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Essekappa+Solopiemonte: Un sito che ha sessanta anni anche se è stato fondato nove anni fa...

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domenica, agosto 23, 2009

Musica: Moby e Rancid

Musica


Moby
"Wait For Me"

Il merito di Moby è quello di essere uno che ha sempre fatto ciò che ha voluto. Seguendo più l’estro del momento che il trend del mercato discografico. Ha buttato via così, probabilmente, un sacco di soldi ma può considerarsi un “duro e puro” della musica.
Non sempre però le sue scelte sono vincenti e in effetti da qualche album Moby latita. “Wait For Me”, titolo che suona emblematico e title track che chiude l’album con un intro di piano, è un album che si discosta ancora dalle ultime produzioni, un disco che cerca l’intimità, che porta l’ascoltatore in un mondo ovattato.
Un’altissima percentuale di canzoni è solo strumentale e i ritmi sono lenti, sereni poi come al solito quando si tratta di cantare Moby lascia spazio ad altre voci.
L’idea è interessante, la fattura è decisamente buona, ma sentirlo tutto intero è veramente difficile. Troppo intimo, troppo lento. Finisce per annoiare. Andrebbe ascoltato a spizzichi passando da “Pale Horses” seconda traccia a “Shot In The Back Of The Head” il singolo strumentale il cui video è stato realizzato da Lynch o ancora a “Mistake” più veloce e cantato degli altri e “Scream Pilot”.
Noi tranquilli come l’album ci sediamo ad aspettare un nuovo Moby in grado di sorprenderci come quello di diversi, ormai, anni fa.


Rancid
"Let The Dominoes Fall"


Se fossimo negli anni novanta in pieno revival punk, con lo ska e il reggae che imperversano “Let The Dominoes Fall” sarebbe uno degli album migliori del periodo.
Solo che siamo parecchio oltre. Quasi alla fine del primo decennio del 2000 e il ritorno dei Rancid suona più come un’operazione nostalgia che una botta di vita.
Sia ben chiaro l’operazione riesce. I Rancid tornano insieme per proporre un disco che è convincente come i loro vecchi album. Gioca alla pari con “Rancid” del 1993, “Let’s Go” e “...And Out Comes The Wolves” dei due anni successivi. Anni in cui il gruppo californiano era tra gli alfieri del neo-punk duro e puro. Prima insomma che il gruppo si lasciasse convincere dai dollari per poi sbandare e svanire. Altra storia.
L’ultimo nato invece ricorda che i Rancid amano tantissimo i Clash. Così tanto che traducono in “americano” le lezioni della grande band del compianto Strummer.
Anche gli ingredienti non mutano. Diciannove canzoni veloci, veloci in larga maggioranza rabbiose con la voce di Tim Armstrong stonato e roco come al solito (vedi riferimenti due righe sopra).
“Let The Dominoes Fall” mischia punk americano a reggae, ska citando il surf e ficcandoci pure due pezzi lenti, unica novità assieme al nuovo batterista.
Punk con “East Bay Night” e “This Place” per citare i primi esempi che arrivano alle orecchie, senza dimenticare “Disconnected". Ritmi più caldi con “Up To No Good” “Ain’T No Worried”, “That’s Just The Way it is now” (molto Clash), “Liberty Freedom” e il mix, avvincente, di “Dominoes Fall” e un brano quasi surf intitolato “L.A. River” E appunto due lenti: Civilian Ways” e “The Higway” che chiude il disco.
Non male a conti fatti, peccato che non ci abbiano pensato prima.


News

Cocksucker On Line!

Evviva internet! Grazie al sito Flavorwire è possibile vedere il documentario "Cocksucker" girato nel 1972 che ha per oggetto la vita dei Rolling Stones. Il filmato venne brutalmente censurato nonchè vietato negli States, perchè si vedono gli Stones alle prese con droghe e altre cose da Rockstar. Buona visione.

Robert Zemeckis entra nel sottomarino

I Beatles insieme non torneranno mai ma presto ci sarà la possibilità di rivederli in cartoon nel celebre film "Yellow Submarine". Robert Zemeckis e la Disney sono infatti alle prese con il riediting del film che potrebbe essere pronto per l'estate del 2012. La novità è che sarà in 3D.

Grazie per non essere andati a vedere gli Oasis

Dichiarazione un po' forte degli MGMT, soprattutto per l'oggetto. Al festival di Stafford il duo americano si è trovato a dover fare un concerto nello stesso momento in cui, sempre al festival, suonavano gli Oasis. Grande successo di pubblico per gli MGMT che dal palco hanno ringraziato il numeroso pubblico con la "forte" dichiarazione. Chissà che ne pensa Noel.

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lunedì, agosto 03, 2009

Musica: The Dead Weather e Art Brut

The Dead Weather
"Horehound"

Jack White è un incantatore di serpenti, oppure un abile venditore o anche uno che ha fatto un patto col diavolo o più semplicemente un genio musicale.
Jack White e i suoi molteplici progetti. La linea è più o meno la stessa non si discostano mai dal suo DNA.
Ripetitivo? Noioso? Banale? Mai. Dai “White Stripes”, passando per i “Raconteurs” e arrivando a questi “The Dead Weather”, il nostro riesce a produrre tonnellate di musica sempre di un certo tipo, sempre di una certa qualità che raggiunge l’orecchio del pubblico e i cuori dei critici.
Di certo è anche abile a non lasciare nulla al caso, scegliendo sempre compagni di ventura di un certo tipo, nel caso: Allison Mosshart dei “The Kills”, Dan Fertita dei “Queens Of The Stone Age” e il fido Jack Lawrence buffo e bravo bassista visto, anche, nei “Raconteurs”.
“Horehound” album d’esordio di questo nuovo sodalizio non tradisce di certo le attese, offrendo del buon rock a tinte di blues bianco più oscuro e cupo dei lavori con lo zampino di Jack White.
Un lavoro compatto, interessante e intenso (ma troppo breve!) che tiene e non molla dall’inizio alla fine.
Dall’oscuro e denso opener “60feet Tall”, passando per il rock corrosivo di “Hang You from the Heavens” o di “Treat Me Like Your Mother” (video in fondo) alla disperazione/perdizione di “So Far from Your Weapon”, all’intimità di “Rocking Horse” e al blues di “Will There Be Enough Water”, toccando a parer personale l’apice nella strumentrale “3 Birds”. Spazio anche per una cover di Dylan “New Pony”.
Nulla da dire, il menestrello Jack White dimostra ancora una volta di essere uno dei maggiori talenti in circolazione. E di avere bravi e ottimi amici intorno a se.


Art Brut
"Art Brut Vs Satan"

Un po’ troppo sfidare Satana. No?. Ma il metodo pare funzioni, usando le loro armi come sempre hanno fatto. Semplicità di testi e di giri di chitarra e di batteria
Gli Art Brut comunque inseriti nel contesto giusto sono un grande gruppo. Snelli, veloci e freschi, con un rock & roll con pochi fronzoli e con l’acuta intelligenza di parlare e di occuparsi di storie e cose piuttosto quotidiane.
Eddie Argos il leader è riuscito a entrare nell’immaginario collettivo come l’amico di bevuta che ti racconta le proprie cazzate nelle quali uno si ritrova e si rivede. Enuncia più che cantare e dal vivo è goffo e poco stabile. Coglie nel segno proprio per questa sua totale normalità.
“Art Brut vs Satan” è il terzo lavoro del gruppo e mostra una cerca crescita musicale e una cura maggiore. Perde un po' di quel furore dei precedenti dischi ma il risultato è buono. Ok, c’è il trucco. Il produttore è Black Francis il folle e inquieto leader dei “Pixies”. E la mano si vede. Si sente. E migliora il tutto fornendo una serie di velocissime canzoncine che vivono sul confine del punk senza comunque entrarci dentro.
Forte del grido di battaglia di “Alcoholics Unanimous”, (portatemi un caffe!) il travolgente opener, gli Art Brut si buttano in storie di ubriachezza, bravate, vita quotidiana, cuori infranti, fumetti e tanto altro.
Lontani, ovviamente, dalle qualità del loro produttore, fanno comunque passare un po’ di tempo spensierato ed allegro. Insomma non deludono. Sempre nella loro semplicità.


NEWS

Artic Monkeys nella casa degli alieni

La curiosità è grande. "Humburg" il prossimo disco degli Artic Monkeys che uscirà il 24 agosto fa già notizia anche per il curioso accostamento tra il gruppo di Sheffield e il produttore Joshua Homme dei Queens Of The Stone Age. Alla curiosità s'aggiunge l'aneddoto di Alex Turner cantante degli Artic che ha raccontato che parte del disco è stata incisa in un posto stranissimo, in mezzo al deserto. Esattamente ne "Integraton" struttura terminata nel 1959 e costruita dall'ufologo George Van Tessel per rigenerare le cellule e soprattutto a seguito suo rapimento da parte degli alieni. Un laboratorio insomma, con tanto di porta segreta.


