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essekappa: marzo 2009
lunedì, marzo 30, 2009
Beisbol
Cuba: Per fortuna che è tornato il campionato
Sebbene non siano ancora concluse le polemiche per il disastroso Clasico, comunque eliminati dai vincitori (...), a Cuba si torna a parlare del divertente campionato, che vive due situazioni completamente diverse. Se Le Habana domina placidamente il girone "Ocidental" e gli Industriales cercano di tappare le falle a una stagione pessima, dall'altra parte dell'isola il campionato impazza e dona grandi emozioni. Villa Clara, Ciego De Avila, Santiago e Holguin combattono per il dominio del girone, con il vantaggio delle prime due. Villa Clara tiene duro contro gli assalti del Ciego De Avila vincitore 2-1 nella seria diretta e soprattutto trionfatore 15-4 al settimo in uno degli incontri. E mentre Santiago spreca opportunità a Guantanamo è l'Holguin che si avvicina alla vetta vincendo contro il Granma. Il resto alla prossima puntata.
Zona Oriental Villa Clara (42/18); Ciego de Ávila (41/19), 1.0; Santiago de Cuba (37/22), 4.5; Holguín (36/24), 6.0; Camagüey (30/30), 12.0; Granma (27/33), 15.0; Guantánamo (25/34), 16.5; y Las Tunas (24/36), 18.0.
Zona Occidental La Habana (40/19); Pinar del Río (30/29), 9.5; Isla de Juventud, (29/31), 11.5; Metropolitanos (27/33), 13.5; Matanzas (25/35), 15.5; Sancti Spíritus (24/36), 16.5; Industriales (22/37), 18.0; y Cienfuegos (18/42), 22.5.
Di certo non invidio un eventuale biografo di Les Claypool. La vita, le opere, le idee. Un gran casino che segue strade tortuose, incasinate, sempre diverse, sempre fuori dallo scontato e dal banale. Ma chi è sto Claypool? Una persona sola o un variegato gruppo di persone tra i quali spiccano un genio del basso, un fanatico di Zappa e il leader dei grandi Primus?. E ancora un solista, autore, scrittore, attore, guida di una miriade di progetti nati e sciolti nel giro di un disco nonché un musicista di colonne sonore per videogame e della sigla di South Park?. Nah. Les Claypool è uno solo. E sarebbe interessante aver l’opportunità di psicoanalizzarlo. Veneriamo Claypool proprio perché ha sempre dato l’impressione di essere uno che segue l’estro, l’ispirazione fottendosene di tutto. Ciononostante pur sapendo l’antefatto si resta stupiti di fronte a “Of Fungi And Foe” il nuovo album che segue a distanza di tre anni il buon “Of Whales And Whoe”. Stupiti si, perché il nostro disarticola la musica, la viviseziona, la scompone e la ricompone come meglio crede, senza una logica apparente, ficcandoci dentro l’inseparabile basso, suoni strani,urla, rumori, vibrafoni e la sua pulciosissima voce. Una macedonia di suoni che spesso sa di videogame (soprattutto nell’opener “Mushroom Men”) e che fa entrare in “Bite Out Of Life”, il tornado Eugene Hutz meglio conosciuto come leader dei “Gogol Bordello”. Perché evidentemente il casino già creato da Claypool stesso non bastava. “Of Fungi And Foe” è un disco che va preso come viene. Un lavoro sicuramente non facile e soprattutto non orecchiabile. Ascoltare una canzone è poco, sentirlo tutto può essere troppo. E’ una ricerca nel cosmo musicale. Per quanto ci riguarda acclamiamo gli sprazzi di geniale follia presenti in tanti episodi come “Bonneville Stomp”, “What Would Sir George Martin Do” che sarebbe l’ideale colonna sonora per un’animazione del “Flying Circus” o “You Can’t Tell Erroll Anything”. E tanti ancora. Bravo Claypool sempre grande dietro il suo basso, sempre preso da un percorso di cui solo lui sa la strada, speriamo solo non ci semini, lasciandoci troppo indietro.
