essekappa

Essekappa+Solopiemonte: Un sito che ha sessanta anni anche se è stato fondato nove anni fa...

essekappa: dicembre 2008

lunedì, dicembre 29, 2008

Cinema: Ultimatum Alla Terra

Cinema Recensione

Ultimatum Alla Terra

“Michael Rennie was ill the the day the earth stood still”. Se Micheal Rennie era malato, come dice la canzone d’apertura del “Rocky Horror Show” durante “Ultimatum alla terra”, del 1951 ora dopo il remake del 2008 si farebbe ricoverare.
Ed è proprio vero quello che dicono le due versioni, cioè che noi stiamo rovinando il pianeta e/o il Mondo. Certo, verissimo, soprattutto a partire dal cinema hollywoodiano, si direbbe, che ormai a corto di idee va a ripescare vecchi film, riproponendoli in versione rinfrescata ma con scarsi risultati.
“Ultimatum alla Terra” versione 2008 non ha nulla a che vedere con quello del 1951. La storia è più o meno simile, ma a questo gli manca il sale, la poesia, lo stupore e quel “fai da te”, tanto caro agli sci-fi dell’epoca che faceva simpatia a prescindere dalla storia.
L’originale fu poi un colpo a sorpresa, uno sci-fi che ebbe la sfacciataggine di essere totalmente pacifista in tempi di guerra fredda. Questo parla di ecologia. Sai che novità. Ne parlano tutti e in tutti i modi. Dai radar ai touch screen, gli anni passano, ma anche sugli effetti speciali siamo proprio sul misero, così come è misero di espressioni il personaggio dell’alieno Klaatu interpretato da Keanu Reeves. Si sforza e lo rende glaciale al massimo, bravo, ma alla fine l’effetto è fastidioso.
Si, “Ultimatum alla terra” proprio non incide, non morde e nemmeno fa riflettere l’arrivo di questo Klaatu, accompagnato da un robottone gigantesco, giunto da noi col fine di attuare un piano di eliminazione della razza umana perché sta rovinando il pianeta terra.
Sarà anche questo verissimo, ma se non altro il Rennie/Klaatu del 1951 era un Signor Alieno arrivato qui solo per avvisarci dei rischi che avremmo corso “Se…”, senza velleità di farci fuori, senza uccidere nessuno. Se si arrabbiava al massimo distruggeva le armi.
Il Reeves invece non ci pensa nemmeno tanto a portarsi avanti col lavoro suscitando l’interesse e l’ascolto di pochi cervelloni progressisti. In particolar modo una scienziata astrale che si porta dietro il figliastro di colore (Jaded Smith figlio di Will Smith), dando così quel tocco di politically correct che in film come questi non stona mai.
L’unica cosa degna di nota oltre al grande John Cleese è che le trattative con l’alieno le porta avanti il segretario alla difesa. Una donna. Kathy Bates. Segno che anche i film di fantascienza hanno scaricato l’uscente figura del Presidente. Non che i risultati siano migliori, lei è ottusa come tutti gli altri.
Ma quel che è peggio di tutto è che non si sente mai dire “Klaatu, Barada, Nikto!”. La frase che usava Micheal Rennie per disattivare il robottone Gorth e che da sondaggi è considerata una delle più famose e amate del cinema di fantascienza. Passano i tempi e cambiano le tecnologie e naturalmente Reeves non la usa, usando qualche altro metodo più moderno che passa inosservato. Come il film d’altronde.


Titolo originale: The Day the Earth Stood Still
Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Fantascienza
Durata: 103'
Regia: Scott Derrickson
Sito ufficiale: thedaytheearthstoodstillmovie
Sito italiano: www.ultimatumallaterra.it/
Cast: Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Kathy Bates, John Cleese, Jaden Smith, Aaron Douglas, Lorena Gale, Roger R. Cross
Produzione: Earth Canada Productions, Twentieth Century-Fox Film Corporation
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 12 Dicembre 2008 (cinema)































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lunedì, dicembre 22, 2008

B Movies Heroes: The Brain That Wouldn't Die

bmovies.splinder.com


presenta
il meglio del cinema mondiale...o quasi


The Brain That Wouldn’t Die

the-brain-that-wouldnt-die“Let me die! Let Me die!”. Voce spezzata e schermo nero. Titolo che si staglia di colpo a caratteri cubitali su musica decisamente drammatica. Questo è l’inizio di “The Brain That Wouldn’t Die” e di fatto è l’unica cosa credibile di questo film. Siamo di fronte ad un antologico B-Movie che passa dallo sci-fi all’horror prendendo ampiamente spunti da Frankestein e risparmiando in maniera pesantissima sul budget. Tutto ciò è una meraviglia per cinefili. Una goduria per gli appassionati di B Movie.