I Trasporti londinesi "parlano" per mezzo di Pete Doherty

Simpatica idea dell'azienda di trasporti di Londra, che si butta nel merchandising con una serie di tazze sulle quali sono impresse i testi di canzoni famose, che chiaramente trattano di Londra.
Tra gli artisti scelti figurano gli storici Small Faces con la canzone "Itchycoo Park” del 1967, Suggs frontman dei Madness, con "Camden Town" e ancora Pete Doherty con ben due canzoni. Idea sviluppata in collaborazione con la Emi. Abbastanza buoni i prezzi, 7,50 pound a tazza.

Tornano i Limp Bizkit e i Red Hot Chili Peppers

Chad Smith il batterista dei Red Hot Chili Peppers ha dichiarato che la band è pronta e vogliosa di tornare al lavoro dopo due anni di assenza. L'album prossimo venturo è ancora un totale mistero, visto che manca sia il produttore che una linea di intenti.
Più sicuri invece i Limp Bizkit che dopo quasi quattro anni stanno per registrare un nuovo disco, dicono in due sole settimane. Fred Durst e soci sono motivati, convinti e pieni di idee.


S...bloc party?

Brutte notizie dai Bloc Party. Kele Okereke cantante della band ha dichiarato che al momento il gruppo non ha un progetto per il futuro. Il contratto con la "Wichita" è scaduto e il complesso al momento si trova senza un'etichetta.
Per Kele potrebbero prendersi qualche anno di pausa o addirittura entrare subito in studio e fare un altro album.
Per il momento ci si deve accontentare dell'uscita del singolo "One More Chanche". Titolo profetico?









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mercoledì, luglio 01, 2009

Musica: Kasabian e Dinosaur Jr

(noi non parlermo di Jackson)


Kasabian


“West Rider Pauper Lunatic Asylum”



“West Rider Pauper Lunatic Asylum” fa riferimento a un manicomio inglese. E il disco ci fa impazzire. I Kasabian propongono il loro progetto più ambizioso, cercando di di accelerare e sorpassare tutti i contemporanei. Sergio Pizzorno chitarrista e leader del gruppo scrive e produce questo disco trascinante e divertente. E lo scrive in un momento in cui nell’ultima ondata di gruppi inglesi c’è chi s’attarda a pubblicare nuovi lavori, c’è chi pensa a cosa fare da grande e c’è chi riflette sul da farsi.
I Kasabian no. Le idee le hanno chiare. Forti di un’offerta musicale veramente ampia e poco riassumibile i nostri danno alla luce un album che si spalma bene e con freschezza in vari generi diversi. Una miscela perfetta di elettronica, elettropop, pop, brit pop e brit rock.
“West Rider...” è il risultato di un percorso già iniziato bene con “Kasabian”, proseguito meglio con “Empire” e ancor meglio con questo che mostra maturità e fermezza.
Bastano due canzoni per capire la qualità e la compattezza dell’ultimo nato. “Underdog” è una botta iniziale non indifferente che ripercorre le passioni principali del gruppo. Canzone amata anche dalla Sony (purtroppo) che l’ha usata per lo spot “Bravia”.
“Where Did All The Love Go?” è il secondo brano miscela ipnotica di stili e generi. Lo psico-pop strumentale “Swarfiga” è preludio a un’altra bella infilata di brani che vanno dal rock sixties di “Fast Fuse” all’ipnotico pop di “Take Aim” e a due incursioni western con “Thick As Thieves” e “West Rider Silver Bullet” con la presenza speciale della bella Rosario Dawson.
Le sorprese comunque non terminano e dopo l’encomiabile singolo “Vlad The Impaler”, stupendo il video, i Kasabian rallentano il ritmo seducendo lo spettatore con altri due bei esempi pop “Ladies And Gentleman (Roll The Dice)” e “Secret Alphabets” prima di esplodere con la danzereccia “Fire”, altro meraviglioso video e chiudere piuttosto bene con la lenta “Happiness”.
Complimenti a tutti, soprattutto per non aver perso la retta via.



Dinosaur Jr
"Farm"


Esplicativi. Nel video “Over It” i tre Dinosaur vanno in skate e in bici facendo acrobazie. A parte le controfigure che subentrano nei momenti “clou”, per noi questo video assume un senso: il gruppo ha ancora voglia di divertirsi.
E in effetti ascoltando “Farm” la sensazione è quella. I Dinosaur Jr non hanno alcuna voglia di mollare e alcuna voglia di crogiolarsi nella storia.
Sarà la lunga assenza terminata con la reunion e l’uscita di “Beyond”, sarà la classe, sarà quel che sarà insomma ma “Farm” nuovamente ci fa sbattere contro il muro sonoro tanto caro ai tre, forti del rock/noise potente e compatto e pieno, tanto pieno, di note, giri di chitarra e di batteria.
Non si distaccano molto da quello che è il marchio di fabbrica, “apatia” inclusa, questo è vero, ma rinfrescano il tutto senza annoiare.
“Pieces” e “I Want You To Know” sono un inizio adeguato e forte per un disco che non delude mai. Gli esempi sono tanti: quando Mascis, Murph e Barlow, sparano secchi come nel caso delle due già citate canzoni o in “Your Wheater” o il divertente singolo “Over It”, oppure in “I Don’t Wanna Go There”, otto minuti che sublimano in un assolo di chitarra, o ancora nel rock seventies di “Immagination Blind”.
Ottimo anche quando i tre si rilassano un po’ producendo sonorità più intime; “Said The People” il rock americano di “See You”, “Ocean In The Way” e soprattutto nella rocciosa “Plans” brano di quasi sette minuti.
Niente altro da dire. Anche il secondo capitolo della nuova vita Dinosaur Jr è un obiettivo raggiunto.



News




Il baronetto accontentato

Poche settimane fa la notizia secondo cui Paul McCartney voleva a tutti i costi fare qualcosa con il duo elettropop MGMT. E il duo, magnanimo, ha accontentato il vecchio Beatle e così gli MGMT apriranno due concerti di Paul: quello di Boston e di Brooklyn.
Paul accontentato. Scherzi a parte, il colpo è sicuramente buono per il duo che questa estate si troverà anche a dover condividere il palco con i Coldplay e gli Artic Monkeys.


Da Pirati a Marinai arruolati

Non è di certo il primo caso e non sarà l'ultimo, ma in questo momento fa notizia che Pirate Bay uno dei siti torrent più famosi e utilizzati è passato dall'altra parte.
Cioè la "Global Gaming Factory X AB" ha acquisito il sito e da agosto inizierà la ristrutturazione che porterà "Pirate Bay" ad avere un nuovo modello di business, più funzionalità e una maggiore velocità in download, naturalmente rispettando le leggi e accontentando entrambi le parti.
Un annuncio che di fatto trasforma il sito in un servizio legalizzato anche se i vecchi proprietari smentiscono "Molte persone sono spaventate, noi non lo siamo e nessuno dovrebbe esserlo, è giunto il momento di allargare il progetto a più persone con un metodo più più sicuro per tutti".
Adios


Al concerto dei Kings Of Leon, vestiti bene

Stravagante richiesta dei Kings Of Leon ai fan che ieri sera hanno assistito al loro concerto presso la O2Arena di Londra. Nathan Followill il batterista ha chiesto al pubblico di mettersi qualcosa di bello adosso e di ubriacarsi prima. C'è festa. Motivo? Questo terzo concerto del gruppo americano alla O2 Arena farà parte di un DVD di cui però non si conosce nè data di uscita nè titolo.
I Kings Of Leon saranno anche gli headliner del Reading & Leeds Festival di Agosto.







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mercoledì, giugno 24, 2009

Musica: Sonic Youth, Placebo

Sonic Youth
"The Eternal"




Parlando da vecchi fan è facile capire se i Sonic Youth hanno fatto un grande album. Basta farlo sentire a chi fan non è, seguendo attentamente l’espressione che si manifesta sul volto. Se appaiono disturbi e fastidio il segnale è buono: i Sonic Youth hanno fatto centro.
Provate a farlo con “The Eternal” e avrete la certezza, che trattasi di un gran bel disco.
Non che “Rathed Ripped” non lo fosse, ma il predecessore era più smussato, più tondo, più normale.
“The Eternal” invece rinverdisce il marchio di fabbrica del leggendario gruppo, riversando sulle nostre orecchie, un sano, grezzo distorto noise. Secondo Lee Ranaldo il merito è della tournè “Daydream Nation”, arrivata magicamente anche a Torino e ovviamente del cambio di etichetta da “Geffen” a “Matador”.
Da questi elementi Thurston Moore e soci hanno preso energie che sembravano ormai svanite, sparandole tutte da subito, già a partire con il lanciatissimo opener “Sacred Trickster”. Video Sotto. Il rock dei Sonic Youth, inconfondibile, è tornato.
Ed è una bellezza risentire il suono storto, le chitarre “gridare” accompagnate da una batteria che non risparmia colpi su colpi.
“The Eternal” ha delle perle superbe. “Anti-Orgasm” canzone femminista vede un duetto meraviglioso di Thurston e Kim su un tappeto sonoro noise piuttosto incisivo.
“Leaky Lifeboat” ha un’architettura esemplare sottolineata da alcuni passaggi di chitarra. “What We Know” e “Poison Arrow” hanno il fascino dei più famosi pezzi del gruppo. E ancora “Malibu Gas Station” introdotta dolcemente diventa un brano rock adatto e perfetto per la voce di Kim che incornicia il tutto.
Sonic Youth, Sonic Youth, Sonic Youth. L’ultimo brano di 9’43” ci da ragione: questo, che vi disturbi o no, è un grandissimo album.




