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venerdì, febbraio 06, 2009

Musica: Franz Ferdinand, Eagles Of Death Metal


Franz Ferdinand
"Tonight: Franz Ferdinand"


Due dischi che fanno il boom. Soldi a palate. Fama, Ansia, stress, esaurimento. Tre anni di pausa. Promesse di cambiare, di sbalordire e concerti test per le nuove canzoni. Tonight: Franz Ferdinand”.

Diciamolo subito, i quattro non hanno rivoluzionato il lor
o credo o cambiato dogma. Il marchio di fabbrica è sempre visibilissimo, sia nella voce che nelle sonorità. Ci aggiungono un bel po’ di synth anni ’80, pure troppi per le nostre orecchie e un leggero rallentamento globale. Non c’è una “Take Me Out” o una “Do You Want To” capaci di infiammare le folle e far muovere le testoline ovunque le si ascoltassero. Fine delle premesse.

Ciò detto, promuoviamo in pieno il nuovo episodio di Kapranos e soci. Capaci di realizzare un album che non sfigura nei confronti dei due precendenti, che tiene alta la guardia e non stanca. A ciò aggiungiamo che i Franz Ferdinand sono rimasti sotto un’etichetta indie.

Da “Ulysses” opener nonché singolo, dall’avvio lento, a “Katherine Kiss Me” lenta ballade di chiusura i quattro scozzesi snocciolano canzoni interessanti e ben confezionate, alternando come di consueto ritmi ed emozioni. Ottimo il poker d’apertura che dopo “Ulysses” (video al fondo) continua con la spumeggiante “Turn It On” e “No You Girls”, che sembra tratta dai due dischi precedenti. Si narra
che per questo brano il gruppo abbia suonato le percussioni usando ossa umane. Curiosità e leggende a parte il quartetto iniziale si chiude con l’elegante “Send Him Away” dal sapore 60’s.
Buono anche tutto quello che arriva dopo. “Twilight Omens” esemplifica la smodata virata verso l’elettronica anni ottanta così come “Live Alone” e “Can’t Stop Feeling”. Eccedono pure. “Bite Hard” e “What she came for” sono i brani classici strafottenti e ruffiani, in senso buono of course, a cui il gruppo ci ha abituato. Chiusura sulle spalle di “Dream Again” e “Katherine Kiss Me” la prima lenta e la seconda una ballade acustica, ottima e pregevole altro stilema classico di Kapranos & co.


Discorso a parte, infine, merita “Lucid Dreams”. Il brano più interessante e strano di tutto il disco, che si piazza in terz’ultima posizione con quasi otto minuti di mix, convincente al massimo, tr
a psichedelie e sonorità che viaggiano dagli anni ’60 ai nostri giorni. Non ammazza la concorrenza, nonostante la crime scene della copertina ma dimostra che i Franz Ferdinand hanno qualcosa in più. Ora attendiamo, con tutto il tempo necessario, il vero colpo da ko.



Eagles Of Death Metal
"Heart On"

Cose strane nella west coast. Josh Homme e Jesse Hughes sembrano maturati. Dura a credere per due che si conoscono da una vita e si fanno soprannominare “Baby Duck” e “The Devil”. Tutto vero. E il side-project più minchione del biondo profeta dello stoner nonché leader dei Queens Of The Stone Age, pare voglia discostarsi un po’ da quell’aurea di demenzialità e divertimento che ne aveva caratterizzato i due primi dischi. Senza contare che era il punto di forza di una band discretamente inutile che spingeva sull’ironia già a partire dal nome.
“Baffone” Hughes disperso motociclista anni ‘80 faceva ridere solo a vedersi e poteva contare sulla bravura di Homme e della sua gang. Innegabilmente grandi musicisti. “Peace Love & Death Metal” e “Death By Sexy” prendevano a piene mani i due descritti connotati, con buona pace di tutti e gran divertimento globale.
Gli anni passano e si cresce potremmo dire con un luogo comune e “Heart On” pare voler dimostrare una struttura più seriosa. Almeno a livello sonoro, perchè a guardare il video del singolo...
Pensando male si potrebbe dire che sembra che Homme abbia un po’ di nostalgia dello stoner più puro, dei dischi dei Kyuss ma soprattutto dei primi tre dischi dei suoi Queens Of The Stone Age, “Rated R” in primis, riempiendo questa nostalgia con sonorità polverose e ipnotiche presenti in linea generale e in alcuni passaggi di “Anything Cept The Truth”, “Solo Flights”, “I Used To Couldn’t Dance” e “High Voltage”. La citazione è palesissima invece con “I’m Your Torpedo” che chiude il lavoro in maniera più che degna.

“Heart On” lascia spazio anche a un rock leggero e snello. Molto divertente. Che a volte si spinge fino ai confini della musica dei T-Rex o dei New York Dolls. Con l’aggiunta che gli Eagles ci mettono, vedi distorsioni, il risultato non è male. Ottima e trascinante, più che altro, “Wannabe in La” (video sotto) è l’esempio più eclatante. Oppure “Secret Plans” e “Heart On” nonostante i coretti in falsetto.
E già. I coretti in falsetto. Sono la cosa che fa scendere di interesse e qualità il lavoro e di cui gli “amichetti” Homme e Hughes a volte abusano troppo. Anche dimenticandoci dei coretti a volte gli Eagles volano bassi, vedi l’inutile ballade “Now I’m Fool”, ma tutto sommato potendo classificare questo disco con il più classico dei modi di dire, “di transizione” e contando che si tratta di un side-project, possiamo essere più che contenti del risultato.



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