La regia “illuminata” di tale Joseph Green, misconosciuto regista che nonostante questo capolavoro non ha fatto praticamente altro ha creato un film divenuto col tempo un vero e cult, citato anche “The Man With Two Brains” (“Ho perso la testa per un cervello”) commedia nel 1983 con Steve Marin oltre ad aver, secondo noi, ispirato le fattezze dell’eroe Troma, Toxic Avenger.

Il protagonista di questa genialissima vicenda è il Dr. Bill Cortner. Un medico/scienziato di un certo spessore. Capace di otb1perare a cervello aperto con un equipe di sole tre persone e naturalmente in grado di salvare anche i casi ormai senza speranza. Ah…certo il suo studio ha le apparecchiature di un medico di base. Forse meno.

Prototipo del medico di successo, bello e pieno di soldi, tanto da far invidia ai medici dei serial moderni, scarrozza sulla sua spider con invidiabile scioltezza e con la sua bella fidanzata Jan. Ma un giorno uno di questi giri finisce in tragedia e la donna…perde la testa. Nel senso fisico.

Come faccia o come non faccia, Cortner riesce a recuperare la capoccia della donna e a farla rivivere mettendola in una specie di catino collegato a qualche cannula.

tb2Così Bill, inizia a girovagare per la città alla ricerca di un nuovo e bel corpo per la sua fidanzata. Jan intanto non avrà tanta voglia di vivere ma sviluppa dei poteri mentali tali da poter comandare chiunque. Il suo preferito è un mostro (il cui volto ricorda Toxic Avenger) che per qualche ragione sconosciuta vive in un antro del laboratorio e la cui esistenza viene spesso e volentieri dimenticata da Cortner e soci tanto che più meno tutti danno pacificamente le spalle alla porta da dove il mostro esce…

Intanto Cortner dopo vari giri “a mignotte” trova finalmente un corpo bellissimo sul quale mettere la testa della fidanzata. Arriva in laboratorio, ma anche lui subisce la furia e la vendetta di Jan che gli scatena addosso il mostro. Il posto finisce in fiamme e anche Jan muore. Il mostro forse è ancora lì.

E’ proprio un B Movie di mostruosa bellezza i cui effetti speciali sono all’altezztb3a delle migliori (peggiori) produzioni. Persone menomate nelle braccia,staccate dal mostro, che visibilmente nascondono l’arto sotto il vestito…che dire di più? C’è da commuoversi.

Un po’ di storia. Il film è stato girato nel 1959 ma per varie vicissitudini è uscito solo nel 1962.

In Gran Bretagna non è mai stato mostrato al pubblico. Venne rifiutato una volta e mai più riproposto dalla produzione.

La cosa più bella resta comunque la leggenda dei titoli di coda. Il film finisce e compare la scritta “The Head That Wouldn’t Die”, al posto di “Brain”. Si dice che fu un banale errore. Leggenda un po’ strana…ma d’altronde il film non è da meno…

“The Brain That Wouldn’t Die” fa parte dei film in public domain. E’ scaricabile o visibile senza rischio di incorrere in reati, da internet archive o da cineclassic on line. Noi lo mettiamo interamente in streaming


Scheda Tecnica
Titolo Originale: The Brain That Wouldn't Die
Titoli Alternativi: The Head That Wouldn't Die, O Cérebro Que Não Poderia Morrer, Brasile, Le Cerveau qui ne voulait pas mourir (Francia) Il Cervello che non voleva morire (Italia) Der Kopf, der nicht sterben durfte (Germania), O Dolofonos tou call girl (Grecia)
Anno: 1962
Nazione: USA
Regia: Joseph Green
Cast: Jason Evers, Virginia Leith, Leslie Daniels, Adele Lamont
Durata: 82' (uncut)
Casa di Produzione: Rex Carlton Productions




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venerdì, dicembre 19, 2008

Beisbol

Cuba: Continua la Corsa Del Villa Clara, mentre le big deludono

Terza settimana di campionato e il Villa Clara ancora non si schioda dalla vetta. Nessuna sconfitta per i Naranjeros (12/0) che con il Pinar Del Rio stanno dominando il 48esimo campionato.
Deludono le grandi del campionato. Il Santiago e gli Industriales vivono quieti con un misero (7/6) lasciando a La Habana e al Ciego De Avila il compito di inseguire le due capoliste.