Placebo
"Battle For The Sun"




E’ un dato di fatto che la carriera dei Placebo si sia sviluppata muovendosi di poco sul pentagramma.
Anche vero che l’unicità del sound di Molko e soci li ha resi unici e soprattutto li conserva così.
Riassumendo: “Battle For The Sun” è album alquanto inutile che nulla aggiunge alla storia dei Placebo, ma è un album che per lunghi tratti si ascolta piacevolmente.
Poi per una band che si dice sia sempre sull’orlo dello scioglimento, alle prese con “motivi personali” dello storico batterista sostituito è già tanto non perdere la faccia.
Il cambio di formazione in realtà poco cambia nello stile, anche se le prime canzoni del disco lasciano speranze poi spente dal seguito.
L’inizio è un po’ più grezzo e rock del solito i sintetizzatori restano nell’ombra, mentre Molko ripete il suo modo di cantare. “Kitty Litter” è un buon inizio e “Ashtray Heart” suona come un “classico” del gruppo al quale fa seguito il lento e compassato, convincente, singolo nonchè title track.
E il gioco funziona senza infamia e senza lode. Purtroppo però le corde s’iniziano a intravedere dalla sesta traccia “Bright Lights”, eccessivamente autocitazionista e seguita dalla ripresa di “The Never Ending-Why”.
Da qui in poi l’ossessione Placebo riempie pancia e orecchie e il sentimento di già sentito distrae l’ascoltatore. Si drizzano le orecchie solo con “Unisex” bizzarro pezzo che vaga tra elettropop e sound Placebo e la ballade finale “The Movie on Your Eyelids”.
A questo punto ci si chiede: è necessario un altro album?



NEWS

Pronti...si scaldano i motori...


Un po' di anteprime per alcuni gruppi pronti ad uscire a breve.
Gli "Editors" hanno annunciato il titolo del terzo disco "In This Light And On This Evening" che uscirà il 21 settembre e che a detta di Tom Smith "E' un disco influenzato da Londra, città presente in ogni canzone".
Più materiali e meno romantici gli "Artic Monkeys" che hanno mostrato la copertina di "Humbug" terzo capitolo in uscita il 24 agosto. La copertina è rappresentata da una foto scattata nei Electric Lady Studios di New York, l'ultimo giorno di registrazione.
Imminente anche l'uscita del primo album dei "Dead Wheater", "Horehound" previsto per il 13 luglio, ennesimo progetto di Jack White accompagnato questa volta da Alison Mosshart dei "Kills" e dal fido Jack Lawrence.
I "Dead Wheater" hanno suonato quattro canzoni allo show di Nigel Godrich "From The Basement", trasmissione TV piuttosto Off e di nicchia trasmessa via web e su SKY. Domani 24 giugno White e soci suoneranno per la prima volta davanti a un pubblico presso il "London Forum".

Una Strada intitolata ad Elton John

Con ogni probabilità Elton John, dopo la sua dipartita, avrà una via di Pinner intitolata a se stesso. Così si è espresso il consiglio municipale di Harrow. Bella idea, fossimo in Elton però...inizieremo a toccarci.



Gorbaciov incide per la moglie

Mikhail Gorbaciov ha inciso un disco di canzoni, meglio dire di "romanze", in onore della moglie Raissa scomparsa dieci anni fa. "Songs for Raisa" è composto da sette brani amati dalla stessa donna e cantati da Gorbaciov stesso in collaborazione con Andrei Makarevich leader dei Mashina Vremeni, un gruppo russo.
Il disco non sarà nei negozi, ma una copia è stata battuta all'asta per raccogliere fondi per la Raisa Gorbachev Foundation che si occupa di bambini malati di leucemia. Centosessantaquattro e rotti dollari pagati da un anonimo filantropo londinese.
Il lavoro è stato presentato sempre a Londra durante una serata per la raccolta fondi. Gorbaciov è stato "obbligato" a cantare un brano "Old Letters" suscitando emozioni e applausi. Erano presenti il sindaco di Londra, la moglie del premier britannico e i proprietari del "Daily Mail" e tanti altri esponenti dell'imprenditoria e della cultura britannica.




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mercoledì, giugno 17, 2009

Musica: Iggy Pop & Phoenix

Musica



Iggy Pop
"Preliminaires"



Ok, ok, Iggy Pop è quello di “Now I Wanna Be Your Dog”. Ed è anche quello che saltava come un pazzo a torso nudo in compagnia dei suoi fottuti Stooges, sul palco del più bel concerto del Traffic Festival di Torino.
Ed è pure l’interprete di uno dei più bei sketch di “Coffee And Cigarettes”, film di Jarmusch nel quela Iggy dialogava con Tom Waits facendogli notare che non c’erano dischi suoi nel juke box del bar in cui erano.
Iggy è tutto questo e molto di più. Ma il punto sta nel capire se l’allucinato rocker deve sempre appagare la nostra morbosità facendo la scimmietta da circo, oppure se lo stesso può giocare a stupirci. Ancora.
A noi l’iguana piace rocker, non ci piove, ma ci piace anche assistere alla ricerca di un artista che evidentemente è molto più di uno scalmanato totem rock (vedi l’esperienza da attore).
Anche lui la pensa così e pertanto ha dato vita a “Preliminaires”, disco riassumibile con una frase presente nel sito ufficiale dell’artista: “L’iguane mette son costume de crooner”. O se preferite l’inglese: “Iggy Lets Out The Crooner Inside”
Un po’ di storia, tanto per capire. Si narra che quasi casualmente l’iguana si sia messo a leggere poesie di Michel Houellebecq regista e poeta francese. Pare che il libro sia stato il suo compagno di viaggio in Normandia dove il nostro ha soggiornato in un freddo e vecchio hotel amato anche da Proust. Tornato in patria Iggy è stato contattato dallo stesso Houellebecq per la realizzazione di una colonna sonora. Ma il leader degli Stooges deve aver preso con estrema serietà la questione e si è chiuso in una baracca a Miami, in compagnia di una chitarra. Risultato: “Preliminaires”.
Un disco veramente coraggioso, che sposta l’iguana in un’atmosfera da localaccio fumoso e buio di New Orleans. Misterioso, intenso. Voce bassa, profonda e graffiante, chitarra che spizzica, arrangiamenti delicati a tinte blues e jazz. A volte ricorda il suo amico Waits, a volte Nick Cave e a volte sembra creare un’ideale colonna sonora per un film del buon Jarmusch.
L’inizio è spiazzante più che mai. “Les Feullies Mortes” l’opener è cantato in francese e se non ci fosse la confezione del disco si potrebbe pensare a un clamoroso fake. Invece no, è proprio Iggy Pop che poi continua preciso con brani come la buia“I Want To Go To The Beach”, il jazz allegro “King Of The Dogs” e il vellutato e sudato rock di “Je Sais Que Tu Sais”.
Nulla da eccepire nemmeno sul seguito “Spanish Coast”, molto Cave o il fiammeggiante rock di “Nice To Be Dead”. Uniche note stonate, a parte i soli trentasei minuti di musica, “How Sensitive” e “Party Time”, con inserti elettronici soprattutto la seconda, che spezzano la magia di un disco che altrimenti sarebbe un capolavoro assoluto.
Interessanti le versioni sul mercato, anche troppe, ma molto intelligente l’idea del sito internet che da la possibilità, inserendo il cd nel lettore, di poter vedere tutti i contenuti extra.




Phoenix
"Wolfang Amadeus Phoenix"


Il titolo è spocchioso, ma essendo francesi si può dire, che sappiamo come va. Francesi si, anche se non si direbbe visto che i Phoenix fuggono da lingua e tradizioni, dando vita a un’ elegante opera elettropop che a tratti strizza l’occhio a al brit degli anni novanta.
“Wolfang Amadeus Phoenix”, contiene una manciata di canzoni strutturate benissimo e soprattutto in grado di entrare nelle classifiche senza essere commerciali. Un album onesto, sincero e godibile.
L’inizio è a razzo grazie a “Lisztomania” singolone dal sapore anni novanta, trampolino per i flutti vivaci di elettrop che seguono, anche se a volte la classe viene graffiata da aspetti più danzerecci e meno eleganti.
“Wolfang...” si spezza a metà con l’inserimento due episodi assolutamente strani e soprattutto diversi da tutto il contesto. “Love Like A Sunset Part I” e “Part II”. Coppia composta da un brano lunghissimo oscuro e più elettronico che pop e da un veloce e cantato pezzo a metà strada tra gli stili.
Chiusa questa parentesi il disco ritorna sui binari dell’inizio. Ci si ributta subito e pesantemente nelle sonorità e nelle scelte di un elettropop allegro con brani come “Lasso”, “Rome” e “Girlfriend”. Male non sono, unico difetto che stanno eccessivamente sulla stessa linea.




NEWS




Surprise...stiamo suonando...

