Cinema: Ultimatum Alla Terra
Ultimatum Alla Terra
make del 2008 si farebbe ricoverare.Ed è proprio vero quello che dicono le due versioni, cioè che noi stiamo rovinando il pianeta e/o il Mondo. Certo, verissimo, soprattutto a partire dal cinema hollywoodiano, si direbbe, che ormai a corto di idee va a ripescare vecchi film, riproponendoli in versione rinfrescata ma con scarsi risultati.
“Ultimatum alla Terra” versione 2008 non ha nulla a che vedere con quello del 1951. La storia è più o meno simile, ma a questo gli manca il sale, la poesia, lo stupore e quel “fai da te”, tanto caro agli sci-fi dell’epoca che faceva simpatia a prescindere dalla storia.
L’originale fu poi un colpo a sorpresa, uno sci-fi che ebbe la sfacciataggine di essere totalmente pacifista in tempi di guerra fredda. Questo parla di ecologia. Sai che novità. Ne parlano tutti e in tutti i modi. Dai radar ai touch screen, gli anni passano, ma anche sugli effetti speciali siamo proprio sul misero, così come è misero di espressioni il personaggio dell’alieno Klaatu interpretato da Keanu Reeves. Si sforza e lo rende glaciale al massimo, bravo, ma alla fine l’effetto è fastidioso.
Si, “Ultimatum alla terra” proprio non incide, non morde e nemmeno fa riflettere l’arrivo di questo Klaatu, accompagnato da un robottone gigantesco, giunto da noi col fine di attuare un piano di eliminazione della razza umana perché sta rovinando il pianeta terra.
Sarà anche questo verissimo, ma se non altro il Rennie/Klaatu del 1951 era un Signor Alieno arrivato qui solo per avvisarci dei rischi che avremmo corso “Se…”, senza velleità di farci fuori, senza uccidere nessuno. Se si arrabbiava al massimo distruggeva le armi.
Il Reeves invece non ci pensa nemmeno tanto a portarsi avanti col lavoro suscitando l’interesse e l’ascolto di pochi cervelloni progressisti. In particolar modo una scienziata astrale che si porta dietro il figliastro di colore (Jaded Smith figlio di Will Smith), dando così quel tocco di politically correct che in film come questi non stona mai.
L’unica cosa degna di nota oltre al grande John Cleese è che le trattative con l’alieno le porta avanti il segretario alla difesa. Una donna. Kathy Bates. Segno che anche i film di fantascienza hanno scaricato l’uscente figura del Presidente. Non che i risultati siano migliori, lei è ottusa come tutti gli altri.
Ma quel che è peggio di tutto è che non si sente mai dire “Klaatu, Barada, Nikto!”. La frase che usava Micheal Rennie per disattivare il robottone Gorth e che da sondaggi è considerata una delle più famose e amate del cinema di fantascienza. Passano i tempi e cambiano le tecnologie e naturalmente Reeves non la usa, usando qualche altro metodo più moderno che passa inosservato. Come il film d’altronde.
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“Let me die! Let Me die!”. Voce spezzata e schermo nero.
perare a cervello aperto con un equipe di sole tre persone e naturalmente in grado di salvare anche i casi ormai senza speranza. Ah…certo il suo studio ha le apparecchiature di un medico di base. Forse meno.
Così Bill, inizia a girovagare per la città alla ricerca di un nuovo e bel corpo per la sua fidanzata. Jan intanto non avrà tanta voglia di vivere ma sviluppa dei poteri mentali tali da poter comandare chiunque. Il suo preferito è un mostro
a delle migliori (peggiori) produzioni. Persone menomate nelle braccia,staccate dal mostro, che visibilmente nascondono l’arto sotto il vestito…che dire di più? C’è da commuoversi. 