Zona Occidental
Pinar Del Rio (10/5), La Habana (6/5), Industriales (7/6), Sancti Spiritu (4/9), Isla De La Juventud (5/8), Metropolitanos (4/10), Matanzas (4/10), Cienfuegos (2/11)

Zona Oriental
Villa Clara (12/0), Ciego De Avila (11/3), Holguin (10/4), Las Tunas (8/4), Camaguey (8/6), Santiago (7/6), Guantanamo (4/9), Granma (4/10)


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sabato, dicembre 13, 2008

L'Ospite Inatteso

Cinema
Recensione



"L'ospite inatteso"

E’ uno strano suono questo doppio senso del titolo. “L’ospite inatteso”. Stonato al confronto dei djambè, di Fela Kuti e della musica classica di cui questo film è infarcito. Ma ancor peggio è la stonatura di base tra la storia e le promesse-miraggio degli States.
“L’ospite inatteso” è una magistrale prova d’orchestra che mette su spartito l’ipocrisia, l’ingiustizia e i sogni infranti. Un film che oltre al geniale doppio senso (in originale “The Visitor”) non sbaglia una virgola, raccontando con rassegnata tristezza e un velo d’ironia una storia dei “tempi del sospetto” cioè dei giorni nostri.
Negli USA pre-Obama in attesa, si spera, di una svolta epocale, la società vive con imbarazzante e preoccupante sospetto del diverso. Dell’immigrato. L’essere che fugge, dal paese in cui vive, viene accolto da manifesti in cui campeggia la scritta “La forza dell'America...gli immigrati” per poi ritrovarsi intrappolato in una maglia di leggi e di diritti umani poco rispettati che rendono la terra delle libertà molto simile alla Siria, per citare una battuta di un personaggio del film. Ecco l’ospite in atteso.

Ma gli ospiti inattesi sono tanti in questa opera. Tarek un musicista e la sua compagna Zainab uno siriano e l’altra africana, che a New York affittano abusivamente, truffati tra l’altro, un alloggio. Il prof. Walter Vale, annoiato e spento uomo di mezza età, professore nell’Illinois che torna a New York per un convegno e che nel suo alloggio trova Tarek e Zainab. Un djambè di Tarek, che trasforma e fa innamorare Walter tanto da spingerlo a voler imparare a suonarlo.
L’ospite più inatteso e malvoluto è soprattutto Tarek, fermato dalla polizia di NYC e privo di permesso di soggiorno, viene imprigionato in una specie di centro di permanenza temporaneo. Lui e altri, che terroristi non sono, perché quelli hanno soldi e appoggi, dice Tarek, finiscono in completa balia di un sistema giuridico che si permette di negargli diversi diritti civili e che si riserva il diritto di trasferirli ed espellerli senza preavviso e senza possibilità di difesa.
Un muro tra autorità e parenti, una spirale di follia burocratica e legislativa che inghiotte tutti.
Sullo sfondo il suono di djambè e un cd di Fela Kuti mischiati alla vampata d’orgoglio di un uomo spento, Walter, che con Tarek riscopre la voglia di vivere. E tra questi personaggi, spicca paradossalmente la figura dell’avvocato difensore che appare in una sola scena prima di scivolare via, sfumare e “tornare” solo nei discorsi.

Quanto è difficile fare un film del genere? Tanto. Tantissimo. La trappola della visione buonista e di un lieto fine è sempre lì in attesa di un passo falso. Già solo nella caratterizzazione dei personaggi il rischio di cadere è altissimo. Ad esempio quanto sarebbe stato facile e di posa fare di Walter un personaggio razzista e conservatore per poi trasformarlo in un attivista dei diritti umani? Invece Walter Vale è un professore orientalista di vasta cultura e apertura mentale.
Questa è la bravura di McCarthy che riesce a stare alla larga dalle facilonerie giocando con un’asettica intelligenza e mano ferma. La bravura è enorme anche quando riesce garbatamente a toccare le corde giuste, senza sventolare la cosa, come nella scena, nostra preferita, in cui Walter, ormai solo e rassegnato, suona il djambè alla fermata della metropolitana. Quale? “Broadway – La Fayette”. Non a caso due simboli di NY e degli States.
Bravissimi poi tutti gli interpreti e sorprendente Richard Jenkins, Walter Vale, un nome assolutamente poco conosciuto, nostro malgrado.
“L’ospite in atteso” è stata una sorta di sorpresa, un film semi-indipendente, che ha ottenuto un successo commerciale enorme e critiche estremamente positive, oltre ad aver partecipato, sinonimo di qualità, al “Sundance Festival”.
Bastasse la cultura a eliminare certi pregiudizi saremmo a posto da un pezzo. In ogni caso un film come questo e l’apertura del “Mao” (Museo di Arte Orientale) di Torino che tra gli obiettivi, come dice il direttore Prof.Ricca, ha quello di unire e far conoscere culture differenti, non risolverà i problemi ma sicuramente ci fa sentire più “abbronzati”. Per dirla alla Silvio.