Per presentare la nuova raccolta "Midlife: A Beginners Guide To Blur", in doppio CD e soprattutto per ufficializzare il rientro di Coxon i Blur si sono esibiti a sorpresa ieri sera presso il Rough Trade East Shop, davanti a soli 170 spettatori, i più veloci a leggere su internet nel pomeriggio stesso e a correre alla 02 Arena a ritirare i biglietti (gratis).
Stessa cosa per i Pixies che sempre ieri sera si sono esibiti al Village Underground, davanti oltre al pubblico normale a una platea di star: Klaxons, Carl Barat, The Horrors e altri.



Trent Reznor gna fa più

Al termine del concerto al Tennessee Festival, il leader dei Nine Inch Nails, ha annunciato che è stato l'ultimo concerto negli Stati Uniti. Reznor ha dichiarato di sentirsi stressare e di necessitare un lungo stop. Boh...intanto la band continuerà il tour all'estero


Niente reunion, lo volete per iscritto?

Originale dichiarazione del chitarrista John Squire ex Stone Roses la leggendaria band che ha ispirato il brit pop idolatrata dai fratelli Gallagher. Le numerose notizie che vogliono l'imminente reunion, sono state smentite da Squire che per l'occasione ha creato un artwork che verrù messo in vendita dal primo luglio.
Sul lavoro si legge ""I have no desire whatsoever to desecrate the grave of seminal Manchester pop group The Stone Roses". Intanto il leader Ian Brown è alle prese con i remasters dei dischi della mitica band.



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mercoledì, giugno 10, 2009

Musica: Green Day e Maximo Park

ok ok, nuova musica su Radio Brown! Da ora!


Musica


Green Day
"21st Breakdown"

Evviva la lungimiranza degli anni novanta. I Green Day erano il neo-punk per ragazzine e ragazzini amanti di Mtv. NO FX, Rancid e Offspring erano per i duri e puri.
Sconvolgente pensare che NO FX e Rancid sono spariti nel tempo (i secondi sono tornati da pochi giorni). Offspring ridotti a gruppo commerciale piuttosto noioso.
E i Green Day?. Qualche disco senza particolari note, positive o negative e cinque anni fa la faccia tosta di pubblicare "American Idiot" un'opera rock, sincera e soprattutto esemplificativa del mondo in mano ai deliri di Bush. Erano punk, sul serio, descrivevano il malessere della società.
Ma all'apice del loro successo, i tre di Berkeley si sono presi una lunghissima pausa. Cinque anni durante i quali sono/siamo usciti dal tunnel Bush, vedendo, si spera, la luce.
Affamati, acclamati e convinti i tre ci riprovano con "21st Breakdown”, disco che appare subito (nuovamente) al passo coi tempi e in grado di descrivere la società. Non a caso abbiamo citato Bush, un po’ per i riferimenti di “American Idiot”, ma soprattutto per i contenuti di questo disco.
L’idea di fondo è un concept album diviso in tre capitoli “Heroes and Cons," "Charlatans and Saints," e "Horseshoes and Handgrenades" che narra le vicende di Christian e Gloria specchio di una generazione che non sa più dove andare e soprattutto degli States barcollanti. “My generation is zero/I never made it as a working-class hero” è una delle frasi cardini di tutto il disco alla quale va affiancata la critica dei valori religiosi, ormai profanati, di “East Jesus Nowhere” e messaggi politici contenuti in diversi episodi.
Diciotto canzoni per un progetto sicuramente ambizioso che cerca di riproporre il colpaccio di “American Idiot”. La confezione e la fattura sono ottime, vista la produzione di Butch Vig del quale dico solo due cose: Nirvana e “Nevermind”.
E dunque eccoci con riff penetranti, ben studiati a volte ruffianissimi come nel caso del singolo “Know Your Enemy”. Buono per la massa ma anche per il rocker più “duro”.
Una miscela pop-punk, che s’ispira a volte alle prime opere del gruppo e a volte prova ad entrare nella scia dei mitologi Who ma anche di Queen e Beatles.
Il menù è veramente ricchissimo. Ballade, canzoni più melodiche e soprattutto la passione per brani che esplodono in corso come la title-track, “Viva La Gloria” e “Restless Heart Sindrome”.
Power Chords spesso e volentieri ma anche capolino di qualche pallido sintetizzatore e reminescenze dell’antico proprio passato “Peacemaker”, “Horseshoes and Handgrenades” “American Eulogy” e un falsetto impensabile presente in “21 Guns”.
Il rischio di “troppo di tutto” è sempre in agguato e per un pelo non fa lo sgambetto. In ogni caso e al di là dei gusti personali, personalmente non mi fa impazzire, con fredda analisi si può dire che il trio coglie nel segno, pur rimanendo sotto al monolitico “American Idiot” il predecessore così idolatrato da diventare addirittura un musical. Anyway, a dirlo ai ragazzi degli anni novanta vi prenderebbero per pazzi.


Maximo Park
“Quicken The Heart”


Mettendo le mani avanti possiamo dire che non abbiamo la palla di cristallo. Quindi insomma quanto dicevamo nel maggio 2007 in merito al secondo disco del gruppo “attendiamo la terza prova dei Maximo Park” e a anche “Tutto si ricicla nulla s’inventa...ma se le riedizioni sono fatte bene ben venga” era figlio di quei tempi.
In ogni caso nemmeno i Maximo Park hanno il potere di accontentare tutte le orecchie del mondo.
Ragion per cui possiamo un po’ smentire quanto detto due anni or sono, restando un po’ delusi da “Quicken The Heart”.
Era lecito attendersi di più ma il problema più grosso di questa opera è che scivola via quasi tutto senza rimanerci impresso. Non colpisce. Non guizza e manco ci fa ballare.
Un lato positivo c’è. Facciamo i bravi e diciamo che il gruppo di Newcastle si è impegnato nel tentativo di di (ri)fare qualcosa di nuovo, spostandosi un po’ rispetto ai lavori precedenti. Ri-fare abbiamo detto e lo ribadiamo, qui nulla s’inventa ma tutto viene riproposto come la nostra frase, in questo caso da veggenti, già diceva.
I Maximo Park camminano verso la new wave e gli anni ’80 riproponendo sonorità che ricordano i “Joy Division”, esemplare il caso dei primi 30” e del riff di “The Penultimate Clinch”, i “New Order” e gli “Smiths” e una vasta serie di gruppi dell’epoca brit pop.
L’autocitazione c’è è appare proprio in apertura con “Wraithlike” seguita dalla già descritta “The Penultimate Clinch” e dal singolo “The Kids Are Sick Again” che riassume tutto quello che sentiremo nel disco. Gli orpelli eighties, per fortuna solo decorazioni e non pilastri, sono presenti in brani come cui “Let’s Get Clinical”, “Calm” e “In Another World (You'd Have Found Yourself By Now)”.
Un po’ di brit pop/rock con tanto di organetto anni ’60 presente in“Overland, West Of Suez” completa il quadro.
Peccato che gli manchi il pepe a questo disco che se non altro mette in luce una certa voglia di proseguire un percorso iniziato pochissimi anni fa e reso velocissimo dal grande successo. Ai posteri l’ardua sentenza. Stavolta chiudiamo così.



NEWS

Paul McCartney quasi in ginocchio dagli MGMT

Strano a dirsi che il baronetto abbia apprezzato l'ottimo duo elettro-psycho-pop dei Management meglio conosciuti come MGMT. Ancor più incredibile che Paul abbia un'assoluta voglia di collaborare col gruppo. Una volontà fortissima che l'ha spinto addirittura a dire "Io non ho il loro numero e non li posso chiamare. Ma se loro mi chiamassero dopo avergli chiesto come hanno fatto a trovarmi accetterei di corsa una loro proposta!."
Sempre in merito a collaborazione, Paul ha smentito che ci sia in piedi un progetto con Dylan e Ringo. Meglio l'elettronica sir?



Mentre in Italia tutto tace...

Potente risposta dei "Reverend And The Makers" e dei "Franz Ferdinand" in merito all'elezione di due membri del British National Party un partito neonazista al parlamento europeo.
I Reverend hanno pubblicato una canzone scaricabile gratuitamente dalla pagina di Twitter del leader. I Franz Ferdinand invece si sono "limitati" a scrivere sul loro sito tutto lo sdegno e la preoccupazione. Da noi eleggono uno con lo slogan "No Islam" e nessuno dice nulla.


Dimesso il paziente Gahan

Dave Gahan leader dei Depeche Mode sta meglio ed è stato dimesso dopo l'operazione di tumore alla vescica. Ancor meglio sapere che il gruppo ha ripreso la tournè, in questo momento sono in Germania e presto arriveranno a Milano e Roma.