Pete Doherty
"Grace/Wasteland"
Parafrasiamo la nota frase di Moretti “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” che in questo caso potrebbe essere “Mi si nota di più se faccio un disco rock come so fare o se ne faccio uno più intimo, ricercato?”. Bella domanda e cattivi i nostri pensieri che non escludono la pensata ad hoc del Pete Doherty. Fortunato, paraculato, cresciuto troppo in fretta e al centro da sempre di vicende che ogni giorno riempiono i tabloid o le riviste specializzate. A noi il Doherty non sta simpatico. Ma vogliamo dargli credito e pensare che questo “Grace-Wastelands” sia una ricerca, uno sforzo. Non che il punk rock non ci piaccia sia ben chiaro e non che questo sia un capolavoro. Ovviamente conta l’impegno e qui il Pete pare si sia messo a lavorare duro riuscendo a volte nell’intento e a volte no, prendendosi anche il lusso di aggiungere una "R" al suo nome. Vedi copertina. In linea generale passa l’esame, soprattutto per la volontà di spingersi fuori dai suoi binari. Si fa aiutare da un’altra anima inquieta della musica britannica, il buon Graham Coxon ex Blur con il quale Doherty ha trovato un feeling straordinario. E naturalmente dai suoi Babyshambles, dall’amico ritrovato Carl Barat, dalla cantante Dot Allison e da quell’aurea che si è cucito addosso e che sa portare bene. L’influsso dell’ex Blur si sente, soprattutto nel secondo brano “Last Of English Rose”, singolo del disco (video in fondo) e sebbene non sia originale, l’effetto finale non è di certo brutto. Le corde della chitarra acustica di “Arcady” dichiarano subito gli intenti di “Grace/Wastelands” che si snoda su un territorio molto spesso acustico e soprattutto più cauto dei lavori precedenti del leader dei Babyshambles. A parte la boccata d'aria del singolo si sguazza in un'atmosfera parecchio intima e influenzata di diverse correnti. Eleganza anni 60’ (“Little Death Around The Eyes”), vasti tratti di brit-pop e atmosfere da cabaret (“Sweet By And By”) e addirittura gli States del sud (“Palace Of Bone”). Doherty modula la voce e a volte sussurra, costruisce ritmiche e non abbandona il suo voler apparire “poeta maledetto”. “Grace/Wastelands” gioca pericolosamente con la sensazione di essere pesante e forse sul finale cade un po’ nel tranello. Bisognerebbe ascoltarlo parecchie volte per capire se si resta in ascolto per le “novità” di Pete(r) Doherty o per la qualità del tutto. Di certo non un brutto affare. Pensato a tavolino o no che sia.
NEWS
Quel Jazzista di Iggy Pop
Iggy Pop si da al Jazz! L'iguana ha annunciato che il 18 maggio uscirà "Preliminaires" il suo nuovo disco nel quale ci saranno ampi spazi jazz, blues e per letteratura francese. Ispirato da un romanzo di Michel Houllebecq sembra la svolta musicale del grande Iggy che si è dato all'ascolto della musica di New Orleans. In attesa di ascoltarlo viene un dubbio: ma durante i concerti saltellerà come al solito?
Il rock sempre più White
Jack White ne ha pensata un'altra. Una band, ovviamente. Con Allison Mosshart dei "The Kills", Jack Lawrence il buffo bassista dei suoi "Raconteurs" e Dan Ferita dei "Queens of The Stone Age". Il nome di questo supergruppo è Dead Wheather e l'esordio è previsto in giugno con un disco intitolato "Horehound". Per ora il gruppo si è esibito a Nashville e ha messo on line il primo singolo il cui video è visibile a fondo post.
Reunion Per Nostalgici
Nostalgici dei tempi che furono? Contenti voi... Sarete contentissimi di sapere che un'orda di dinosauri si abbatterà sulle nostre orecchie. Torneranno: gli Spandau Ballet, che hanno dichiarato che sarà un nuovo inizio (il buon Tony ha 48 anni...), i norvegesi A-Ha e allargando il discorso alcuni Van Halen si uniranno ad alcuni Red Hot Chili Peppers per un nuovo super gruppo. Invece i Talking Heads di David Byrne probabilmente non si riuniranno mai. Byrne pur non scomunicando l'idea dice "Non ho bisogno di soldi". Saggio.
Due edizioni e due vittorie. Il Giappone si conferma campione del World Baseball Classic battendo in finale la sorprendente e coriacea Corea. Gran bella finale conclusa sul 5-3 al decimo inning, dopo che i nove regolamentari erano terminati sul 3-3. Ottima la Corea capace di capitalizzare al massimo ogni occasione e ovviamente grande Giappone nuovamente sul tetto del mondo. I coreani un po' a sorpresa sono arrivati in finale battendo per ultimo il Venezuela con un sonoro 10-2. Il Giappone campione uscente, non ha tradito le aspettative e si è preso il lusso di battere, due volte, ed eliminare Cuba. Ultime vittime dei giapponesi sono stati gli USA sconfitti per 9-5. Corea e Giappone si erano già incontrate due volte in questa edizione, prima della finale. Alla vittoria dei giapponesi per 14-2, i coreani hanno risposto nel secondo incontro vincendo per 1-0.