L'ospite inatteso

Titolo originale: The Visitor
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 103'
Regia: Thomas McCarthy
Sito ufficiale: www.thevisitorfilm.com
Cast: Hiam Abbass, Amir Arison, Danai Jekesai Gurira, Richard Jenkins, Maggie Moore, Tzahi Moskovitz, Laith Nakli, Haaz Sleiman
Produzione: Groundswell Productions, Next Wednesday Productions, Participant Productions
Distribuzione: Bolero Film
Data di uscita: 05 Dicembre 2008 (cinema)

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martedì, dicembre 09, 2008

Baseball

Quer Pasticciaccio brutto...

Nel giro di tre giorni, uno tsunami si è abbattuto sul baseball piemontese, usando lo stile all'italiana...
Brevemente:
1- Il sito baseballitalia, pubblica una notizia secondo la quale l'Avigliana Baseball rinuncerà alla Serie A2 per mancanza fondi
2- Il sito dell'Avigliana Baseball smentisce categoricamente e minaccia di intraprendere vie legali e chiede l'eliminazione della notizia, previe scuse.
3- Il sito baseballitalia, non toglie la notizia. E poco dopo chiude improvvisamente.
4- Partono una serie di ilazioni sui poteri occulti dell'Avigliana Baseball. Commenti di tutti i tipi sul post precedente e ci arriva pure una telefonata.
5- Pellizzari responsabile di baseballitalia scrive al sito della Fibs, smentendo ogni collusione dell'Avigliana Baseball con la chiusura del proprio sito. Il sito ha chiuso, dice, per problemi organizzativi.
Ma che è successo? Mario Bruno tace (...) e al di là che viviamo lo stesso senza saperlo, le riflessioni sono due.
A) Si è strano che un sito chiuda così velocemente senza preavviso.
B) Comunque se il Sig.Carbone e l'Avigliana Baseball avessero tutto questo potere, probabilmente non sarebbero in A2 e ancor più probabilmente si occuperebbero di cose più importanti e redditizie del baseball. Non vi pare?



Niente sorpresa sotto l'albero per le squadre di Serie B

E alla fine ha vinto il buon senso. E siamo contenti. La Serie A2 non verrà allargata a 24 squadre ma rimarrà intatta nella forma e nell'organizzazione. Svanisce così il sogno per alcune squadre di ritrovarsi senza meriti sportivi in una categoria superiore. Nel caso piemontese la Juve, per una volta, non beneficerà di favori d'ufficio. Ovviamente la Juve98 ha già dato l'assenso a questa decisione "Ed il diritto sportivo manterrà il proprio valore, sano, sanissimo. Da parte sua la Juve è già pronta per puntare alla vittoria della serie B e con questo preciso spirito è stata costruita." No Comment
Intanto il Latina rinuncia ufficialmente alla A2. Probabilmente per ragioni geo-politiche sarà Roma che otterrà il passaggio nella categoria superiore.
Ufficiale invece l'inserimento di un altro straniero per la serie A2 come da proposta della precedente riunione.


Cuba: E' il momento del Villa Clara

Sei partite senza sconfitte. Il Villa Clara ha iniziato col piede giusto il campionato tant'è che la squadra di Eduardo Martina Saura è l'unica imbattuta di tutta la Serie Nacional

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mercoledì, dicembre 03, 2008

Cinema: Changeling

Cinema
Recensione
"Changeling"