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giovedì, aprile 02, 2009

Musica: Chris Cornell e Super Furry Animals

Chris Cornell
"Scream"


Consigliamo vivamente di comprare, avere o ascoltare questo disco. Questa opera è memorabile. Questo lavoro è destinato ad essere una perla nelle vostre collezioni di dischi. E’ una lezione di vita che servirà, se ne avete, anche ai vostri figli. E’ l’esempio lampante di come le cattive compagnie possano rovinare le persone. E’ l’esempio lampante di un disco che peggio di così non può essere. Di un disco che batte, incredibile, anche l’avventura rap anni 80 del buon anima Dee Dee Ramone
“Scream” esemplifica come un talento, Chris Cornell nel caso, si butti via in una maniera che nemmeno il peggiore dei suoi detrattori poteva immaginare.
E’ uno scempio musicale questo. Ok, nulla da dire sulle qualità e l’intuito del produttore, Timbaland, che ha creato vere e proprie hit del pop più commerciale, vedi Nelly Furtado e Timberlake. Questione di gusti, ovvio.
Nulla da dire su Cornell, anche se la sua carriera solista non è stata memorabile, ma questi due non hanno nulla in comune, nulla da spartire. E si sente.
Un disco veramente trash, il cui allarme di Trent Reznor, leader dei Nine Inch Nails primo a criticare duramente il disco, non rende l’idea di quanto in basso si vada.
Basi elettro pop, molto commerciali sovrastano e intrappolano la voce dell’ex Soundgarden che in maniera del tutto spregiudicata ha dichiarato pure che “Scream” si ispira a “The Wall” cercando unità tra canzone e canzone. Almeno fosse stato zitto. Gracchia e urla, modula voce, sempre bella. Ma stona con il resto.
Santo cielo che ci tocca sentire. Una dopo l’altra le tracce del disco girano e suonano facendoci spesso venire il dubbio di essere di fronte a uno scherzo. Non può essere. Non può essere che Cornell sia caduto così in basso. Synth, effetti speciali. Tutto così laccato. Non può essere.
E’ un incubo, che ne materializza uno peggiore. Verso metà dal cd esce Cornell, con parrucca bionda e movenze da ballerino, incanta una serie di ragazzine, prima di fuggire sul suo elicottero rosa.
Forse è il momento di stopparlo questo cd. Con buon beneficio dell’orecchie e del morale, sorgono i dubbi, arrivano le domande “Che gli sarà mai capitato?”. Sarà stato il benservito degli Audioslave? O cosa?
Il “Black Hole” non è più nel “Sun” ma chiaramente in Cornell stesso. Speriamo rinsavisca e forse un barlume di speranza c’è visto che “Scream” chiude con un discreto blues: “Two Drink Minimum”.



Super Furry Animals
"Dark Days/Light Years"

Vecchi amici che si ritrovano. Ne è passato di tempo. Bello ritrovarsi, bello anche vedere che gli amici non perdono né il pelo né il vizio. Sono sempre Super Furry. Animals.
Ed è un pregio. In un certo senso anche un difetto. Lo stralunato gruppo gallese ci ha sempre abituati a un viaggio psico-elettro-pop fuori da ogni confine, alla ricerca di nuove ed inesplorate terre.
E in questa terra di nessuno, ci sono rimasti. Spesso piacevolmente. Molto spesso.
Troppo uguali a se stessi? Vero e si sente anche in questo disco, che ogni tanto pecca di autocitazionismo, ma per un gruppo che arriva al nono (sottolineiamo) lavoro, distratto come è da numerosissimi side-project e considerando che non ha mai fatto brutte cose, è un miracolo avere ancora la vena creativa.
E va proprio detto, scurdammuce o’passato, che questo “Dark Days Light Years” è un disco piacevole, interessante nelle idee, nei collaboratori (spicca Nick dei Franz Ferdinand) e con la solita simpatia semi-demenziale che ha sempre contraddistinto i lavori del gruppo.
Presentato in maniera bizzarra, il disco si apre nella stessa maniera. L’opener “Crazy Naked Girl” è un brano di 6’16” di insana follia, brit-pop rock che apre sul panorama pensato da Rhys e soci. Ed è un panorama variegato e discontinuo, che non trova mai un unità.
Si va da pezzi pop-psichedelici molto carini come “Moped Eyes” o la divertente “The Very Best OF Neil diamond”, per passare a brani più folli come “Inaugural Trans” dalla base degna di un videogame a cui viene aggiunto anche un pezzo di rap in tedesco, cantato dal già citato Nick. Si folleggia con il brit-rock di “Inconvenience”, gran brano e c’è anche spazio per la dedica d’amore alla alle natia Cardiff citata in “Cardiff In The Sun” e per reminiscenze anni sessanta presentissime in “Lliwiau Llachar”. Chiusura suggestiva con la lunga suite di “Pric”.



NEWS

Un primo Aprile in musica

Vecchia tradizione anche per le notizie finte. Per quanto riguarda la musica, Bjork ha annunciato che sarà la nuova voce dei Led Zeppelin nel prossimo tour, visto che Plant ha detto di no. I Coldplay registreranno il prossimo album su un boing che gli permetterà di lavorare per pochi secondi a volta in assenza di gravità. Il gruppo indosserà tute spaziali dal design simile a quelli dei cosmonauti russi. Naturalmente produce Eno.
E infine, i Nine Inch Nails hanno lanciato con tanto di cover e un nuovo album prodotto da Timbaland con la collaborazione di Justin Timberlake, Kanye West.

La casa di Hendrix rasa al suolo

Brutta notizia per i romantici. Dopo anni di lotte la casa in cui Hendrix ha vissuto da bambino e dove pare abbia conosciuto la musica è stata rasa al suolo. L'edificio non lontano dal luogo dove il musicista è sepolto sarà sostituito da un normale condominio.

Tornano i Rancid

Tra gli eroi duri e puri del nuova ondata punk avvenuta negli anni novanta, i Rancid hanno annunciato che presto uscirà un nuovo disco. "Let The Dominoes Fall" uscirà il primo giugno per la "Hellcat" divisione dell'etichetta "Epitaph" di proprietà di Brett Gurewitz chitarrista dei "Bad Religion". I Rancid tornano dopo sei anni e tornano a lavorare con un'etichetta indipendente, visto il "tradimento" dei primi anni 2000 con la "Warner Bros"



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giovedì, marzo 26, 2009

Musica: Les Claypool, Pete Doherty

Musica

Les Claypool
"Of Fungi And Foe"


Di certo non invidio un eventuale biografo di Les Claypool. La vita, le opere, le idee. Un gran casino che segue strade tortuose, incasinate, sempre diverse, sempre fuori dallo scontato e dal banale. Ma chi è sto Claypool? Una persona sola o un variegato gruppo di persone tra i quali spiccano un genio del basso, un fanatico di Zappa e il leader dei grandi Primus?. E ancora un solista, autore, scrittore, attore, guida di una miriade di progetti nati e sciolti nel giro di un disco nonché un musicista di colonne sonore per videogame e della sigla di South Park?.
Nah. Les Claypool è uno solo. E sarebbe interessante aver l’opportunità di psicoanalizzarlo. Veneriamo Claypool proprio perché ha sempre dato l’impressione di essere uno che segue l’estro, l’ispirazione fottendosene di tutto.
Ciononostante pur sapendo l’antefatto si resta stupiti di fronte a “Of Fungi And Foe” il nuovo album che segue a distanza di tre anni il buon “Of Whales And Whoe”. Stupiti si, perché il nostro disarticola la musica, la viviseziona, la scompone e la ricompone come meglio crede, senza una logica apparente, ficcandoci dentro l’inseparabile basso, suoni strani,urla, rumori, vibrafoni e la sua pulciosissima voce. Una macedonia di suoni che spesso sa di videogame (soprattutto nell’opener “Mushroom Men”) e che fa entrare in “Bite Out Of Life”, il tornado Eugene Hutz meglio conosciuto come leader dei “Gogol Bordello”. Perché evidentemente il casino già creato da Claypool stesso non bastava.
“Of Fungi And Foe” è un disco che va preso come viene. Un lavoro sicuramente non facile e soprattutto non orecchiabile. Ascoltare una canzone è poco, sentirlo tutto può essere troppo. E’ una ricerca nel cosmo musicale. Per quanto ci riguarda acclamiamo gli sprazzi di geniale follia presenti in tanti episodi come “Bonneville Stomp”, “What Would Sir George Martin Do” che sarebbe l’ideale colonna sonora per un’animazione del “Flying Circus” o “You Can’t Tell Erroll Anything”. E tanti ancora.
Bravo Claypool sempre grande dietro il suo basso, sempre preso da un percorso di cui solo lui sa la strada, speriamo solo non ci semini, lasciandoci troppo indietro.