Cuba: L'eliminazione dal WBC è un affare di Stato
Il WBC è stato per Cuba un vero e proprio disastro. Per la prima volta la squadra cubana non è entrata nei primi tre posti di una competizione. Ad aggiungere peso sul disastro, ci pensa l'intervento stesso di Fidel Castro che ha definito "Pesimo" l'avventura e soprattutto la fuga di due giornalisti. Il primo Raul Arce è un espertissimo redattore con oltre venti anni di esperienza nel quotidiano "Juventud Rebelde" e una provata fedeltà alla Repubblica Cubana. Arce, al seguito della squadra, come sempre, non si è presentato all'aeroporto. L'altro fuggitivo è Yori Boza giornalista di 31 anni, sparito molto, molto presto.
In ogni caso, questi due fuggitivi hanno addolcito un po' il giudizio di Castro sulla competizione. Critiche a parte, il lider maximo ha elogiato la forza e la dignità dei giocatori che hanno lottato per la patria. Raul invece ha accolto la squadra all'aeroporto.
Pensate al Prof. Keating de "L'Attimo Fuggente". Ai giorni nostri. Pensatelo su un'auto scassata, con musica rock a palla, vestito con una sdrucita maglietta dei Ramones e mentre si fa chiamare per nome dagli allievi. Ecco che avrete Rainer Wenger, insegnante tedesco, illuminato e illuminante, amato dagli studenti, che con il Keating di Robin Williams condivide metodi di insegnamento assai anticonformisti. Lui è l'ideatore di un esperimento sociologico, molto estremo, oggetto di questo film: "L'Onda". Pellicola tedesca del giovane Dennis Gansel incentrata sui giovani, sulle masse e sulla sociologia. Interessante e snello studio sulla manipolazione delle giovani menti, girato in maniera altrettanto moderna e attualissima con un occhio e una mano spesso da videoclip. Musica, My Space, graffiti, internet, skate, entrano di prepotenza, bene, in questo lavoro. Come giusto che sia. "L'Onda" si ispira a un fatto realmente accaduto nel 1967 in California. Un esperimento simile, documentato poi da un film tv di diversi anni dopo e soprattutto tema centrale di una novella che ha acceso la fantasia di Gansel, che ambienta il suo lavoro in una scuola superiore tedesca, aggiungendo automaticamente gli scontati fantasmi della storia. Il trait d'union di queste opere è l'autarchia. Rainer Wenger, durante una lezione sul tema, chiede "E' possibile che in Germania torni una dittatura?". Alle risposte negative dei suoi allievi, lui risponde con un esempio pratico. Una sorta di sfida. In una settimana crea, pian piano, un gruppo a cui da un nome (L'Onda appunto), una divisa, un saluto. L'effetto all'inizio è convincente. I ragazzi sono entusiasti e ne trae beneficio anche la mediocre squadra di pallanuoto della scuola che ne assume lo spirito di squadra e di sacrificio. Ma col passare dei giorni, l'esperimento sfugge di mano. Wenger stesso si fa prendere dal gioco e gli allievi diventano ciechi seguaci che trasformano il concetto nell'isterismo e negli eccessi che la storia ci ha insegnato. Tema delicato, sottile e molto affascinante. Viene da chiedersi quanto sia realmente possibile. Abbastanza si direbbe, leggendo qua e là le pagine della cronaca, anche se Gansel, per ovvi motivi spinge sull'acceleratore esasperando le tematiche, rendendo più spianata la strada. Concentra il tutto nei 100' minuti di pellicola, obiettivo non facile, ci mette troppe cose, sacrificando e soprattutto lasciando qualche tema in uno stato di bozza. Superficiale soprattutto nella psicologia dei personaggi principali. Ingenuità a parte e recitazione non da urlo, "L'Onda" raggiunge il suo scopo, facendo nascere le giuste riflessioni.