“Changeling” è un monolito che si staglia sugli schermi inamovibile e inscalfibile. Nonostante la mano ferma, fermissima, di una regia che non rischia e non sperimenta e nonostante una struttura narrativa lineare, Eastwood coglie ancora una volta nel segno, con un film compatto e preciso.
Questo è un lavoro che non ha difetti. Semplice e sicuro, avvolto da un certo alone di rassegnazione, narra una storia vera riuscendo a tener altissima l’attenzione dall’inizio alla fine.
Un successo ancor più da sottolineare se consideriamo che Eastwood oltre alla regia, ha pensato e scritto le musiche e prodotto il tutto.
Gli Stati Uniti di fine anni venti e inizio trenta sono poi riprodotti in maniera precisa, dai vestiti per arrivare alla riproduzione della città di Los Angeles. Dettagli, su dettagli, sminuzzati, sottolineati dati in pasto al pubblico che li assume con piacere.
I protagonisti entrano in questa architettura con estrema scioltezza. John Malkovich è impressionante nel ruolo di un pastore presbiteriano, con tanto di capigliatura con “ondina” e baffetti. Freddo, distaccato e implacabile il Malkovich pastore si scaglia anima e corpo contro il potere. Angelina Jolie, protagonista, è piuttosto credibile nonostante non brilli eccessivamente per le sue espressioni e nonostante il silicone trasbordante delle notissime labbra. In ogni caso la Sig.ra Pitt riesce a rendere bene un personaggio delicato e drammatico lontano dalle sue passate performance.
La storia è come al solito, per i canoni di Eastwood, di drammatica quotidianità. Una spaccato di Stati Uniti che qui assume anche uno strano retrogusto. Il potere e la menzogna. Il sistema che nasconde (o che cerca di) i propri errori. Morale dei tempi che non cambiano? A voi la risposta, ma per noi è un si netto. Lo evinciamo dalla drammatica vicenda che ha per protagonista Walter Collins figlioletto di Christine, che un giorno sparisce nel nulla. La polizia sicura del ritrovamento riporta a casa Collins, alcuni mesi dopo, un bambino che però non è Walter. Da qui nasce una lunga lotta tra Christine e il potere che continua ad essere sicuro dell’autenticità del ritrovamento, incolpando pure la donna di scarsa responsabilità.
Menzongne su menzogne per salvaguardare l’immagine della polizia di Los Angeles. Immagine e credibilità che crollano quando, quasi per caso, si viene a sapere dell’esistenza di un maniaco che ha ucciso circa venti bambini.
Da qui in poi “Changeling” viaggia in maniera affascinante sul parallelismo di tre storie. Due mondi che cadono: quello del maniaco processato e giustiziato e quello del potere ormai senza più un briciolo di credibilità processato ed esautorato e dall’altra parte un mondo che cerca di ricostruirsi con Christine Collins che cerca di rifarsi una vita e di darsi delle risposte a volte invano, a volte no ma sempre senza perdere la speranza di riabbracciare il figlio.
Magari non "Changeling" non è all'altezza di "Million Dollar Baby", ma è sicuramente l'ennesima prova di bravura di Clint Eastwood.

Changeling

Titolo originale: Changeling
Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Thriller, Giallo
Durata: 140'
Regia: Clint Eastwood
Sito ufficiale: www.changelingmovie.net
Sito italiano: www.changeling-ilfilm.it

Cast: Angelina Jolie, John Malkovich, Riki Lindhome, Amy Ryan, Colm Feore, Devon Gearhart, Jeffrey Donovan, Kelly Lynn Warren, Devon Conti
Produzione: Imagine Entertainment, Malpaso Productions
Distribuzione: UIP
Data di uscita: Cannes 2008
14 Novembre 2008 (cinema)





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lunedì, dicembre 01, 2008

Beisbol


Italia: Dubbi sull'allargamento della Serie A2

Riunite ieri a Bologna le società di A2 hanno sollevato forti dubbi sulla proposta di allargamento del campionato da 20 a 24 squadre, votando per il mantenimento almeno per la prossima stagione dell'attuale organizzazione.
Intanto in A2 verrà introdotto il tie-break e sarà possibile ottenere un visto sportivo per un giocatore straniero senza vincolo di ruolo. Le società hanno chiesto di avere anche un visto extrasportivo, avendo così la possibilità di tesserare due extracomunitari, facendone comuque giocare uno solo.
La Serie A2 inizierà il 4 aprile e terminerà il 2 agosto. Tutte le decisione verranno ratificate il 6 dicembre al congresso di Riccione.


Cuba:Partenza a razzo per Pinar Del Rio

Che diceva il vate del beisbol, Salmiron, la scorsa settimana? Che potrebbe essere l'anno del Pinar Del Rio. E in effetti come inizio non c'è male. Nella partita inaugurale, Pinar batte i campioni in carica del Santiago per 12 a 3. Una scoppola che si commenta da sola, una partita mai messa in dubbio in cui il Pinar ha sfruttato al meglio tutte le occasioni.
Da martedì tutti in campo!

Cuba: Pedro Lazo si ritira!

Il leggendario Pedro Lazo, uno dei più grandi giocatori di beisbol di Cuba, ha dichiarato proprio prima dell'esordio in campionato, che al termine della stagione si ritirerà dalle competizioni.

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