Pete Doherty

"Grace/Wasteland"

Parafrasiamo la nota frase di Moretti “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” che in questo caso potrebbe essere “Mi si nota di più se faccio un disco rock come so fare o se ne faccio uno più intimo, ricercato?”.
Bella domanda e cattivi i nostri pensieri che non escludono la pensata ad hoc del Pete Doherty. Fortunato, paraculato, cresciuto troppo in fretta e al centro da sempre di vicende che ogni giorno riempiono i tabloid o le riviste specializzate.
A noi il Doherty non sta simpatico. Ma vogliamo dargli credito e pensare che questo “Grace-Wastelands” sia una ricerca, uno sforzo. Non che il punk rock non ci piaccia sia ben chiaro e non che questo sia un capolavoro.
Ovviamente conta l’impegno e qui il Pete pare si sia messo a lavorare duro riuscendo a volte nell’intento e a volte no, prendendosi anche il lusso di aggiungere una "R" al suo nome. Vedi copertina.
In linea generale passa l’esame, soprattutto per la volontà di spingersi fuori dai suoi binari. Si fa aiutare da un’altra anima inquieta della musica britannica, il buon Graham Coxon ex Blur con il quale Doherty ha trovato un feeling straordinario. E naturalmente dai suoi Babyshambles, dall’amico ritrovato Carl Barat, dalla cantante Dot Allison e da quell’aurea che si è cucito addosso e che sa portare bene.
L’influsso dell’ex Blur si sente, soprattutto nel secondo brano “Last Of English Rose”, singolo del disco (video in fondo) e sebbene non sia originale, l’effetto finale non è di certo brutto.
Le corde della chitarra acustica di “Arcady” dichiarano subito gli intenti di “Grace/Wastelands” che si snoda su un territorio molto spesso acustico e soprattutto più cauto dei lavori precedenti del leader dei Babyshambles.
A parte la boccata d'aria del singolo si sguazza in un'atmosfera parecchio intima e influenzata di diverse correnti. Eleganza anni 60’ (“Little Death Around The Eyes”), vasti tratti di brit-pop e atmosfere da cabaret (“Sweet By And By”) e addirittura gli States del sud (“Palace Of Bone”). Doherty modula la voce e a volte sussurra, costruisce ritmiche e non abbandona il suo voler apparire “poeta maledetto”.
“Grace/Wastelands” gioca pericolosamente con la sensazione di essere pesante e forse sul finale cade un po’ nel tranello. Bisognerebbe ascoltarlo parecchie volte per capire se si resta in ascolto per le “novità” di Pete(r) Doherty o per la qualità del tutto. Di certo non un brutto affare. Pensato a tavolino o no che sia.

NEWS

Quel Jazzista di Iggy Pop

Iggy Pop si da al Jazz! L'iguana ha annunciato che il 18 maggio uscirà "Preliminaires" il suo nuovo disco nel quale ci saranno ampi spazi jazz, blues e per letteratura francese. Ispirato da un romanzo di Michel Houllebecq sembra la svolta musicale del grande Iggy che si è dato all'ascolto della musica di New Orleans. In attesa di ascoltarlo viene un dubbio: ma durante i concerti saltellerà come al solito?


Il rock sempre più White

Jack White ne ha pensata un'altra. Una band, ovviamente. Con Allison Mosshart dei "The Kills", Jack Lawrence il buffo bassista dei suoi "Raconteurs" e Dan Ferita dei "Queens of The Stone Age". Il nome di questo supergruppo è Dead Wheather e l'esordio è previsto in giugno con un disco intitolato "Horehound". Per ora il gruppo si è esibito a Nashville e ha messo on line il primo singolo il cui video è visibile a fondo post.


Reunion Per Nostalgici

Nostalgici dei tempi che furono? Contenti voi...
Sarete contentissimi di sapere che un'orda di dinosauri si abbatterà sulle nostre orecchie. Torneranno: gli Spandau Ballet, che hanno dichiarato che sarà un nuovo inizio (il buon Tony ha 48 anni...), i norvegesi A-Ha e allargando il discorso alcuni Van Halen si uniranno ad alcuni Red Hot Chili Peppers per un nuovo super gruppo. Invece i Talking Heads di David Byrne probabilmente non si riuniranno mai. Byrne pur non scomunicando l'idea dice "Non ho bisogno di soldi". Saggio.









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giovedì, marzo 05, 2009

Musica: U2 e Glasvegas

U2
"No Line On The Horizon"

Il problema sta sempre come uno presenta le cose. Perché se Daniel Lanois dichiara che “con questo disco gli U2 rivoluzionano il rock” e The Edge gli fa eco è lecito attendersi una vera rivoluzione in tutto e per tutto. E non ci siamo.
Se invece vogliamo parlare del disco più atteso del 2009, del panorama musicale mondiale e di una band nota e bravissima, allora senza dubbio possiamo dire che “No Line On The Horizon” è veramente un gran bel disco.
"I was born to sing for you/I didn't have a choice but to lift you up” canta Bono in “Magnificent” ed è un piacere che lo faccia. Ed è un piacere sentire il risultato considerando le vicissitudini patite da questo lavoro. Annunciato, ritardato, aggiustato e soprattutto “esonerato” il produttore Rich Rubin, cioè il Re Mida del rock (rende l’idea del gesto?) e ripreso il fido Brian Eno in compagnia di Daniel Lanois. Con buona pace di tutti.
E così i quattro di Dublino si sono messi a sperimentare, a far volteggiare le idee nello spazio, nel tempo e sugli strumenti creando un lavoro che si muove in diverse direzioni. Un contenitore di emozioni vasto e altalenante. Emozionante. Graffiante.
L’inizio è perfetto e splendido con tre brani che meglio non potevano essere. La title track che apre il disco mette in musica il panorama decantato dal titolo. Livida, lieve e incessante allo stesso tempo, per noi miglior canzone, è un piacere per le orecchie e per l’animo, grazie alla voce di Bono e alle distorsioni di The Edge alle prese con un nuovo pedalino.
“Magnificent” e “Moment Of Surrender” sono le altre due perle. La prima è capace di far volare\sognare l’ascoltatore e la seconda è una attenta canzone pop con svariati e differenti e disparati inserti musicali .
“Unknow Caller” e “I’ll Go Crazy If I’ill don’t Go Crazy Tonight” sono due ottimi brani, forse un po’ troppo autocitazionisti che traghettano l’ascoltatore verso il momento di follia e disorientamento che segue.
Già. Così spunta “Get On Your Boots”, il tamarro e ruffiano singolo che a dir la verità inserito nel contesto non sta affatto male e poi spazio a un altro brano strano “Stand Up Comedy” nel quale è lecito vedere The Edge che si muove come il buon Jimmy Page.
Bono e soci poi accarezzano l’ascoltatore con due ballade raffinate, “White As Snow” e “Cedard Of LEbanon” piazzate a fondo album e separate dalla ruggente “Brethe”.
“No Line On The Horizon” termina così. E col senno di poi possiamo definire il titolo una specie di ossimoro, perchè va detto che all’orizzonte, almeno quello musicale, gli U2 fanno vedere parecchie cose. Idee chiare, classe e un’ottima confezione. Parola di chi fan degli U2 non è.


Glasvegas
"A Snowflake Fell (And It Felt Like a Kiss)"


L’idea che abbiamo della Scozia è resa bene dai Glasvegas. Un posto energico, maestoso, coinvolgente ma con una vena triste. E tutto ciò viene descritto benissimo in musica da questo gruppo dal nome geniale che contrariamente a quanto potrebbe farvi pensare realizza brani di un pop ricercato, la cui struttura sonora, nonché le liriche ricordano a volte i Joy Division ma soprattutto gli allievi moderni di Ian Curtis, Interpol e Editors in primis. Esistenzialisti.
Archiviato con strepitoso successo il disco di esordio, con le lodi a volte esagerate della stampa inglese, in particolar modo NME, James Allan e compagni tornano nei negozi con un EP di sei tracce.
Un lavoretto che continua nella scia del disco d’esordio, ingrandendo la vena della tristessa e dando ancora più smalto alla voce a tratti trascinata e graffiata di Allen.
A volte tristi, a volte rassegnati e a volte rabbiosi i Glasvegas aprono con un intro piuttosto aureo per poi lasciare il posto a una sorta di manifesto “Fuck You, It’s Over” brano incisivo e denso che esemplifica i canoni del gruppo. Poi 4’36 di cupa riflessione con “Cruel Moon” prima di “Please Come Back” pop maestoso e convicente che lascia poi il posto a due brani troppo, veramente troppo tristi che chiudono il lavoro.
Nuovi alfieri della musica? Presto per dirlo, ma i Glasvegas dimostrano una certa coerenza e una certa compattezza musicale che ci fa sperare, nonostante la loro musica vada in direzione contraria.


NEWS

Contenti? Tornano Carl e Pete

E sai che sorpresa. E' una vita che flirtano. Pete Doherty che dichiara ufficialmente che i Libertines torneranno insieme. Così lui e il "primo amore" (musicale s'intende), Carl Barat torneranno nei panni della che qualche anno fa spopolò. Sciolti i Dirty Pretty Things di Barat resta da capire se anche i Babyshambles di Doherty termineranno la propria carriera. Intanto Pete si prepara a un tour solista in compagnia di Graham Coxon, un altro in odore di reunion.

A Giugno il nuovo disco dei Kasabian

Dopo due anni da "Empire" i Kasabian stanno finalmente per tornare. A giugno uscirà "West Rider Pauper Lunatic Asylum" che speriamo sia un altro passo avanti del gruppo inglese. Il nuovo disco, registrato a San Francisco avrà come special guest l'attrice Rosario Dawson.


Flaming Lips vs Arcade Fire

Incredibile dichiarazione di Wayne Coyne leader dei Flaming Lips, che in un'intervista su "Rolling Stone" ha dichiarato di essere stupefatto di come i canadesi Arcade Fire trattino malissimo tutti. Entourage e pubblico inclusi. Testualmente Coyne ha detto "trattano tutti come m..." dopo aver condiviso il palco con gli Arcade Fire per alcuni concerti. Reazione stupita da parte del gruppo canadese che ha replicato dal proprio sito.

