Musica: Moby e Rancid
Musica
Moby
"Wait For Me"
"Wait For Me"
Il merito di Moby è quello di essere uno che ha sempre fatto ciò che ha voluto. Seguendo più l’estro del momento che il trend del mercato discografico. Ha buttato via così, probabilmente, un sacco di soldi ma può
considerarsi un “duro e puro” della musica.
Non sempre però le sue scelte sono vincenti e in effetti da qualche album Moby latita. “Wait For Me”, titolo che suona emblematico e title track che chiude l’album con un intro di piano, è un album che si discosta ancora dalle ultime produzioni, un disco che cerca l’intimità, che porta l’ascoltatore in un mondo ovattato.
Un’altissima percentuale di canzoni è solo strumentale e i ritmi sono lenti, sereni poi come al solito quando si tratta di cantare Moby lascia spazio ad altre voci.
L’idea è interessante, la fattura è decisamente buona, ma sentirlo tutto intero è veramente difficile. Troppo intimo, troppo lento. Finisce per annoiare. Andrebbe ascoltato a spizzichi passando da “Pale Horses” seconda traccia a “Shot In The Back Of The Head” il singolo strumentale il cui video è stato realizzato da Lynch o ancora a “Mistake” più veloce e cantato degli altri e “Scream Pilot”.
Noi tranquilli come l’album ci sediamo ad aspettare un nuovo Moby in grado di sorprenderci come quello di diversi, ormai, anni fa.
considerarsi un “duro e puro” della musica.Non sempre però le sue scelte sono vincenti e in effetti da qualche album Moby latita. “Wait For Me”, titolo che suona emblematico e title track che chiude l’album con un intro di piano, è un album che si discosta ancora dalle ultime produzioni, un disco che cerca l’intimità, che porta l’ascoltatore in un mondo ovattato.
Un’altissima percentuale di canzoni è solo strumentale e i ritmi sono lenti, sereni poi come al solito quando si tratta di cantare Moby lascia spazio ad altre voci.
L’idea è interessante, la fattura è decisamente buona, ma sentirlo tutto intero è veramente difficile. Troppo intimo, troppo lento. Finisce per annoiare. Andrebbe ascoltato a spizzichi passando da “Pale Horses” seconda traccia a “Shot In The Back Of The Head” il singolo strumentale il cui video è stato realizzato da Lynch o ancora a “Mistake” più veloce e cantato degli altri e “Scream Pilot”.
Noi tranquilli come l’album ci sediamo ad aspettare un nuovo Moby in grado di sorprenderci come quello di diversi, ormai, anni fa.
Rancid
"Let The Dominoes Fall"
"Let The Dominoes Fall"
Se fossimo negli anni novanta in pieno revival punk, con lo ska
e il reggae che imperversano “Let The Dominoes Fall” sarebbe uno degli album migliori del periodo.
Solo che siamo parecchio oltre. Quasi alla fine del primo decennio del 2000 e il ritorno dei Rancid suona più come un’operazione nostalgia che una botta di vita.
Sia ben chiaro l’operazione riesce. I Rancid tornano insieme per proporre un disco che è convincente come i loro vecchi album. Gioca alla pari con “Rancid” del 1993, “Let’s Go” e “...And Out Comes The Wolves” dei due anni successivi. Anni in cui il gruppo californiano era tra gli alfieri del neo-punk duro e puro. Prima insomma che il gruppo si lasciasse convincere dai dollari per poi sbandare e svanire. Altra storia.
L’ultimo nato invece ricorda che i Rancid amano tantissimo i Clash. Così tanto che traducono in “americano” le lezioni della grande band del compianto Strummer.
Anche gli ingredienti non mutano. Diciannove canzoni veloci, veloci in larga maggioranza rabbiose con la voce di Tim Armstrong stonato e roco come al solito (vedi riferimenti due righe sopra).
“Let The Dominoes Fall” mischia punk americano a reggae, ska citando il surf e ficcandoci pure due pezzi lenti, unica novità assieme al nuovo batterista.
Punk con “East Bay Night” e “This Place” per citare i primi esempi che arrivano alle orecchie, senza dimenticare “Disconnected". Ritmi più caldi con “Up To No Good” “Ain’T No Worried”, “That’s Just The Way it is now” (molto Clash), “Liberty Freedom” e il mix, avvincente, di “Dominoes Fall” e un brano quasi surf intitolato “L.A. River” E appunto due lenti: Civilian Ways” e “The Higway” che chiude il disco.
Non male a conti fatti, peccato che non ci abbiano pensato prima.
e il reggae che imperversano “Let The Dominoes Fall” sarebbe uno degli album migliori del periodo.Solo che siamo parecchio oltre. Quasi alla fine del primo decennio del 2000 e il ritorno dei Rancid suona più come un’operazione nostalgia che una botta di vita.
Sia ben chiaro l’operazione riesce. I Rancid tornano insieme per proporre un disco che è convincente come i loro vecchi album. Gioca alla pari con “Rancid” del 1993, “Let’s Go” e “...And Out Comes The Wolves” dei due anni successivi. Anni in cui il gruppo californiano era tra gli alfieri del neo-punk duro e puro. Prima insomma che il gruppo si lasciasse convincere dai dollari per poi sbandare e svanire. Altra storia.
L’ultimo nato invece ricorda che i Rancid amano tantissimo i Clash. Così tanto che traducono in “americano” le lezioni della grande band del compianto Strummer.
Anche gli ingredienti non mutano. Diciannove canzoni veloci, veloci in larga maggioranza rabbiose con la voce di Tim Armstrong stonato e roco come al solito (vedi riferimenti due righe sopra).
“Let The Dominoes Fall” mischia punk americano a reggae, ska citando il surf e ficcandoci pure due pezzi lenti, unica novità assieme al nuovo batterista.
Punk con “East Bay Night” e “This Place” per citare i primi esempi che arrivano alle orecchie, senza dimenticare “Disconnected". Ritmi più caldi con “Up To No Good” “Ain’T No Worried”, “That’s Just The Way it is now” (molto Clash), “Liberty Freedom” e il mix, avvincente, di “Dominoes Fall” e un brano quasi surf intitolato “L.A. River” E appunto due lenti: Civilian Ways” e “The Higway” che chiude il disco.
Non male a conti fatti, peccato che non ci abbiano pensato prima.
News
Cocksucker On Line!
Evviva internet! Grazie al sito Flavorwire è possibile vedere il documentario "Cocksucker" girato nel 1972 che ha per oggetto la vita dei Rolling Stones. Il filmato venne brutalmente censurato nonchè vietato negli States, perchè si vedono gli Stones alle prese con droghe e altre cose da Rockstar. Buona visione.
Robert Zemeckis entra nel sottomarino
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Grazie per non essere andati a vedere gli Oasis
Dichiarazione un po' forte degli MGMT, soprattutto per l'oggetto. Al festival di Stafford il duo americano si è trovato a dover fare un concerto nello stesso momento in cui, sempre al festival, suonavano gli Oasis. Grande successo di pubblico per gli MGMT che dal palco hanno ringraziato il numeroso pubblico con la "forte" dichiarazione. Chissà che ne pensa Noel.
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