Titolo originale: Die Welle Nazione: Germania Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 101' Regia: Dennis Gansel Sito ufficiale: www.welle.info Cast: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Christiane Paul, Elyas M'Barek, Cristina do Rego, Jacob Matschenz, Maximilian Vollmar, Max Mauff Produzione: Rat Pack Filmproduktion GmbH Distribuzione: BIM Data di uscita: 27 Febbraio 2009 (cinema)
Balla la sensuale Nelly in uno strip club. Uccidono quelli della mala agli ordini dell’Americano. Ugo Piazza si muove glaciale per mettere in atto il suo astuto piano. E’ una brutta storia questa. Nasce male e finisce peggio. Straccia amori e amicizie. Senza speranza. Senza via d’uscita. Milano spettrale e cupa assiste alla movimentate vite dei protagonisti, senza porgergli il benché minimo raggio di luce. Senza speranza. Senza via d’uscita. Un film questo che lascia il segno, un film che è l’esempio più classico di un grande cinema made in Italy, che se la gioca con i mostri sacri del settore “noir” e “poliziesco”.
Fernando Di Leo ispirato e perfetto in ogni sua scelta genera un capolavoro al quale seguono altri due film bellissimi che compongono la cosidetta “trilogia del milieu”. La mano veloce, le riprese sghembe, la genuina violenza di malaffari e le facce da “brutti ceffi” dei comprimari giocano con un cast stellare che a differenza dei personaggi interpretati sono affidabili come nessuno mai. Da standing ovation l’Ugo Piazza, interpretato da Gastone Moschin, di accertata fama criminale e di palese rassegnazione a una vita border-line che non promette nulla di buono. Barbara Bouchet, bellissima, è la sensuale Nelly la femme fatale, furba e traditrice. Mario Adorf interpreta Rocco il fedele e violento scagnozzo che segue gli ordini del boss “Americano” nei cui panni si cala un credibilissimo Lionel Sander. E ancora, Philippe Leroy si cimenta con il misterioso killer Chino mentre Frank Wollf e Luigi Pistilli sono i due sbirri di diverse visioni politiche e sociologiche. Uno di estrema destra. L’altro di estrema sinistra. Argomentano sulla giustizia e sul modo di farla rispettare raggiungendo il massimo in una lunghissima scena che se non fosse stata fatta ad hoc dai due, disse Di Leo, sarebbe stata tagliata.
Tutti giocano sporco in questa taglientissima storia. Il Piazza, appena uscito di galera è accusato dall’Americano d’aver trafugato dei soldi, picchiato per due volte dai suo scagnozzi chiede soldi e aiuto all’amico Chino e allo zio dell’uomo Don Vincenzo. Nel frattempo ritrova la sua fidanzata, Nelly, avvenente ballerina di uno strip club. Convinto l’Americano della propria innocenza anche il Piazza entra nella gang del boss, la polizia lo pedina, il clan pianifica l’omicidio di Chino e Don Vincenzo al quale il primo riuscirà a scamparla serbando odio e rancore per il Boss. La resa dei conti è imminente, la spirale di sangue è ormai vorticosa visto che L’Americano cerca sempre i suoi soldi ed elimina pian piano alcuni dei suoi uomini, prima di trovare la morte nell’atroce vendetta di Piazza e Chino che lo colgono impreparato durante un party a casa sua. Piazza scappa. Recupera i soldi che aveva rubato e nascosto tre anni prima. E’ pronto a fuggire con la sua Nelly, ma la donna lo farà eliminare da un criminale qualunque, al quale Rocco ora fedele di Piazza urlerà “Devi toglierti il cappello di fronte a Ugo Piazza!”.
E noi invece il cappello lo togliamo di fronte a tutta questa meraviglia che tiene alta la tensione dall’inizio alla fine, regalandoci perle indimenticabili. Eccezionale la scena di Nelly che balla nello strip club. Oltre a una Bouchet veramente affascinante, Di Leo riesce a far rivivere l’atmosfera distorta e alcolica del momento senza lesinare sulle emozioni che prova Piazza nel ritrovare dopo anni la sua Nelly. Il finale poi è un crescendo di irresistibili emozioni col colpo di scena che cementa tutta la storia. Si. Questo è capolavoro!
Girato nel 1974, prende spunto dai racconti di Scerbanenco e dona spunti a Quentin Tarantino, ovviamente, che più volte lo citerà come esempio e che riprenderà in “Reservoir Dogs” la scena dell’amputazione di un orecchio col rasoio. Anche il figlioccio di Quentin Robert Rodriguez cita e omaggia “Milano Calibro 9”, scena di Nelly che balla, in “Planet Terror”.