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venerdì, febbraio 20, 2009

Musica: Morrissey, The Rifles

Musica

Morrissey
"Years Of Refusal"

Quasi cinquanta anni, una lunga carriera alle spalle, ma nonostante tutto la voglia e la forza di fare un disco energetico, fresco. D’impatto. Bella la lezione che Morrisey da ad artisti più giovani e più lanciati, nonchè ad ex grandi leader di band del passato. Bella responsabilità per il controverso cantante di Manchester.
Non siamo di fronte a un capolavoro, ma a un ottimo disco di un “evergreen” della musica che crea una manciata di canzoni tutte fatte e ben concepite.
Un caparbio mix di pop/rock, che pende più verso il secondo e che si allunga verso altre sonorità. Un sali e scendi di ritmi, molto suggestivo e piacevole.
L’apertura shock della rockeggiante e tossica (vedere il testo) “Something is Squeezing My Skul” ci introduce in questo abile contesto che passa da canzoni più delicate e riflessive come "I'm Throwing My Arms Around Paris" o "It's Not Your Birthday Anymore" a brani molto più movimentati come “All You Need Is Me”, “One Day Goodbye Will Be Farewell" o "I'm OK by Myself" fino a toccare l’estremo con la contaminazione Tex/Mex di "When Last I Spoke to Carol".
Nulla stona e nulla annoia, in “Years Of Refusal”. Piccolo premio per le tante vicissitudini di produzione che ha avuto, dall’uscita posticipata, alla distribuzione alle diatribe con i produttori.
Piccolo regalo del buon Morrisey che da qui a poco dovrebbe riaccendere il progetto “The Smiths” e se lo farà con questa energia…


The Rifles
"The Great Escape"

Esattamente. Si tratta dell’ennesima band indie rock dalla Gran Bretagna. London. E che possiamo farci? Beati loro che possono scegliere tra una quantità imbarazzante di gruppi rock, qualcuno di questi molto paraculo e qualcun altro molto bravo.
Nel caso in oggetto i The Rifles, stanno in mezzo alle due cose con perfetto equilibrio. Canzoni snelle veloci, molto orecchiabili, furbette, furbette che ti finiscono nelle orecchie e da lì dritte nel cervello. Suonate bene e confezionate ancora meglio. Vagamente 60’s, vagamente Mod, con l’ombra di Paul Weller che si scorge qua e là. Ed è proprio il buon Paul Weller il maggiore sponsor di questo gruppo, visto che si è esibito con loro in un concerto.
Purtroppo è roba già sentita, nulla di nuovo, anche se “The Great Escape” si fa ascoltare con piacere dall’inizio alla fine. Cioè da quando i “The Rifles” danno l’avvio al loro indie rock con “Science Is Violence” facendoci ricordare i “The Coral” e gli “Idlewild” e toccando da subito il punto più alto del disco. Poi una dopo l’altra arrivano altre staffilate, come la title track, “Fool To Sorrow” calmandosi solo a metà disco con sonorità più pop che rock come nel caso di “History” e soprattutto con il closer, beatlesiano “For The Meantime”.
Da ascoltare velocemente. La data di scadenza arriva presto. Eccezion fatta per alcune canzoni.


NEWS

No Line On The Horizon in streaming!

Grande occasione per i fan degli U2. Dal 22 Febbraio sul sito Spotify sarà possibile ascoltare il nuovo disco degli U2. Totalmente e quante volte si vuole. Purtroppo però pare che il servizio sia solo per utenti inglesi. Ma tentar non nuoce no?

Paul Weller fa perdere centomila sterline alle agenzie di scommesse.

E bravo Weller. Centomila sterline levate a Bookmakers del tipo Ladbrokes, Paddy Power e William Hill. Però la cifra non è finita a lui. E' capitato che sette persone a Londra e Guildford (dove abita e lavora Weller) abbiano scommesso nel brevissimo giro di tempo sulla vittoria del modsgodfather ai British Awards come miglior solista. La concomitanza di così tante scommesse ha fatto pensare alle agenzie a una fuga di notizie oppure a un "assist" di Weller che ha pre-registrato il discorso di premiazione. In ogni caso il buon Weller è scagionato da ogni sospetto.

Vuoi comprare il disco di John Freese a 75.000 dollari?

Josh Freese è stato il batterista dei Nine Inch Nails collaboratore dei DEVO, Queens Of The Stone Age, A Perfect Circle e tanti altri gruppi ancora. E' un rocker rozzo e cattivissimo ecco.
Però per il suo disco solista "Since 1972" ha dimostrato una sensibilità enorme alle vendite.
Si può comprare il disco spendendo dai sette ai settancinquemila dollari.
Tutto vero, si va dal download digitale più tre video per sette dollari, si passa ai cinquanta con maglietta e ringraziamento personale del musicista via telefono, che prevede anche la possibilità di criticare pesantemente il suo lavoro. Poi se si sale è prevista una cena e festa post cena pagando dai cinquecento dollari in su. E per duemilacinquecento sono previste lezioni private di batteria, cena e casino post cena e la possibilità di prendere due vestiti del musicista.
Infine tra mille altre soluzioni, per settantacinquemila dollari si può andare in tour qualche giorno, si può avere un EP registrato da Freese le cui canzoni sono incentrate sul "donatore" e avrete oltre alle solite feste incasinate la possibilità di avere il batterista per la vostra band oppure come assistente personale...






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venerdì, febbraio 06, 2009

Musica: Franz Ferdinand, Eagles Of Death Metal


Franz Ferdinand
"Tonight: Franz Ferdinand"


Due dischi che fanno il boom. Soldi a palate. Fama, Ansia, stress, esaurimento. Tre anni di pausa. Promesse di cambiare, di sbalordire e concerti test per le nuove canzoni. Tonight: Franz Ferdinand”.

Diciamolo subito, i quattro non hanno rivoluzionato il lor
o credo o cambiato dogma. Il marchio di fabbrica è sempre visibilissimo, sia nella voce che nelle sonorità. Ci aggiungono un bel po’ di synth anni ’80, pure troppi per le nostre orecchie e un leggero rallentamento globale. Non c’è una “Take Me Out” o una “Do You Want To” capaci di infiammare le folle e far muovere le testoline ovunque le si ascoltassero. Fine delle premesse.

Ciò detto, promuoviamo in pieno il nuovo episodio di Kapranos e soci. Capaci di realizzare un album che non sfigura nei confronti dei due precendenti, che tiene alta la guardia e non stanca. A ciò aggiungiamo che i Franz Ferdinand sono rimasti sotto un’etichetta indie.

Da “Ulysses” opener nonché singolo, dall’avvio lento, a “Katherine Kiss Me” lenta ballade di chiusura i quattro scozzesi snocciolano canzoni interessanti e ben confezionate, alternando come di consueto ritmi ed emozioni. Ottimo il poker d’apertura che dopo “Ulysses” (video al fondo) continua con la spumeggiante “Turn It On” e “No You Girls”, che sembra tratta dai due dischi precedenti. Si narra
che per questo brano il gruppo abbia suonato le percussioni usando ossa umane. Curiosità e leggende a parte il quartetto iniziale si chiude con l’elegante “Send Him Away” dal sapore 60’s.
Buono anche tutto quello che arriva dopo. “Twilight Omens” esemplifica la smodata virata verso l’elettronica anni ottanta così come “Live Alone” e “Can’t Stop Feeling”. Eccedono pure. “Bite Hard” e “What she came for” sono i brani classici strafottenti e ruffiani, in senso buono of course, a cui il gruppo ci ha abituato. Chiusura sulle spalle di “Dream Again” e “Katherine Kiss Me” la prima lenta e la seconda una ballade acustica, ottima e pregevole altro stilema classico di Kapranos & co.


Discorso a parte, infine, merita “Lucid Dreams”. Il brano più interessante e strano di tutto il disco, che si piazza in terz’ultima posizione con quasi otto minuti di mix, convincente al massimo, tr
a psichedelie e sonorità che viaggiano dagli anni ’60 ai nostri giorni. Non ammazza la concorrenza, nonostante la crime scene della copertina ma dimostra che i Franz Ferdinand hanno qualcosa in più. Ora attendiamo, con tutto il tempo necessario, il vero colpo da ko.



Eagles Of Death Metal
"Heart On"

Cose strane nella west coast. Josh Homme e Jesse Hughes sembrano maturati. Dura a credere per due che si conoscono da una vita e si fanno soprannominare “Baby Duck” e “The Devil”. Tutto vero. E il side-project più minchione del biondo profeta dello stoner nonché leader dei Queens Of The Stone Age, pare voglia discostarsi un po’ da quell’aurea di demenzialità e divertimento che ne aveva caratterizzato i due primi dischi. Senza contare che era il punto di forza di una band discretamente inutile che spingeva sull’ironia già a partire dal nome.
“Baffone” Hughes disperso motociclista anni ‘80 faceva ridere solo a vedersi e poteva contare sulla bravura di Homme e della sua gang. Innegabilmente grandi musicisti. “Peace Love & Death Metal” e “Death By Sexy” prendevano a piene mani i due descritti connotati, con buona pace di tutti e gran divertimento globale.
Gli anni passano e si cresce potremmo dire con un luogo comune e “Heart On” pare voler dimostrare una struttura più seriosa. Almeno a livello sonoro, perchè a guardare il video del singolo...
Pensando male si potrebbe dire che sembra che Homme abbia un po’ di nostalgia dello stoner più puro, dei dischi dei Kyuss ma soprattutto dei primi tre dischi dei suoi Queens Of The Stone Age, “Rated R” in primis, riempiendo questa nostalgia con sonorità polverose e ipnotiche presenti in linea generale e in alcuni passaggi di “Anything Cept The Truth”, “Solo Flights”, “I Used To Couldn’t Dance” e “High Voltage”. La citazione è palesissima invece con “I’m Your Torpedo” che chiude il lavoro in maniera più che degna.

