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essekappa: Musica: The Killers - Tv On The Radio

giovedì, gennaio 15, 2009

Musica: The Killers - Tv On The Radio

Musica


The Killers
"Day & Age"

Dove diavolo vogliono andare i “The Killers” non è chiaro. E non lo è mai stato. Dall’esordio di “Hot Fuss” di “Somebody Told Me” tamarra e commerciale al punto giusto da piacere agli alternativi e non, passando per un disco troppo impegnato per le proprie corde, "Sam’s Town" e chiudendo con una raccolta di B-Sides in cui spiccava, solo, “Tranquilize” e quel solo si chiamava Lou Reed.
Ora la nuova puntata si chiama “Day & Age” e stiamo a chiederci “Are We Human o Are We Dancers?”. Uh…no…siamo a chiederci, capolavoro o nefasta cazzata? Bravo il gruppo di Las Vegas a confondere le idee. E bravo soprattutto a piazzare un singolo “Human” che per quanto sia tamarro, molto anni ottanta e molto alla Pet Shop Boys seconda maniera funziona, ti entra in testa e in breve tempo ha accalappiato il suo buon esercito di fan (si suppone questa volta poco alternativi). Non è una novità, la specialità di casa è quella: i singoli. I “The Killers” sparano secco un singolone destinato ad entrare nella storia o meglio dire nelle chart. Poi il resto del disco vive un po’ con il senso di inferiorità nei confronti del primo “nato”.
Pare proprio di vedere tutto ciò anche in “Day & Age”. Disco sufficientemente riuscito, apprezzato con discrezione dalla critica, che può presentare diverse canzoncine riuscite e diversi brani che ti verrebbe voglia di andare a prendere a sberle Brandon Flowers. Essenzialmente l’inizio male non è “Losing Touch”, “Human” (con tutti i suoi ma), “Spaceman” ammiccante e commerciale ma meno tamarra della precedente. Poi anche sforzandoci iniziano ad arrivare brani che lasciano perplessi. “Joy Ride” che già dal titolo fa temere a una cover degli allampanati Roxette, forse era meglio, sembra un brano buono per qualche casinò di Las Vegas dove tutto è artefatto e dove gente con camice sgargianti vaga con bicchieri dai liquidi colorati. Ma la colpa di tutto ciò è l’infausta scelta di inserire una sezione fiati e percussioni. Delirante.
Fatto ciò ne segue pure una ballade, “A Dustland Fairytale” che male non è, ma che sarebbe meglio ascoltarla lontana dalla robaccia appena descritta e poi un’onesta “This Is Your Life”. A seguire un altro brano su cui vale la pena soffermarsi “I Can’t Stay”, una pezzo da resort hawaiano, con tanto di conga buono se i suddetti personaggi di “Joy Ride” decidono di spostarsi al mare a continuare a bere i loro cocktail colorati. Il resto si snoda sereno con parecchie sonorità e synth anni ottanta “Neon Tiger” e soprattutto “The World We Live In” che togliendo la questione gusti personali sono concepite bene. In coda un’ottima ballade dal titolo “Goodnight Travel Well” e un pezzo molto orecchiabile e ben fatto come “Forget About What I Said”.



Tv On The Radio

"Dear Science"



Al primo ascolto uno si chiede se “Dear Science” è una compilation di autori vari. Al secondo capisci che non è così. Al terzo piace. Al quarto ti rendi conto che parlare di un disco così è un gran casino.
Cara scienza non si sa da che parte prenderti. Eterogenea come sei. Facciamo melina, intanto ci pensiamo, parlando del gruppo i “TV On The Radio”. Nati del 2001 dalla folli mente di un certo Tunde Adebimpe nato in Nigeria e vivente a New York e da David Andrew Sitek, un produttore e musicista, il gruppo si espande in numero e comincia la solita trafila di demo e canzoni. Poi nel 2004 primo disco acclamato dalla critica “Desperate Youth, Blood Thirsty Babes” seguito due anni dopo da “Return To Cookie Mountain” altro lavoro che fa il pieno di consensi. Poi nel tardo 2008 arriva “Dear Scienze” che viene acclamato da chiunque entrando nella lista dei migliori dischi dell’anno per Rolling Stones e NME.
E…quindi…”Dear Science”. Un disco che è un immenso mondo variopinto e colorato di generi e stili. Elettronica, indie rock, soul, pop tutti messi insieme con una capacità spiazzante e una semplicità che lo rende secco e sorprendente come uno schiaffo. Pure troppa grazia che quasi li rende antipatici come degli odiosi “primi della classe”.
Nulla da eccepire comunque, I “TV On The Radio” non sbagliano un colpo e una dopo l’altra le canzoni si susseguono che è un piacere.
Già a partire dall’opener “Halfway Home” che col coretto di apertura molto catchy (pa-pa-pa-pa) da l’idea di portarci nel pop più smaccato che ci sia. Invece è la porta di ben 5’31” che apre sul mondo di “Dear Science” con un elettro pop che ci lascia in sospeso in attesa dell’avvenire. E l’avvenire non potrebbe essere migliore con brani come il dolce elettropop di “Criyng” e il mix con l’hip hop di “Dancing Choose” (video in fondo), senza dimenticare l’eleganza di “Stork and Owl” e le reminiscenze vocali alla U2 ("Achtung Baby") presenti in “Golden Age”. Gli spunti interessanti sono tantissimi e per ogni brano bisognerebbe soffermarsi. I “Tv On The Radio” riescono nell’intento di miscelare con intelligenza pezzi più lenti a brani veloci che a volte sono trascinanti come ad esempio il duetto “Family Tree” e “Red Dress”. “Lover’s Day” è l'ottima scelta per la chiusura di un disco che va ascoltato piuttosto che conosciuto sulle varie recensioni.
Miglior album del 2008? Forse un po’ troppo. Sicuramente un disco ottimo che fa ben sperare per un futuro musicale meno clonato e più alla ricerca di nuove sonorità o miscele. Sarà scienza? O Fantascienza?.


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