Scheda Tecnica
Titolo Originale: Milano Calibro 9 Titoli Alternativi: Caliber 9 (USA), Kaliber 9 (Svezia) Milán, calibre 9 (Spagna), Milan calibre 9 (Francia),Milano Kaliber 9 (Germania), Milano calibro nove (Italia - Titolo Alternativo), Milano kaliberi 9 (Finlandia), Oi Tyhodioktes tou Milanou (Grecia) Anno: 1972 Regia: Fernando Di Leo Nazione: Italia Cast: Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf, Frank Wolff, Luigi Pistilli, Ivo Garrani, Philipper Leroy Durata: 100' Casa di Produzione: Cineproduzioni Daunia 70
Sono 33 le squadre partecipanti alla Serie B baseball nella stagione 2009. La Commissione Organizzazione Gare della FIBS ha comunicato la suddivisione in gironi e i calendari.
Girone A (9 squadre): Porta Mortara, Juve '98, Rajo Rho, Cus Brescia, Ares Milano, Crocetta PR, Oltretorrente PR, Old Rags Lodi, Cagliari
Girone B (9 squadre): Padova, Rovigo, San Lorenzo, New Black Panthers Ronchi, Sasso Marconi, Poviglio, Longbridge, Ponte di Piave, Slovenia
Girone D (7 squadre): Fiorentina, Massa Carrara, Padule Sesto Fiorentino, Rams Viterbo, Cus Messina, Roma, Urbe Roma
Olanda Che Colpo!
Il Clasico è partito nella maniera più ovvia possibile. Il Giappone ha fatto man bassa nel suo girone vincendo contro Cina e Corea senza grandi patemi. Tutto da programma? Più o meno, a regalare una grossa sorpresa ci ha pensato l'Olanda, vincente per 3-2 sulla Repubblica Dominicana al termine di un incontro tirato e divertente. Nello stesso girone, che si gioca a Porto Rico, la squadra di casa ha battuto 7-0 Panama.
L'Italia invece sconfitta 7-0 dal Venezuela non ha affatto demeritato, mentre il "derby" nordamericano è andato agli Stati Uniti, vincenti per 6-5. Stasera tocca a Cuba.
Il problema sta sempre come uno presenta le cose. Perché se Daniel Lanois dichiara che “con questo disco gli U2 rivoluzionano il rock” e The Edge gli fa eco è lecito attendersi una vera rivoluzione in tutto e per tutto. E non ci siamo. Se invece vogliamo parlare del disco più atteso del 2009, del panorama musicale mondiale e di una band nota e bravissima, allora senza dubbio possiamo dire che “No Line On The Horizon” è veramente un gran bel disco. "I was born to sing for you/I didn't have a choice but to lift you up” canta Bono in “Magnificent” ed è un piacere che lo faccia. Ed è un piacere sentire il risultato considerando le vicissitudini patite da questo lavoro. Annunciato, ritardato, aggiustato e soprattutto “esonerato” il produttore Rich Rubin, cioè il Re Mida del rock (rende l’idea del gesto?) e ripreso il fido Brian Eno in compagnia di Daniel Lanois. Con buona pace di tutti. E così i quattro di Dublino si sono messi a sperimentare, a far volteggiare le idee nello spazio, nel tempo e sugli strumenti creando un lavoro che si muove in diverse direzioni. Un contenitore di emozioni vasto e altalenante. Emozionante. Graffiante. L’inizio è perfetto e splendido con tre brani che meglio non potevano essere. La title track che apre il disco mette in musica il panorama decantato dal titolo. Livida, lieve e incessante allo stesso tempo, per noi miglior canzone, è un piacere per le orecchie e per l’animo, grazie alla voce di Bono e alle distorsioni di The Edge alle prese con un nuovo pedalino. “Magnificent” e “Moment Of Surrender” sono le altre due perle. La prima è capace di far volare\sognare l’ascoltatore e la seconda è una attenta canzone pop con svariati e differenti e disparati inserti musicali . “Unknow Caller” e “I’ll Go Crazy If I’ill don’t Go Crazy Tonight” sono due ottimi brani, forse un po’ troppo autocitazionisti che traghettano l’ascoltatore verso il momento di follia e disorientamento che segue. Già. Così spunta “Get On Your Boots”, il tamarro e ruffiano singolo che a dir la verità inserito nel contesto non sta affatto male e poi spazio a un altro brano strano “Stand Up Comedy” nel quale è lecito vedere The Edge che si muove come il buon Jimmy Page. Bono e soci poi accarezzano l’ascoltatore con due ballade raffinate, “White As Snow” e “Cedard Of LEbanon” piazzate a fondo album e separate dalla ruggente “Brethe”. “No Line On The Horizon” termina così. E col senno di poi possiamo definire il titolo una specie di ossimoro, perchè va detto che all’orizzonte, almeno quello musicale, gli U2 fanno vedere parecchie cose. Idee chiare, classe e un’ottima confezione. Parola di chi fan degli U2 non è.
