Manchester e un paio di domande assillano “cosa sarebbe stato se...?”, “come hanno fatto a fare due dischi simili?”. La risposta non c’è ovviamente, così come non c’è risposta né spiegazione alla triste e veloce vita del cantante Ian Curtis, travolto dall’epilessia e dalle situazioni personali.
“Control” omaggia e ricorda lo stralunato e carismatico leader, in una sorta di biopic che ha il maggior pregio di poter essere apprezzato anche da chi non è fan dei Joy Division e da chi sa ben poco del gruppo. Ma ancor più strabiliante è l’aspetto che qui si parla di Ian Curtis e dei suoi problemi. Che poi che questo ragazzo sia stato il cantante dei Joy Division, sembra spesso un dettaglio secondario, un plus.
“Love Will Tear Us Apart”, “Control”, “Trasmission”, tanto per citare le più note canzoni dei Joy Division, piombano nel film senza essere preannunciate o raccontate, così come la storia e l’esplosione del gruppo non finiscono mai in una cronologia temporale, ma vengono percepite attraverso immagini e situazioni. Si evince che Curtis e soci stiano crescendo dai passaggi in tv, dalle persone nei concerti e dall’attenzione dei giornali. Non c’è la celebrazione di un mito, ma c’è la vita di un mito.
La scelta del bianco e nero e i sobborghi di Manchester, Macclesfield per l’esattezza, assieme ad una suggestiva fotografia aggiunge valore a un racconto livido e drammatico.
Durissima e intelligente, da standing ovation, è la sequenza che mostra il moto di una carrucola per lo stendi biancheria, drammatico avvertimento dell’incombente dramma di Ian Curtis.
Tratto dal libro della moglie di Curtis “Touching From A Distance”, “Control” è stato presentato a Cannes 2007 ottenendo un grandissimo riscontro di critica, vista anche la qualità e la bravura degli interpreti. Sam Riley nella parte di Curtis è assai convincente e guardando i video originali del gruppo, stupisce per l’intensità e la perfezione delle movenze e delle espressioni. Gli altri non sono da meno, soprattutto Samantha Morton che nei panni di Deborah Curtis vive il riflesso del dramma del marito.

Finita la recensione cinematografica, parliamo di musica. Ian Curtis nasce a Manchester nel 1956 e cresce a Macclesfield. Stralunato e diverso fin da giovane, Curtis è appassionato di poesia e musica, divora dischi di Bowie e Iggy Pop e legge avidamente Wordsworth, Burroghs e Conrad.

Nel 1975 a soli 19 anni sposa Deborah e l’anno successivo si unisce a due amici Bernard Sumner e Peter Hook che vogliono fondare un gruppo. Al trio si unirà presto il batterista Stephen Morris e i “Warsaw” cominciano a suonare in giro. Nel 1978, su idea di Curtis, leader e paroliere del gruppo, diventeranno i “Joy Division” ispirandosi al nome di un bordello nazista e ben presto si fanno notare dal pubblico e soprattutto da Tony Wilson proprietario della Factory Records e conduttore Tv di una nota trasmissione musicale “So it goes”.
Le movenze di Curtis che ricordano le sue crisi epilettiche e la miscela post-punk e decadentista fa diventare ben presto il gruppo come uno dei più innovativi sulla scena europea. Nel 1979 esce “Unknow Pleasure” sotto la dispotica ma efficace produzione di Martin Hannett ed un successo indipendente enorme.
Nel 1980 il gruppo bissa il successo con “Closer”, ma nel frattempo l’epilessia di Curtis peggiora e i potenti farmaci hanno il solo risultato di sfibrare il cantante che non regge più lo stress. Intanto la sua situazione famigliare è in grave crisi. Col cuore diviso e in subbuglio, il matrimonio con Debbie è ormai allo sbando e tutto ciò s’affaccia la sensazione di essere un pessimo padre.
La somma di queste cose, spinge Curtis al suicidio. Esattamente il 18 maggio 1980, poche ore prima della partenza per il tour negli States.
I restanti membri daranno vita a un nuovo soggetto musicale i New Order, diversi nel suono, negli intenti e…nella qualità.
I “Joy Division” invece hanno lasciato una pesante traccia che ha ispirato una marea di gruppi importanti. “Cure”, “U2” gli italiani “CCCP” e tra i nuovi arrivati “Editors”, “Interpol” e in parte i “Bloc Party”.