“Heart On” lascia spazio anche a un rock leggero e snello. Molto divertente. Che a volte si spinge fino ai confini della musica dei T-Rex o dei New York Dolls. Con l’aggiunta che gli Eagles ci mettono, vedi distorsioni, il risultato non è male. Ottima e trascinante, più che altro, “Wannabe in La” (video sotto) è l’esempio più eclatante. Oppure “Secret Plans” e “Heart On” nonostante i coretti in falsetto.
E già. I coretti in falsetto. Sono la cosa che fa scendere di interesse e qualità il lavoro e di cui gli “amichetti” Homme e Hughes a volte abusano troppo. Anche dimenticandoci dei coretti a volte gli Eagles volano bassi, vedi l’inutile ballade “Now I’m Fool”, ma tutto sommato potendo classificare questo disco con il più classico dei modi di dire, “di transizione” e contando che si tratta di un side-project, possiamo essere più che contenti del risultato.



NEWS

Addio a Lux Interior. Un'altra fetta di storia che se ne va

E' morto a 62 anni in ospedale Lux Interior frontman dei "The Cramps". Problemi cardiaci si è detto. Proprio lui che il cuore lo lanciava a mille sul palco dando vita a performance indiavolate alla Iggy Pop. I "The Cramps" sono stati una delle band fondamentali del giro punk newyorkese, fondati da Interior e dalla moglie Poison Ivy nei primi anni '70 hanno anche loro infuocato il leggendario CBGB's il locale che ha ospitato Ramones, Velvet Underground, Television, New York Dolls e tanti altri. Anch'esso non c'è più.

Se Etta James s'incazza sono dolori per Beyonce...

Etta James, la leggendaria cantante americana non ha preso molto bene l'idea di Beyonce di cantare una sua canzone durante l'insediamento di Obama. "At Last" è la canzone chiamata in causa e Beyonce che dovrebbe interpretare la cantante nel film "Cadillac Records" è stata minacciata piuttosto rudemente dall'anziana eroina della musica statunitense.

Axl Rose...reunion? Mettiamoci una pietra sopra.

Nel delirio di un'intervista, Axl Rose ha dichiarato che non ci sono possibilità di una reunion dei Guns con Slash alla chitarra. Le discrepanze tra i due non sono mai state ricucite e anzi sono peggiorate negli anni. Axl ha risposto così a un fan che chiedeva a gran voce una reunion concludendo dichiarando dche o lui o Slash moriranno prima che il gruppo torni insieme.






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giovedì, gennaio 15, 2009

Musica: The Killers - Tv On The Radio

Musica


The Killers
"Day & Age"

Dove diavolo vogliono andare i “The Killers” non è chiaro. E non lo è mai stato. Dall’esordio di “Hot Fuss” di “Somebody Told Me” tamarra e commerciale al punto giusto da piacere agli alternativi e non, passando per un disco troppo impegnato per le proprie corde, "Sam’s Town" e chiudendo con una raccolta di B-Sides in cui spiccava, solo, “Tranquilize” e quel solo si chiamava Lou Reed.
Ora la nuova puntata si chiama “Day & Age” e stiamo a chiederci “Are We Human o Are We Dancers?”. Uh…no…siamo a chiederci, capolavoro o nefasta cazzata? Bravo il gruppo di Las Vegas a confondere le idee. E bravo soprattutto a piazzare un singolo “Human” che per quanto sia tamarro, molto anni ottanta e molto alla Pet Shop Boys seconda maniera funziona, ti entra in testa e in breve tempo ha accalappiato il suo buon esercito di fan (si suppone questa volta poco alternativi). Non è una novità, la specialità di casa è quella: i singoli. I “The Killers” sparano secco un singolone destinato ad entrare nella storia o meglio dire nelle chart. Poi il resto del disco vive un po’ con il senso di inferiorità nei confronti del primo “nato”.
Pare proprio di vedere tutto ciò anche in “Day & Age”. Disco sufficientemente riuscito, apprezzato con discrezione dalla critica, che può presentare diverse canzoncine riuscite e diversi brani che ti verrebbe voglia di andare a prendere a sberle Brandon Flowers. Essenzialmente l’inizio male non è “Losing Touch”, “Human” (con tutti i suoi ma), “Spaceman” ammiccante e commerciale ma meno tamarra della precedente. Poi anche sforzandoci iniziano ad arrivare brani che lasciano perplessi. “Joy Ride” che già dal titolo fa temere a una cover degli allampanati Roxette, forse era meglio, sembra un brano buono per qualche casinò di Las Vegas dove tutto è artefatto e dove gente con camice sgargianti vaga con bicchieri dai liquidi colorati. Ma la colpa di tutto ciò è l’infausta scelta di inserire una sezione fiati e percussioni. Delirante.
Fatto ciò ne segue pure una ballade, “A Dustland Fairytale” che male non è, ma che sarebbe meglio ascoltarla lontana dalla robaccia appena descritta e poi un’onesta “This Is Your Life”. A seguire un altro brano su cui vale la pena soffermarsi “I Can’t Stay”, una pezzo da resort hawaiano, con tanto di conga buono se i suddetti personaggi di “Joy Ride” decidono di spostarsi al mare a continuare a bere i loro cocktail colorati. Il resto si snoda sereno con parecchie sonorità e synth anni ottanta “Neon Tiger” e soprattutto “The World We Live In” che togliendo la questione gusti personali sono concepite bene. In coda un’ottima ballade dal titolo “Goodnight Travel Well” e un pezzo molto orecchiabile e ben fatto come “Forget About What I Said”.



Tv On The Radio

"Dear Science"



Al primo ascolto uno si chiede se “Dear Science” è una compilation di autori vari. Al secondo capisci che non è così. Al terzo piace. Al quarto ti rendi conto che parlare di un disco così è un gran casino.
Cara scienza non si sa da che parte prenderti. Eterogenea come sei. Facciamo melina, intanto ci pensiamo, parlando del gruppo i “TV On The Radio”. Nati del 2001 dalla folli mente di un certo Tunde Adebimpe nato in Nigeria e vivente a New York e da David Andrew Sitek, un produttore e musicista, il gruppo si espande in numero e comincia la solita trafila di demo e canzoni. Poi nel 2004 primo disco acclamato dalla critica “Desperate Youth, Blood Thirsty Babes” seguito due anni dopo da “Return To Cookie Mountain” altro lavoro che fa il pieno di consensi. Poi nel tardo 2008 arriva “Dear Scienze” che viene acclamato da chiunque entrando nella lista dei migliori dischi dell’anno per Rolling Stones e NME.
E…quindi…”Dear Science”. Un disco che è un immenso mondo variopinto e colorato di generi e stili. Elettronica, indie rock, soul, pop tutti messi insieme con una capacità spiazzante e una semplicità che lo rende secco e sorprendente come uno schiaffo. Pure troppa grazia che quasi li rende antipatici come degli odiosi “primi della classe”.
Nulla da eccepire comunque, I “TV On The Radio” non sbagliano un colpo e una dopo l’altra le canzoni si susseguono che è un piacere.
Già a partire dall’opener “Halfway Home” che col coretto di apertura molto catchy (pa-pa-pa-pa) da l’idea di portarci nel pop più smaccato che ci sia. Invece è la porta di ben 5’31” che apre sul mondo di “Dear Science” con un elettro pop che ci lascia in sospeso in attesa dell’avvenire. E l’avvenire non potrebbe essere migliore con brani come il dolce elettropop di “Criyng” e il mix con l’hip hop di “Dancing Choose” (video in fondo), senza dimenticare l’eleganza di “Stork and Owl” e le reminiscenze vocali alla U2 ("Achtung Baby") presenti in “Golden Age”. Gli spunti interessanti sono tantissimi e per ogni brano bisognerebbe soffermarsi. I “Tv On The Radio” riescono nell’intento di miscelare con intelligenza pezzi più lenti a brani veloci che a volte sono trascinanti come ad esempio il duetto “Family Tree” e “Red Dress”. “Lover’s Day” è l'ottima scelta per la chiusura di un disco che va ascoltato piuttosto che conosciuto sulle varie recensioni.
Miglior album del 2008? Forse un po’ troppo. Sicuramente un disco ottimo che fa ben sperare per un futuro musicale meno clonato e più alla ricerca di nuove sonorità o miscele. Sarà scienza? O Fantascienza?.


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