Glasvegas "A Snowflake Fell (And It Felt Like a Kiss)"
L’idea che abbiamo della Scozia è resa bene dai Glasvegas. Un posto energico, maestoso, coinvolgente ma con una vena triste. E tutto ciò viene descritto benissimo in musica da questo gruppo dal nome geniale che contrariamente a quanto potrebbe farvi pensare realizza brani di un pop ricercato, la cui struttura sonora, nonché le liriche ricordano a volte i Joy Division ma soprattutto gli allievi moderni di Ian Curtis, Interpol e Editors in primis. Esistenzialisti. Archiviato con strepitoso successo il disco di esordio, con le lodi a volte esagerate della stampa inglese, in particolar modo NME, James Allan e compagni tornano nei negozi con un EP di sei tracce. Un lavoretto che continua nella scia del disco d’esordio, ingrandendo la vena della tristessa e dando ancora più smalto alla voce a tratti trascinata e graffiata di Allen. A volte tristi, a volte rassegnati e a volte rabbiosi i Glasvegas aprono con un intro piuttosto aureo per poi lasciare il posto a una sorta di manifesto “Fuck You, It’s Over” brano incisivo e denso che esemplifica i canoni del gruppo. Poi 4’36 di cupa riflessione con “Cruel Moon” prima di “Please Come Back” pop maestoso e convicente che lascia poi il posto a due brani troppo, veramente troppo tristi che chiudono il lavoro. Nuovi alfieri della musica? Presto per dirlo, ma i Glasvegas dimostrano una certa coerenza e una certa compattezza musicale che ci fa sperare, nonostante la loro musica vada in direzione contraria.
NEWS
Contenti? Tornano Carl e Pete
E sai che sorpresa. E' una vita che flirtano. Pete Doherty che dichiara ufficialmente che i Libertines torneranno insieme. Così lui e il "primo amore" (musicale s'intende), Carl Barat torneranno nei panni della che qualche anno fa spopolò. Sciolti i Dirty Pretty Things di Barat resta da capire se anche i Babyshambles di Doherty termineranno la propria carriera. Intanto Pete si prepara a un tour solista in compagnia di Graham Coxon, un altro in odore di reunion.
A Giugno il nuovo disco dei Kasabian
Dopo due anni da "Empire" i Kasabian stanno finalmente per tornare. A giugno uscirà "West Rider Pauper Lunatic Asylum" che speriamo sia un altro passo avanti del gruppo inglese. Il nuovo disco, registrato a San Francisco avrà come special guest l'attrice Rosario Dawson.
Flaming Lips vs Arcade Fire
Incredibile dichiarazione di Wayne Coyne leader dei Flaming Lips, che in un'intervista su "Rolling Stone" ha dichiarato di essere stupefatto di come i canadesi Arcade Fire trattino malissimo tutti. Entourage e pubblico inclusi. Testualmente Coyne ha detto "trattano tutti come m..." dopo aver condiviso il palco con gli Arcade Fire per alcuni concerti. Reazione stupita da parte del gruppo canadese che ha replicato dal proprio sito.
Sono più o meno due settimane che si attende la pubblicazione dei Gironi della Serie B 2009. Tutto tace sul sito della FIBS, sarà colpa de "l'affare" Avigliana? Del Caserta? O di che altro?
Battute a parte, le notizie le fa la nazionale che si sta preparando al World Classic disputando una serie di amichevoli dai risultati alterni. L'ultima è una sconfitta per 5-2 contro i Nationals. Preparazione che stanno seguendo anche le altre nazionali.
Da ieri si sono aggiungi al roster della nazionale italiana i giocatori impegnati nei camp MLB. Intanto a Reggio Emilia arriva Conrad Orman di Aruba con esperienza nella Rookie League degli Orioles mentre Edson Piovan passa dall'Avigliana al Paternò.
Processo Bonds, corsi e ricorsi
Non poteva mica andare tutto secondo norma nel processo all'ex leggenda Bonds. E' capitato che alcune prove fornite dall'accusa non sono state ammesse nella fase del processo. Un colpo a segno per la difesa, anche se l'accusa ha dichiarato di voler fare ricorso.