Titolo originale: Control
Nazione: Regno Unito, U.S.A., Australia, Japan
Anno: 2007
Genere: Drammatico, Musicale
Durata: 119'
Regia: Anton Corbijn
Sito ufficiale: www.controlthemovie.com
Cast: Sam Riley, Samantha Morton, Alexandra Maria Lara, Craig Parkinson, Joe Anderson, Toby Kebbell, Harry Treadaway, James Anthony Pearson, Matthew McNulty, Tim Plester
Produzione: NORTHSEE LIMITED
Distribuzione: Metacinema
Data di uscita: 24 Ottobre 2008 (cinema)

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lunedì, novembre 03, 2008

Sunset Boulevard 2008: Grizzlies Torino 48

Sunset Boulevard 2008
"Volevano entrare nella storia e ci sono riusciti"
più o meno




Lo so, lo so. Non c'è stato il sondaggio quest'anno. Ma era così palese che il "Sunset Boulevard 2008" aveva un vincitore già scritto nelle stelle.

Facciamo così, se trovate un vincitore migliore, con motivazioni migliori riapriamo il caso, ma per noi...

"Sunset Boulevard 2008"
goes to
Grizzlies Torino 48


Uno. perchè il progetto "Bella Storia" ci ha tolto, vista l'unione, la visione spettacolare di un oriundo totalmente inutile. Nove volte su dieci esso arrivava alla juve. Annunciato come fenomeno da esilaranti articoli aveva un bagaglio sportivo ed umano che lo presentava come un mix tra Mike Piazza e Gandhi. Generalmente scivolava fuori dalle cronache, partita dopo partita, per finire chissà dove a fine stagione. Poi c'è stato Collirone/i, by Grizzlies, ma quella era una parodia di quanto sopra.

Secondo. Pochi anni fa i Grizzlies Torino 48 erano lì che si giocavano l'accesso per i playoff di A2 e ora chiudono il campionato a metà classifica. Di C1. Vasquez calpestò i primi campi italiani proprio nei Grizzlies, per poi passare ad Avigliana e ora a San Marino. Senza contare tutti i vari campioni passati in maglia biancoverde.

Terzo. Brunismo imperante. Il grande nemico, il presidente bianconero odiato per anni, colui il quale somiglia a un Abramovich e Berlusconi denoialtri . Lui proprio lui, convince gli odiati cugini, coloro i quali per anni l'hanno ridotto a macchietta e costretto a poche righe sui giornali, a fare una franchigia. Sovvertendo l'ordine del campo. Juve in B. Grizzlies in C1.
Facciamola breve: è come se Sauron avesse fregato Frodo e soci e se andasse in giro per la Terra di Mezzo con l'anello al collo a mo' di tamarro.

Quarto. Il progetto "Bella Storia". Che altro non è che il progetto "Bella Zio". Dunque Juve in B, Grizzlies in C1.
A questo punto starete già dicendo, " ma guarda che è un bene per il movimento", " ma guarda che non si poteva fare altro", "ma guarda che anche in Emilia lo fanno" e altre frasi fatte, che vi prego di tenere per le feste di fine anno sportivo. Perchè girala come vuoi ma una è in B e l'altra in C1.
Uh...dove eravamo, ah si...Juve in B, Grizzlies in C1. Solo che a un certo punto le notizie dei biancoverdi devono essere finite nello spam della posta della Juve e i Grizzlies praticamente scompaiono dalle pagine dell'house organ bianconero.
Qualche volta vengono citati, generalmente per motivi di vetrina oppure a seguito batoste delle giovanili che puntualmente vengono denominati come Grizzlies Torino 48.

Quinto. Perchè i figli so'piezze e core. O ci hanno sempre preso per il culo, oppure i neo juventini si sono rifatti ribattezzare bianconeri doc, dal buon Bruno, che parla dei "suoi" giocatori come se avesse fatto l'ostetrica e non il giornalista nella vita.

Sesto. Perchè alla fine che è capitato?. Nulla. Juve 98 che raggiunge i playoff e perde ma che per campare deve ricorrere per l'ennesima volta, a quanto pare, alla FIBS che commossa dai sessanta...secondi di storia...e dal fatto di avere una piazza come Torino in A2, si dice farà passare il Bruno team in A2. I Grizzlies? Quali? Ah più o meno finiti nel limbo di una mediocre C1 che a detta di tutti e non è solo una "brunata" andava stravinta.

Settimo. Perchè si.

Ora gentile lettore c'era qualcosa di meglio quest'anno?


Ps. Lodi ad Anita Manca. Fuggita ancor prima che il cavaliere (bianco)nero conquistasse il castello.

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